Riforma, Renzi prova a blindarsi

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Lavori sospesi in attesa dei pareri della Bilancio. Resta il nodo politico della minoranza.
In commissione istruzione fuori Di Maggio e Mauro

di Alessandra Ricciardi,  ItaliaOggi  16.6.2015.  

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Fuori Salvatore Tito Di Maggio. E porte sbarrate a Mario Mauro. Un colpo doppio, quello assestato ieri, in nome dell’equilibrio di rappresentanza, in commissione cultura al senato, che rafforza la maggioranza in vista del difficile passaggio della riforma della scuola. La commissione presieduta da Andrea Marcucci ha sospeso i lavori, avviati sugli articoli 1 e 3 del disegno di legge, in attesa del parere della Bilancio sui nuovi emendamenti dei relatori. Se tutto andrà bene, riprenderanno le votazioni con la seduta di stasera. Uno stop tecnico, che in verità fa gioco a governo e Pd, ancora a caccia di una soluzione sui temi scottanti della riforma, poteri dei dirigenti scolastici in primis.

È stato il presidente del senato, Pietro Grasso, a chiedere che non fosse più Di Maggio, passato con i fittiani, a sostituire il sottosegretario Angela D’Onghia, e che il gruppo di Gal procedesse alla sua sostituzione in commissione indicando un rappresentante in quota maggioranza. Il senatore subentrante è Michelino Davico, ex sottosegretario leghista. Resta fuori Mauro, che pure aveva fatto richiesta sempre per Gal. La motivazione? Il gruppo è lo stesso, ma Mauro è passato a votare dichiaratamente con l’opposizione. «Grasso non mi vuole in commissione…è una posizione strumentale«, attacca Mauro, che ricorda come il suo voto contrario in prima commissione abbia mandato sotto il governo proprio sul ddl di riforma della scuola circa i requisiti di costituzionalità. Intanto è entrata nella VII anche la senatrice del gruppo Misto, Maria Mussini, su richiesta della capogruppo del Loredana De Petris di avere un altro componente del Misto nell’organismo parlamentare. Siccome nei giorni scorsi era già arrivata in quota maggioranza la dem Maria Paola Merloni, è stato così possibile «rimpinguare» anche le file dell’opposizione. Ora il rapporto tra maggioranza e opposizione in commissione, come dichiara la stessa De Petris, «è di 15 a 12». Una maggioranza che però deve scontare la presenza nel Pd di due esponenti della minoranza dem, Corradino Mineo e Claudio Tocci. Che se dovessero votare no manderebbero a sbattere il governo. Con conseguenze che non escludono la fine anticipata del mandato dell’esecutivo.

Una posta in gioco troppo alta per non cautelarsi. Se ne è parlato nei giorni scorsi in un incontro tra i maggiorenti del gruppo dem e il ministro dei rapporti con il parlamento, Maria Elena Boschi, ed è tornata a risuonare l’ipotesi di una sostituzione dei dissidenti. Stamane è in calendario una riunione del gruppo dem, con il capogruppo Luigi Zanda che rifarà l’appello al senso di responsabilità di ciascuno. «Nella sostanza non si registra nessun passo avanti verso le obiezioni di fondo fatte da noi, dalle opposizioni e anche dal mondo della scuola», spiegava ieri al termine della commissione l’intransigente Mineo, «e cioè sganciare dal provvedimento le assunzioni e prevedere una valutazione dei docenti fatta da persone super qualificate… Credo che un atto di generosità da parte del governo non significhi far saltare il progetto di legge». Il nodo politico non è sciolto.

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