Riforma. Il mondo della scuola non vuole ‘decolonizzare l’immaginario’

Orizzonte_logo14

Riforma. Il mondo della scuola non vuole ‘decolonizzare l’immaginario’:
non è questione di resa all’innovazione, ma un secco “no” a riforma scolastica devastante

di  Katjuscia Pitino,  Orizzonte Scuola  28.4.2015

decolonizzare1

Questa volta, con quest’altra storia della Buona Scuola che sta mettendo in crisi lo stesso savoir-faire di interi governi che negli anni addietro hanno puntato su una possibile e realizzabile rivalutazione del sistema di istruzione, senza però scardinare di un punto l’intero impianto democratico-liberale, costituitosi negli anni 70, al prezzo di costose lotte ideologiche ed in nome di una libertà culturale, il trio Renzi-Giannini-Faraone e coda di “presunti sostenitori”, a dire il vero la stanno facendo grossa.

Il Disegno di legge 2994, così come concepito nell’idea di colui che lo ha generato in tal guisa intende porre in essere le radici per una totale e sterilizzante de-costruzione della scuola.

Il netto grido di rifiuto di questa riforma, già di scorcio così claudicante, che non sa trovare nemmeno lei stessa motivazioni edificanti e ragionevoli, tali da condurre ad un sensato cambio di rotta, la dice lunga su questa idea di buona scuola. Così la tabella di marcia proposta dai Sindacati, manifestazioni e scioperi programmati, sono il sintomo evidente che nulla sta andando per il verso giusto. Mentre i cantori della riforma la acclamano, dimostrando a tutti i costi che essa sia veramente cosa buona e giusta, tutto il mondo della scuola sembra, al contrario, rispondere affermando che non vuole a nessun costo “decolonizzare l’immaginario” dal modello di scuola esistente, tanto per utilizzare un’espressione cara a Serge Latouche.

La scuola sta bene così com’è, senza che ci sia il bisogno di essere destituita dal suo ruolo preesistente e ben rodato già da anni di dure lotte, perché decolonizzare, in questo caso, significherebbe cedere il passo ad un’altra colonizzazione più forte ed altamente sferzante: alla mannaia dell’imperialismo dirigenziale, al rigido verticismo ministeriale, alle insulse esternazioni della cerchia ristretta dei docenti, scelti non si sa come e attraverso quali supremi criteri di efficienza che farebbero il bello e il cattivo tempo della scuola e in ultimo alla parola taciuta che da sempre significa, in ogni caso, soffocamento della libertà e che nella scuola si tradurrebbe nella prigionia e presto nella morte della libertà di insegnamento.

Il momento storico e sociale che il nostro Paese sta vivendo non ha bisogno di un’igiene scolastica del tipo che faccia tabula rasa proprio di tutto, non esistono infatti giustificazioni assennate che portino ragionevolmente a credere che questa Buona Scuola così com’è stata pensata, rappresenti la pozione magica e la cura di tutti i mali della scuola pubblica, così come ostinatamente si vuole far credere.

Si percepisce che le sedicenti innovazioni positive del testo di riforma sono solo un abbaglio e lasciano trasparire una rivoluzione gattopardiana, poiché in certi ambiti nulla si innova e non si fa altro che proporre sotto altre parole e falsi arzigogoli, ricette riformulate e già consolidate da tempo oltre che alla smisurata e dichiarata crescita dei privilegi di una sola categoria, la pseudo-classe dirigenziale che negli ultimi tempi è stata peraltro (vedi i vari ricorsi amministrativi) oggetto di accurata e misteriosa selezione e che ora, nell’ottica renziana, dovrebbe essere al comando della Buona scuola, addirittura con un aumento spropositato dei poteri, tanto da essere posta nelle condizioni di creare la sua magnifica corte risollevando le sorti del nostro sistema scolastico. Nessuno mai aveva pensato a tanta provvidenza e nessuno osa pensare che in fondo anche questo potere accresciuto non sia altro che un modo infido di arginare il pericolo di istituire il ruolo unico dei dirigenti scolastici.

Ma da dove arriva tanta espertologia riformista che intende sanare anche ciò che è sano facendo credere che tutto sia malato?

In nome della primigenia autonomia e del suo Regolamento che negli anni ne ha dato magnificamente attuazione, e contro questa falsa decolonizzazione della scuola tradizionale a vantaggio di un’altra più pericolosa, contro il miraggio di questa Buona scuola, ci si chiede quale sarà la fine della libertà di insegnamento, del pluralismo culturale, della responsabilità didattica, organizzativa, di ricerca e sperimentazione, della realizzazione degli interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, del successo formativo degli alunni e studenti, dei diritti del personale, che in questa maniera diventeranno solo assoluti doveri, della collegialità, dell’imparzialità e della trasparenza della pubblica amministrazione, del famigerato contratto del comparto scuola che da anni ammuffisce e sembra ormai diventato solo un inutile orpello dell’immaginario collettivo ?

Ottusamente, si vuole dire addio a tutto questo? Utopisticamente siamo nelle condizioni sociali di dover ancora credere che questa sia la Buona scuola e che tutto andrà meglio di prima? A queste condizioni piace essere reazionari e corporativi ed esigere solo da questo Governo che giustizia sia fatta in nome dei precari, come peraltro docet una sentenza della Corte di Giustizia europea, che non si potrà eludere. La Buona scuola che già esiste è in grado di volere solo questo con tutta la razionalità possibile.

Se tutto dovesse andare in porto ci sono ‘ragionevoli ragioni’ per credere, in questo caso, secondo la Legge di Murphy, che “se qualcosa può andar male lo farà” o nell’Osservazione di Peter che a volte “la supercompetenza è peggio dell’incompetenza”. Allora viene da concludere citando un passo tratto da Latouche “resistenza e dissidenza con la testa, ma anche con i piedi. Resistenza e dissidenza come atteggiamento mentale di rifiuto e come igiene di vita. Resistenza e dissidenza come atteggiamento concreto per tutte le forme di auto-organizzazione alternativa”, ergo resistenza e dissidenza contro la pseudo Buona scuola.

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

webmaster: Fabio Barina



Sito realizzato da Venetian Navigator 2 srl