Renzi e il rimpianto per la scuola: abbiamo speso tre miliardi ma sono tutti arrabbiati

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Alessandro Giuliani , La Tecnica della scuola  19.11.2016

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– Il Governo Renzi ha compiuto mille giorni. Però i più importanti potrebbero essere i primi 15: quelli che porteranno al referendum costituzionale.

Il vero bilancio si farà a seconda dell’esito dell’urna del 4 dicembre. Se uscirà il ‘sì’, infatti, Renzi avrà compiuto il suo capolavoro. Perché avrà portato a termine quella che da tempo definisce la “madre di tutte le riforme”. In caso contrario, se prevarrà il ‘no’, il futuro dell’esecutivo tenderebbe al cupo

“Ma quel voto, non toglie niente a quanto fatto in questi mille giorni”, ha tenuto a dire il premier in conferenza stampa, tenuta a Palazzo Chigi. Renzi può mostrare con i numeri i suoi risultati: da quando Letta gli passò il testimone, nel febbraio del 2014, il Pil è salito dell’1,6%. Inoltre, “il Paese si è rimesso in moto”, dice: “è oggettivo”. “Non siamo ancora soddisfatti e qualcosa non ha funzionato”, come sulla scuola.

La scuola, appunto. Il cruccio di Renzi. Ecco ancora che dice: “ci sono tantissime cose che ho da rimproverarmi ma finalmente c’è un Paese che le cose le fa. Poi mi domando sempre come abbiamo fatto mettendo tre miliardi nella scuola a fare arrabbiare tutti. Evidentemente qualcosa non ha funzionato“.

Ora “nessuno mette in dubbio il fatto che oggettivamente l’Italia si è rimessa in moto”, ha aggiunto il capo del governo.

Qualche ora prima, il premier aveva parlato di scuola durante un seminario di Ap in Senato: “il lavoro che stiamo facendo è quello di attaccare i diplomifici. E chi come voi è da sempre favorevole alla scuola paritaria deve essere il più cattivo nell’attaccare i diplomifici, quelle scuole che hanno il titolo di scuola paritaria ma non lo meritano”, ha sottolineato Renzi.

Per poi aggiungere: “la settimana scorsa per la prima volta siamo andati a mettere in chiaro i numeri veri delle istituzioni scolastiche e al 9% di queste è stata revocata la titolarità di scuola paritaria. Naturalmente vincere il pregiudizio sul servizio pubblico che fanno ad esempio le scuole materne ed elementari è difficile: per lo Stato ove queste scuole smettessero di funzionare sarebbe un problema gigantesco”, conclude.

“Il mio impegno” per le scuole paritarie “è lo stesso di quando abbiamo presentato la legge di Bilancio”, ha assicurato Renzi.

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