#riformabuonascuola, si può cambiare ma l’autonomia non si tocca

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   La Tecnica della scuola  Lunedì, 27 Aprile 2015

Lo ha scritto Matteo Renzi ai segretari dei circoli Pd: siamo aperti e pronti all’ascolto. Ma un punto deve essere chiaro: la scelta dell’autonomia è decisiva. La scuola non deve essere nelle mani dei sindacati, ma dei professori, delle famiglie, degli studenti. Cresce così il timore tra gli addetti ai lavori che ciò si traduca nell’assegnare più potere ai presidi in fatto di gestione di risorse e scelta del personale.

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Sulla #riformabuonascuola, il Governo è aperto ai miglioramenti. Però un punto non si tocca: l’autonomia delle scuole. A dirlo, confermando la linea dell’Esecutivo, è stato il premier Matteo Renzi in una lettera ai segretari dei circoli Pd.

“Il nostro disegno di legge può essere migliorato ancora. Siamo aperti e pronti all’ascolto. Ma un punto deve essere chiaro: la scelta dell’autonomia è decisiva”, ha scritto il presidente del Consiglio a seguito delle proteste in atto contro il ddl in questi giorni all’esame dei parlamentari di competenza della Camera.

La risposta di Renzi è secca: cambiare le regole, incentivando l’autonomia, “significa che la scuola non deve essere nelle mani delle circolari ministeriali e dei sindacati, ma dei professori, delle famiglie, degli studenti. Grazie alle scelte del Pd in Parlamento – rivendica il premier – per la prima volta dopo anni ci saranno più soldi per le scuole e per l’edilizia scolastica, si torna ad assumere e si faranno di nuovo i concorsi, i professori avranno più risorse per la loro formazione, il merito dovrà essere valutato in modo puntuale e dagli asili nido al diritto allo studio il sistema educativo sarà più giusto”.

Il passaggio principale delle ultime dichiarazioni di Renzi, però, rimane sempre lo stesso: c’è da capire cosa significa avere maggiore autonomia. Tra gli addetti ai lavori si teme che ciò si traduca nell’assegnare maggiori poteri a chi gestisce le risorse e, probabilmente, anche i nuovi insegnanti. Quindi la riforma potrebbe davvero conferire più discrezionalità ai dirigenti scolastici. Insomma, ad oggi, anche se qualche modifica è stata apportata (sul fronte degli organi collegiali, che continueranno a dire la loro nella gestione degli istituti), sulla discussa norma che porterebbe i presidi-sceriffi (per dirla con la Gilda) il Governo non sembra proprio voler fare marcia indietro.

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