Riforma della scuola? No a deleghe in bianco

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di Alessandra Pirozzi,  metro  31.5.2015.  

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Il DDL 2994 prevede all’articolo 22 una o più deleghe che in 18 mesi dovrebbero provvedere al “riordino, alla semplificazione e codificazione delle disposizioni legislative in materia di istruzione”. Lungi dal fornire elementi chiarificatori, il dettato lascia la porta aperta ad innumerevoli e non chiare interpretazioni.

Punto primo, il Governo si riserva la possibilità di gestire assunzione e formazione dei nuovi docenti. All’indomani di un concorso  si parla di un contratto a tempo determinato della durata di 3 anni che, senza indicare la base economica da cui si parte vede una progressione in itinere legata a criteri di valutazione decisi non si sa in base a quali parametri. In questo triennio il docente di scuola superiore deve conseguire un diploma di specializzazione “anche in convenzione con istituzioni scolastiche o  loro reti..” ma a carico di chi? E ancora, nei due anni successivi al conseguimento del diploma, ecco i tirocini formativi e “..la graduale assunzione della funzione docente”. E se al termine dei 3 anni la valutazione non dovesse essere positiva?  Che fine fa il futuro docente? Ma soprattutto se, chi decide il perché la formazione non è andata a buon fine? E come?

Per quanto riguarda l’obbligo di formazione in servizio, a carico di chi saranno i costi? o la card avrà anche questa funzione miracolosa?

Altra nebulosa avvolge la scuola dell’infanzia. Una sia pur attenta lettura della parte ad essa dedicata non ha consentito alla scrivente di capire cosa si intende per “livelli essenziali delle prestazioni della scuola dell’infanzia..”, di capire quali figure siano quelle che affiancherebbero le docenti, ossia il “personale dei servizi educativi per l’infanzia..’ né cosa sostanzialmente manca all’attuale sistema educativo che va dai 3 ai 6 anni e i cui “Orientamenti” hanno fatto scuola. Altra nota dolente il ruolo dell’insegnante di sostegno che parrebbe dover seguire un percorso specialistico destinato probabilmente a trasformarlo più in una figura para-sanitaria che in un docente abilitato a favorire l’inclusione e l’integrazione dell’alunno diversamente abile.

In sintesi il Governo arroga a sé il diritto di entrare, senza confrontarsi con le parti sociali o con i sindacati, in questioni squisitamente pedagogico-didattiche e, soprattutto, di gestire in maniera unilaterale le risorse economiche intese come stipendi da erogare e spese da sostenere per la formazione dei docenti neoassunti e già in servizio, dei dirigenti e del personale tutto.

Alessandra Pirozzi, insegnante

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