Riforma della scuola: i rischi al Senato

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Preoccupato dei numeri Renzi apre al dialogo. Opposizioni e minoranza annunciano battaglia. Quanto sarà dura dipenderà dal risultato delle Regionali.

Claudia Daconto  Panorama,   21.5.2015

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Quanto sarà alto il livello dello scontro quando al Senato approderà la riforma della scuola, approvata alla Camera con 316 sì, 137 no e un astenuto, dipenderà soprattutto dal risultato delle elezioni regionali che si svolgeranno tra 10 giorni.

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A parte Stefano Fassina che ha chiesto le dimissioni del ministro Stefania Giannini e “minacciato” di andarsene dal Pd, se il testo della riforma non sarà modificato come pretendono insegnati e studenti sindacalizzati, tutti gli altri – incassati alcuni degli aggiustamenti richiesti in particolare sul ruolo del preside e la valutazione dei prof. – hanno evitato, consapevoli dei possibili contraccolpi elettorali, di polemizzare troppo.

3 scenari per il dopo-voto
Se il responso delle urne alle regionali dovesse sancire un 7-0 a favore dei dem, sia la “buona scuola” che la riforma costituzionale avrebbero la strada spianata. Anche nell’eventualità più probabile di ottenere un 6-1 (in Veneto è praticamente scontata la riconferma di Luca Zaia), i nemici interni di Matteo Renzi si ritroverebbero con le armi spuntate. Con la perdita della Liguria riprenderebbero fiato, ma solo se finisse – i sondaggi sembrano escluderlo – con un 4-3, allora per il governo sarebbero guai. Il che non significa che i 22 senatori ribelli non daranno battaglia comunque vada. Anche perché a contare parecchio saranno i dati su affluenza e voti alla lista. Con la prima in ulteriore forte calo e un Pd di molto sotto il famoso 41% delle Europee, gli avversari del premier si convincerebbero che la luna di miele con gli elettori è finita e partirebbero alla carica con slancio e determinazione ancora maggiori.

Alla Camera dissenso in calo
Alla Camera sono mancati i voti di 40 deputati: 12 assenti giustificati, gli altri 28 (tra cui Fassina, Cuperlo, Bersani, Speranza, Epifani) rimasti fuori dall’Aula in segno di dissenso. Già 10 di meno dei 38 che non votarono l’Italicum. In una lettera inviata ai colleghi senatori, li hanno esortati a “ricucire la frattura” con quella parte di “insegnanti, studenti, famiglie che vive la riforma come una ferita”. Nella commissione che da giugno dovrà occuparsi del testo, siedono gli stessi tre senatori rimossi all’epoca dell’Italicum: Tocci, Mineo e Martini. Questa volta, però, non si parla di sostituzioni.

Le possibili modifiche
Il premier è disponibile a ulteriori aggiustamenti. Sa che al Senato dovrà andarci con i piedi di piombo. “La scuola non deve essere più terreno di scontro – ha detto – ripartiamo insieme”. Già alla Camera la minoranza è stata accontentata sul ruolo dei presidi che sul bonus ai professori non decideranno tutto da soli, sugli assunti (dal 2016 dentro anche i 4.200 idonei al concorso del 2012) e sul 5×1000 che è stato stralciato. Al Senato il testo sarà emendato ancora. Intanto gli idonei del 2012 potrebbero non dover aspettare il 2016 per essere assunti. Sulla chiamata diretta da parte dei presidi si potrà tornare a discutere come sulle detrazioni fiscali.

Le proteste della piazza
Il novello anti-Renzi Roberto Speranza ha esortato ad “ascoltare la piazza”. Già lunedì è previsto un incontro tra il ministro Giannini e i sindacati. Poi, nella prima settimana di giugno, quando la “buona scuola” arriverà in commissione al Senato, le porte della Sala Verde di Palazzo Chigi si apriranno di nuovo e stavolta dovrebbe esserci anche Matteo Renzi. La mobilitazione, nel frattempo, resta confermata. Gli scrutini sono salvi, non ci sarà alcun blocco (solo un’ora di sciopero nei primi due giorni), ma le proteste continueranno. Il 5 giugno migliaia di prof e studenti scenderanno in piazza, convocati da Flc Cgil, Cisl, Uil, Fnals, Confsal e Gilda, per una fiaccolata.

La carta del premier
Ma al netto di più o meno grandi aperture al dialogo, il premier ha già in tasca la moneta di scambio più sonante: quell’intervento sulle pensioni (uscita più flessibile), annunciato l’altra sera a “Porta a Porta” e previsto tra ottobre e novembre, con cui è sicuro di poter piegare le resistenze anche dei sindacati più agguerriti e quindi dei suoi avversari interni.

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