Reti di ambito: nascono nel silenzio

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Lucio Ficara,  La Tecnica della scuola  7.7.2016

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– La notizia della formazione delle reti di ambito e scopo, dovrebbe stare al centro dell’attenzione mediatica dell’informazione scolastica.

Eppure se ne sta parlando troppo poco o almeno non si sta comprendendo la rivoluzione che avverrà con la formazione ufficiale delle reti di ambito territoriale. In questi giorni in diversi ATP d’Italia si stanno riunendo per decidere le finalità, gli obiettivi didattici e amministrativi che starebbero alla base della costituzione di queste reti. In buona sostanza si sta attuando l’art.1 comma 70 della legge 107/2015, per cui gli uffici  scolastici  regionali  promuovono,  senza  nuovi  o maggiori oneri per la finanza pubblica, la costituzione di  reti  tra istituzioni scolastiche del medesimo ambito  territoriale. Le reti sono finalizzate alla valorizzazione delle risorse professionali, alla gestione  comune  di funzioni e di attività amministrative, nonché alla realizzazione di progetti o di iniziative didattiche, educative, sportive o  culturali di interesse territoriale, da definire  sulla  base  di  accordi  tra autonomie scolastiche di un medesimo  ambito  territoriale,  definiti «accordi di rete».

La data del 30 giugno 2016 per la costituzione di queste reti è stata considerata non perentoria, tuttavia c’è la raccomandazione del Miur di predisporre tutto entro e non oltre il 1° settembre 2016. Come saranno composte le reti di ambito? In buona sostanza le scuole saranno obbligate ad unirsi in rete e a condividere le proprie risorse umane e finanziarie. Chi guiderà una rete di ambito?Verrà predisposta una conferenza dei dirigenti scolastici della rete e tutte le decisioni didattiche e burocratiche verranno prese da questo nuovo organismo che sarà diretto dal dirigente scolastico della scuola “capofila”. Il dirigente scolastico della scuola capofila della rete di ambito, guiderà la medesima rete per un triennio. Una novità epocale che non mancherà di avere le sue critiche, ma probabilmente anche qualche interessante apprezzamento. Una domanda sorge spontanea: “ come si potrà regolare il contratto collettivo di lavoro del personale scolastico e la contrattazione integrativa d’Istituto, rispetto alla grande novità delle reti di ambito e delle reti di scopo?”. Tutte queste grandi novità, dovrebbero essere riviste da un nuovo testo unico della, da un nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro e da una grande riforma degli organi collegiali. La cosa preoccupante è che mentre tutto cambia, tutto tace e il silenzio diventa assordante.

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