Riforma Pensioni. Due strade per l’uscita anticipata

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di Vittorio Spinelli,  PensioniOggi,  22.10.2016

– Quattro categorie di lavoratori avranno diritto all’APE Agevolata e all’accesso alla pensione anticipata a partire da 41 anni di contributi. 

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Due canali di uscita anticipata rispetto alle norme Fornero per quattro categorie di lavoratori meritevoli di una particolare tutela. E’ questo il piano che il Governo proporrà ufficialmente nei prossimi giorni al Parlamento con la legge di bilancio. In attesa di conoscere i dettagli la misura centrale sarà il prestito previdenziale erogato da banche ed assicurazioni che andrà sotto l’acronimo di APE (anticipo pensionistico). Si tratta di un progetto rivolto a tutti i lavoratori iscritti a forme pubbliche di previdenza obbligatoria con almeno 63 anni con 20 anni di contributi ai quali non manchino più di 3 anni e 7 mesi alla maturazione di una pensione di vecchiaia. La somma anticipata dovrà essere restituita nell’arco dei venti anni successivi al conseguimento della pensione attraverso un prelievo mensile sull’assegno.

Accanto a questa misura sarà introdotto un trattamento assistenziale (ape sociale) di importo sino a 1.500 euro mensili che accompagnerà alla pensione alcune categorie di lavoratrici e lavoratori ritenuti in condizioni di difficoltà, sulla base di requisiti quali lo stato di disoccupazione (e assenza di reddito), la gravosità del lavoro (pesante o rischioso ) per la quale la permanenza al lavoro in età più elevata aumenta il rischio di infortunio o di malattia professionale, le condizioni di salute, i carichi di lavoro di cura legato alla presenza di parenti di primo grado conviventi con disabilità grave.

L’intervento nei confronti di queste categorie di lavoratori dovrebbe essere, pertanto, interamente a carico dello stato con la conseguenza che costoro non subiranno alcun riflesso negativo sull’importo del reddito pensionistico futuro. A differenza dei lavoratori che si finanzieranno sul mercato con l’APE volontario. Resta ferma la possibilità di farsi anticipare un ulteriore importo rispetto al sussidio erogato da restituire poi una volta maturata la pensione. Per l’accesso all’APE agevolato il Governo ha chiarito per ora che valgono gli stessi requisiti previsti per l’ape volontario ad eccezione del requisito contributivo che viene portato da 20 a 30 anni che diventano 36 per il lavoro gravoso.

L’esecutivo introduce poi un canale di uscita a 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica, nei confronti di quei soggetti che hanno lavorato prima dei 19 anni (dunque tra il 14° ed il 18° anno compreso), per almeno di 12 mesi in modo effettivo, anche non continuativi. Dunque con uno sconto potenziale pari a 10 mesi per le donne e di un anno e 10 mesi per gli uomini rispetto agli attuali requisiti per la pensione anticipata (41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini). Ma per poter entrare nella cd. quota 41 l’accordo prevede che l’interessato appartenga ad almeno uno dei quattro seguenti profili: a) risulti disoccupato senza ammortizzatori sociali; b) versa in condizioni di salute che determinano una disabilità; c) risulti occupato in alcune attività particolarmente gravose; d) sia impegnato in lavoro di cura legato alla presenza di parenti di primo grado conviventi con disabilità grave. Si tratta, in definitiva delle stesse categorie dei lavoratori previste per l’APE agevolato: quindi essi potranno scegliere qualora ne ricorrano le condizioni, l’ipotesi più favorevole.

Nei prossimi giorni saranno definiti nel dettaglio i beneficiari. Per quanto riguarda i disoccupati si richiederà verosimilmente la cessazione del rapporto di lavoro ed il contestuale esaurimento degli ammortizzatori sociali; per i secondi già è stato precisato che si farà riferimento ad un grado di invalidità superiore al 74%; per il lavoro di cura sarà sufficiente, probabilmente, aver fruito dei permessi di cui all’articolo 33, co. 3 della legge 104/1992 oppure del congedo straordinario biennale di cui all’articolo 42, co.5 del Dlgs 151/2001; mentre è ancora da comprendere l’esatta individuazione delle attività usuranti e gravose.

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