Riformare la Fornero: se non ora quando?

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Anna Maria Bellesia,  La Tecnica della scuola  8.1.2016.  

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Alcuni dati economici diffusi nella prima settimana dell’anno inducono a pensare che sarebbe ora di rimettere mano alle pensioni e alla legge Fornero. Riforma sollecitata da più parti, ma sulla quale il Governo ha fatto orecchie da mercante, anzi non ha voluto toccare neppure gli automatismi che dal 2016 porteranno ad ulteriori peggioramenti.

Gli argomenti da collegare sono: l’andamento dell’occupazione, la difficoltà dei giovani anche laureati a trovare lavoro, la percentuale di chi il lavoro va cercarlo all’estero, la diminuzione dei pensionamenti.

Gli ultimi dati forniti dall’Istat ci dicono che la disoccupazione è ai minimi rispetto al 2013, essendo scesa all’11,3%, tanto da far subito twittare gioiosamente Renzi “L’Italia riparte e il Jobs act funziona”. Purtroppo è una tecnica di comunicazione politica più che una buona notizia.

Leggiamo bene i dati dell’Istat: la diminuzione della disoccupazione negli ultimi mesi è da zero virgola. La stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni invece rimane stabile e il tasso di disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni è tuttora del 38,1%. Nell’eurozona è mediamente del 22,5%. Le persone in cerca di lavoro in Italia a fine 2015 risultavano essere quasi 3 milioni.

Nei giorni scorsi inoltre, sono stati diffuse le statistiche di Eurostat riferite al 2014: nella fascia tra i 30 e i 34 anni, i laureati in Italia sono il 23,9%, a fronte del 37,9% della media Ue. E fra questi, a tre anni dalla fine degli studi, solo il 53% lavora. È il dato peggiore della Ue dopo la Grecia. Dati che dovrebbero far riflettere seriamente piuttosto che twittare allegramente.

Sempre nel 2014, le persone tra i 20 e i 34 anni uscite da un percorso formativo e occupate erano appena il 45%, contro il 76% medio in Europa. In Germania si arriva al 90%, nel Regno Unito all’83,2%.

Si capisce perché continua ad aumentare il numero dei giovani che vanno all’esteroper trovare un lavoro. Negli ultimi due anni, la percentuale ha avuto una crescita del 34%. Nel 2014, più di 90mila italiani, prevalentemente under 40, hanno lasciato l’Italia con destinazione soprattutto Regno Unito, Germania e Svizzera.

Renzi su questo tace. Ma il fenomeno preoccupa dal punto di vista sociale ed incide molto negativamente sulla spesa pubblica. In pratica, il sistema educativo italiano spende per formare i giovani, che poi portano il frutto delle loro capacità e competenze in altri Paesi. Secondo una inchiesta elaborata da Repubblica sulla base di dati Ocse e sui numeri del flusso, dal 2008 al 2014 è emigrato all’estero un gruppo di italiani la cui istruzione è costata allo Stato 23 miliardi di euro.

Sulla difficoltà crescente per i giovani di trovare lavoro hanno influito sia la crisi economica sia il progressivo innalzamento dell’età pensionabile stabilito dalla legge Fornero. Diminuiscono infatti i pensionamenti. Nel 2014, sono stati 134mila in meno rispetto all’anno precedente (dati Istat).

Insomma è evidente che la situazione non va. La riforma delle pensioni fatta dal governo Monti è stata una pesantissima manovra finanziaria “lacrime e sangue”, finalizzata unicamente a ridurre le spese previdenziali. Con un duplice effetto negativo: l’aumento insostenibile dell’età pensionabile mentre i giovani restano disoccupati o trovano lavoretti temporanei e non maturano i contributi necessari alla loro vecchiaia.

Dal 2016 scatteranno inoltre le nuove penalizzazioni, sempre previste dalla legge Fornero, che l’attuale Governo si è guardato bene dal modificare. Per tutti la vita lavorativa aumenterà di 4 mesi. Le donne del settore privato resteranno al lavoro 22 mesi in più, mentre quelle del settore pubblico andranno in pensione di vecchiaia a 66 anni e sette mesi. Nel 2016 scatteranno anche i nuovi coefficienti di trasformazione del “montante contributivo”. In pratica il calcolo è svantaggioso e l’importo sarà inferiore.

In una situazione del genere, la priorità sarebbe quella di rimettere mano alla legge Fornero, cosa che finora Renzi non ha ritenuto affatto prioritaria, sperando di incassare maggiore successo elettorale alle prossime amministrative con l’abolizione delle tasse sulla casa.

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