Riforma pensione: quota 96 e donne fuori dalla Legge di Stabilità 2016

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di Lucrezia Di Dio  Orizzonte Scuola,  12.11.2015.  

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Continua il confronto tra il presidente dell’Inps Tito Boeri e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti sulla riforma pensioni e su possibili cambiamenti da apportare alla Legge Fornero.

Anche se il confronto rischia di trasformarsi in uno scontro viste le critiche sotto il profilo istituzionale ricevute dalla proposta del presidente dell’Inps sia dalla maggioranza che dall’opposizione.

Ma cosa ne pensa Poletti delle proposte di Boeri? La pensione anticipata a 63 anni e 7 mesi con una penalizzazione, il reddito minimo agli over 55 anni senza lavoro, i tagli alle pensioni d’oro e il ricalcolo contributivo di tutte le pensioni, a detta del ministro del Lavoro, non sarebbero coerenti con la pensione flessibile e con le attuali norme inserite nella Legge di Stabilità 2016.

Ovviamente qualsiasi decisione in ambito riforma pensioni spetterà all’esecutivo e quelle del presidente dell’Inps solo ipotesi che potrebbero dare un suggerimento al governo sulle varie strade da intraprendere.

Il governo intanto sta decidendo su quali misure inserire nella Legge di Stabilità 2016, che avranno quindi effetto immediato, e quali rimandare ad un secondo tempo da applicare in tempi successivi e soprattutto compatibilmente con la situazione finanziaria dell’Italia.

Tra tutte le proposte avanzate fino ad oggi però, quelle che spiccano sono le grandi assenti:  una misura volta al pensionamento dei quota 96 della scuola e una misura che tuteli le donne. Le due misure dovrebbero essere entrambe volte al personale docente e non docente delle scuola permettendo ad essi di poter fruire di quanto gli fu negato dalla Riforma Fornero, ovvero la possibilità di accedere alla pensione con i requisiti anagrafici e retributivi della normativa previgente. Per quel che riguarda le donne, ed in particolare per il personale docente femminile che rappresenta quasi l’80% di quello in servizio, in nessuna delle proposte viene considerata l’ipotesi di rivedere l’età anagrafica richiesta per accedere alla pensione di vecchiaia, ovvero 66 anni e 7 mesi, un’età che soprattutto nella scuola dell’infanzia e in quella primaria sembra essere incompatibile con il servizio richiesto.

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