Riforma scuola, Bersani: con qualche ritocco, al Senato felicissimi di votare

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L’ex segretario Pd: «Per un buon esito della riforma, bisogna discutere,
non mettere la fiducia». I problemi aperti: poteri del preside e discriminazioni tra precari.

di A. D. G.  Il Corriere della Sera  21.5.2015

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«Con qualche correzione ancora al Senato tutti saranno felicissimi di votare». Così Pier Luigi Bersani sul passaggio al Senato del ddl Scuola chiedendo di stare «al merito della questione, tutti vedono i problemi aperti: poteri del dirigente scolastico, discriminazioni tra precari».

«No fiducia»
Per un buon esito della riforma della scuola, secondo l’ex segretario «bisogna discutere», non mettere la fiducia: «Se si vuole correggere qualcosa non ci vuole molto tempo». «La discriminazione irrazionale tra precario e precario lascia una ferita molto profonda, difficile da spiegare e da motivare», aggiunge Bersani per il quale in gioco «non c’è nient’altro che il merito della questione», la durata dell’esecutivo non c’entra.

Al Senato
Ora il provvedimento, approvato mercoledì alla Camera con 316 voti a favore, 137 contrari e un astenuto – tra cori di dissenso partiti dai banchi di Sel e al quale non ha partecipato la sinistra del Pd – va a Palazzo Madama. Dove il ministro Giannini ha escluso che verrà posta la fiducia: «I tempi che abbiamo immaginato, se rispettati, non richiedono questo strumento», ha detto giovedì mattina. Ma continueranno le proteste che hanno scortato tutto l’iter e che si sono fatte sentire fino all’ultimo minuto, con prof e studenti in piazza a urlare il loro no alla riforma mentre a Montecitorio si votava.

La protesta
E il livello dello scontro pare destinato a salire. I sindacati della scuola, che hanno in agenda un incontro con il ministro Giannini per lunedì, si sono incontrati e hanno deciso, oltre a iniziative sul territorio e a una fiaccolata il 6 giugno, lo sciopero di un’ora nelle prime due giornate degli scrutini programmati nelle classi intermedie, «nel rispetto delle norme, delle famiglie e degli studenti». Per loro, le modifiche apportate al ddl sono «solo ritocchi», un’operazione di maquillage (a parte lo stralcio del 5 per mille) che non basta certo a placare gli animi.

I numeri
La querelle d’altronde è già iniziata, nell’Aula del Senato, scatenata dalla composizione della commissione Istruzione del Senato, in vista dell’avvio dell’esame del testo sulla scuola. La capogruppo del Misto, Loredana De Petris (Sel), ha criticato la decisione del presidente del Senato, Pietro Grasso, di rifiutare lo spostamento della senatrice Maria Mussini dalla commissione Giustizia all’Istruzione. La presidente di turno, Linda Lanzillotta, ha richiamato un parere della Giunta del regolamento che attribuisce al presidente del Senato la distribuzione dei senatori eccedentari nelle Commissioni. La questione ha scatenato il dibattito tra maggioranza e opposizione. «Gravissimo», commentano i parlamentari del M5S delle commissione Cultura Camera e Senato, che già ieri avevano promesso «un Vietnam» a Palazzo Madama. «Al Senato non sono ancora cominciati i lavori sul ddl Scuola e già la maggioranza gioca sporco» L’equilibrio dei numeri tra maggioranza e opposizione è sul filo in diverse Commissioni del Senato.

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