Renzi: “La scuola è delle famiglie, non dei sindacati”

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Il capo dell’esecutivo contro lo sciopero del 5 maggio: “Sarebbe assurdo protestare contro un governo
che assume 100mila insegnanti”. Entro quella data il premier scriverà ai professori per spiegare riforma

  la Repubblica, 20.4.2015

protesta18aprile2015

ROMA – Nel giorno del cordoglio per la strage di migranti nel canale di Sicilia, il premier Matteo Renzi, oltre a ribadire il suo no all’ipotesi di blocco navale, è tornato a parlare, in un’intervista a Rtl, dei temi che gli stanno più a cuore: scuola, riforma elettorale e fisco. Scriverà anche una lettera a tutti i docenti italiani per illustrare loro la riforma della scuola.  La lettera, come emerge da una riunione al Nazareno tra il presidente del Consiglio e i parlamentari democratici, dovrebbe essere inviata  prima del 5 maggio, giorno dello sciopero. Entro maggio, poi, i circoli Pd saranno mobilitati per un giorno di informazione sul ddl.

Sulla scuola ha preso di mira i sindacati, che hanno proclamato uno sciopero unitario (il primo dopo sette anni) contro la riforma del governo per il 5 maggio: “Farebbe ridere, se non fosse un giorno triste, scioperare contro un governo che sta assumendo centomila insegnanti. Il più grande investimento fatto da un governo nella scuola italiana”, ha affermato. “Deve essere chiaro che noi non lasceremo la scuola ai sindacati – ha continuato il presidente del Consiglio – la scuola è delle famiglie e degli studenti. Se i sindacati fanno sciopero perché hanno paura che noi gli togliamo il diritto di fare quello che vogliono, fanno bene. Ma non dicano che lo fanno contro un governo che assume e che aumenta gli stipendi”, ha concluso il primo ministro.

Nel corso della riunione al Nazareno sono state anche decise alcune modifiche al testo all’esame della Camera. Una quota delle assunzioni dovrebbe essere riservata agli insegnanti precari inseriti nelle graduatorie di istituto. Mentre il ruolo del preside dovrebbe essere bilanciato dai poteri che verranno riconosciuti al consiglio di istituto del quale fanno parte anche genitori e studenti. Due modifiche su cui il premier non sarebbe stato personalmente d’accordo ma che, riferiscono i parlamentari Pd, ha comunque accettato visto l’orientamento della maggioranza.

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