Renzi vuole fare propaganda elettorale nelle scuole

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Anna Maria Bellesia,  La Tecnica della scuola  4.10.2016

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– La data del 4 dicembre si avvicina e la campagna elettorale si fa cinica e spietata. Renzi sa che sull’esito del referendum costituzionale si gioca non tanto il futuro dell’Italia, come vorrebbe far credere, ma il suo personale. Per questo è assolutamente deciso ad usare ogni mezzo per vincere. E allora avanti tutta con la propaganda governativa in tutte le direzioni. Scuole comprese.

No, non gli interessano i docenti, che ormai gli dimostrano scarsa simpatia. Gli interessano i giovani 18enni, studenti delle superiori, che andranno a votare per la prima volta il 4 dicembre, ai quali ha già elargito il “bonus cultura” da 500 euro per ingraziarseli, proprio come gli imperatori romani si prodigavano nelle liberalitates per carpire il favore della plebe. Il costo dell’operazione è di 290 milioni di euro per lo Stato. A beneficiarne saranno 574mila giovani che diventano maggiorenni nel 2016. Giusto per dare il senso delle proporzioni, per “valorizzare la carriera” di 700mila docenti sono bastati 200 milioni di euro destinati al bonus premiale accessorio di cui alla legge 107/2015.

È chiaro che dal generoso e tempestivo bonus giovani un qualche ritorno Renzi se lo aspetta. Tuttavia i sondaggi riferiscono di un esito testa a testa fra il sì e il no, nonostante i numeri sulla carta diano per contrario alla riforma Renzi-Boschi-Verdini il 70% delle forze politiche. E allora anche i 18enni beneficiati col bonus diventano elettori da conquistare, anzi da andarseli a cercare proprio nelle scuole superiori che frequentano per convincerli che questa è la migliore riforma possibile e per “non lasciarli nelle mani dell’esercito di trolls” che gufano contro.

Noi dobbiamo partire dalle scuole, dai licei, ciascuno si faccia un elenco”, disse il Matteo nazionale il 2 ottobre, rivolgendosi alla scuola di formazione del Partito Democratico. “Entreremo in scuole e licei, i ragazzi devono capire l’importanza del sì”. Forse una boutade delle sue, o più probabilmente la determinazione a giocarsi cinicamente il tutto per tutto.

Ma è giusto pensare di poter entrare nelle scuole per propagandare il sì? Basta dare un’occhiata ai commenti sulla pagina Fb della nostra testata alla notizia del 2 ottobre per capire che aria tira nelle scuole. Sconcerto, ma soprattutto sfida: “venga pure nelle scuole …”. Qualcuno evoca il Minculpop. Qualcuno osserva “e se a suo tempo lo avesse detto Berlusconi?”.

Ci aspettano due mesi di campagna elettorale durissima, con ricorso a colpi di scena e colpi bassi. Ma, se nella visione del premier gli studenti rappresentano un buon bacino elettorale, si spera che dirigenti e docenti abbiano il buon senso di ricordargli che la scuola è e rimane ancora il luogo dell’educazione e della formazione dei giovani finalizzata al loro sviluppo umano, culturale, civile e professionale.

Insomma Renzi vada in Tv, portandosi magari la lavagnetta.

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