Riforma scuola, stralciato il 5×1000 Il governo media con la minoranza Pd

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Potrà essere riproposto nella legge di stabilità. Voucher da 500 euro
per l’aggiornamento dei prof. Disco verde agli sgravi per le paritarie

di Antonella De Gregorio,   Il Corriere della Sera  19.5.2015

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Card di 500 euro per l’aggiornamento dei prof, bonus (200 milioni l’anno) per valorizzare gli insegnanti, limite di 36 mesi per i contratti di supplenza, detrazione (per un massimo di 400 euro all’anno per studente) delle rette per la frequenza delle scuole paritarie di ogni ordine e grado. Al terzo giorno di votazioni, il ddl di riforma della scuola Giannini-Renzi, con una raffica di sì, è quasi arrivato al traguardo alla Camera. Manca una manciata di articoli e pare sia stato trovato il modo anche per superare l’empasse dell’articolo 10 (quello sulle assunzioni) accantonato lunedì. La maggioranza non ha mollato e ha tirato dritto, con buona pace di chi anche oggi ha protestato davanti a Montecitorio e non solo. Il governo ha però ceduto sul «cinque per mille», capitolo che ha sollevato non poche polemiche e la preoccupazione del Forum del terzo settore per l’estensione della platea dei beneficiari. L’articolo 17 che trattava la materia è stato stralciato dal ddl come avevano chiesto le opposizioni. Questione espunta dunque e rinviata – come ha spiegato in Aula il ministro Giannini – a un successivo provvedimento che affronti temi di natura fiscale.

Confronto nel Pd

Dopo la seduta di lunedì in cui i deputati hanno approvato gli articoli 8 sull’organico dell’autonomia e il contrastato articolo 9 sulle nuove competenze del dirigente scolastico, ci si è fermati davanti al 10 (che prevede il piano straordinario delle assunzioni) e all’11 (correlato). «Manca ancora il parere della commissione bilancio», ha spiegato la relatrice di maggioranza Maria Coscia (Pd). Via libera all’articolo 12 (formazione e aggiornamento dei docenti) e al 13, che introduce dal 2016 un bonus per la valutazione del merito dei prof. Approvati il 14, che pone limiti ai contratti di supplenza; il 15 sul personale in distacco, il 16 che istituisce il portale unico dei dati della scuola (327 sì, 89 no e 16 astenuti). Poi Coscia chiede di accantonare l’articolo 17, relativo all’assegnazione del 5 per mille: «Si attendono ulteriori pareri della commissione Bilancio della Camera». Dopo un confronto dentro il Pd, la norma viene stralciata. Manca la copertura finanziaria: se ne potrà riparlare nella legge di stabilità, hanno stabilito governo e maggioranza. E il 5 per mille «rimarrà uno strumento dedicato esclusivamente al volontariato», ha spiegato soddisfatta Donata Lenzi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali e prima firmataria dell’emendamento che sopprime la norma.

School bonus e sgravi per le scuole paritarie

Respinta la richiesta di Sel di accantonarli, arriva l’ok anche per gli articoli 18 (school bonus) e 19 (detraibilità delle spese sostenute per la frequenza scolastica negli istituti paritari). Il primo prevede un credito d’imposta del 65% per il biennio 2015 e 2016 e del 50% per il 2017 per chi effettua erogazioni liberali in denaro per la realizzazione di nuove scuole, manutenzione e potenziamento di quelle esistenti, sia statali che paritarie: («tutti possono contribuire al miglioramento della scuola», twitta Giannini). Mentre il 19 passa dopo un dibattito a tratti acceso, con il sì anche di Forza Italia, con Fassina che ha votato contro. No anche da Sel e M5S.

Formazione

Senza scossoni è passata la «card» per «l’aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado» (art. 12): un voucher da 500 euro all’anno per ogni docente, da utilizzare per l’aggiornamento professionale attraverso l’acquisto di libri, testi, strumenti digitali, iscrizione a corsi, l’ingresso a musei, mostre ed eventi culturali. La formazione in servizio diventa obbligatoria e coerente con il Piano triennale dell’offerta formativa della scuola e con le priorità indicate dal ministero.

Il merito

Con l’articolo 13 viene istituito il fondo di valorizzazione del merito dei docenti. Per la copertura del bonus, che sarà assegnato dal dirigente scolastico, sulla base dei criteri indicati dal Comitato per la valutazione, saranno stanziati 200 milioni di euro. Verranno premiati gli insegnanti che contribuiranno al miglioramento complessivo della scuola, la qualità dell’insegnamento, la capacità di utilizzare metodi didattici innovativi.

Supplenze

L’articolo 14 disciplina le supplenze, recependo, in sostanza, una sentenza della Corte di giustizia Europea che ha dichiarato la normativa italiana in relazione all’uso dei contratti a tempo determinato per il personale della scuola non conforme all’accordo quadro comunitario sul lavoro. I contratti di docenti e personale Ata per la copertura dei posti vacanti e disponibili non potranno superare i 36 mesi ed è confermato che la norma non sarà retroattiva: i tre anni decorreranno dall’entrata in vigore della riforma. È previsto anche un fondo di 20 milioni da distribuire negli anni 2015 e 2016 per il risarcimento dei danni causati dalla reiterazione di contratti a termine per oltre 36 mesi, anche non continuativi, su posti vacanti e disponibili. Ancora via Tweet, il ministro commenta: «art. 14 #labuonascuola fissa limite a contratti a termine, no a nuovo precariato da ora si entra per concorso». L’articolo 15 prevede per il personale docente, educativo, amministrativo, tecnico o ausiliario in posizione di comando, distacco o fuori ruolo «di poter transitare nei ruoli dell’amministrazione di destinazione, valutate le esigenze organizzative». E poi il 16, che Davide Faraone saluta così: «Ok @Montecitorio art16 #labuonascuola:open data a comunità scolastica per decidere. A scuole e a @MiurSocial trasparenza e responsabilità». Via libera in serata anche all’articolo 6, accantonato venerdì scorso, sugli istituti tecnici.

Manifestazione di piazza

Mentre anche martedì circa duecento persone si sono radunate attorno a Montecitorio per manifestare il proprio dissenso, il «popolo del 5 maggio», sindacati in testa, resta in attesa di un confronto con il ministro Giannini e il presidente del Consiglio Matteo Renzi per ulteriori modifiche al testo sui temi caldi, poteri dei dirigenti e piano assunzioni in primo luogo. Proteste che il premier dice di «non aver sottovalutato». Anzi, parlando a Porta a Porta aggiunge: «Non avevo sottovalutato gli insegnanti, ero certo che sulla scuola ci sarebbe stata una manifestazione di piazza fortissima. No, non ho frenato ma non sono stato bravo a comunicare la riforma».

Verso l’approvazione

Con qualche ritocco, la riforma della scuola si avvia dunque verso l’approvazione. Alla Camera il governo ha potuto contare sul sostegno della sua maggioranza, con defezioni nella minoranza del Pd molto più contenute che per la legge elettorale, e mercoledì dovrebbe ottenere l’approvazione in prima lettura, prima che il provvedimento passi al Senato. «Il cardine della riforma è stato confermato pienamente anche nei punti più caldi», ha commentato il ministro. La presidente della Camera, Laura Boldrini, ha nel frattempo comunicato che mercoledì alle 11,30 inizieranno le dichiarazioni di voto finale. Poi la parola passerà al Senato e nuovamente alla Camera in caso di modifiche a Palazzo Madama.

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