Ruolo unico della dirigenza pubblica. E i dirigenti scolastici?

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TuttoscuolaNews,  n. 697 del 15.6.2015.

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La legge di riforma della Pubblica Amministrazione, in discussione alla Camera per l’approvazione definitiva dopo l’ok del Senato, prevede all’art. 9 la delega al Governo per il riordino della dirigenza pubblica e della valutazione del rendimento degli uffici pubblici.

Con la nuova norma essere dirigente vuol dire in sostanza semplicemente avere un incarico dirigenziale. L’incarico dura quattro anni e può essere rinnovato al massimo per un biennio poi si torna alla selezione del più adatto.

È prevista l’istituzione del ruolo unico della dirigenza pubblica con “esclusione dai suddetti ruoli unici della dirigenza scolastica, con salvezza della disciplina speciale in materia di reclutamento e inquadramento della stessa”.

L’esclusione dei dirigenti scolastici dal ruolo unico dei dirigenti pubblici consente, come avviene oggi, che a questo ruolo non si possa accedere dall’esterno bensì soltanto dal comparto scuola (docenti).

Nessuna parte della delega al Governo prevede in qualche modo per i dirigenti scolastici un trattamento giuridico ed economico assimilabile a quello della dirigenza pubblica. Si tratta di una carenza non comprensibile, soprattutto se si considera il nuovo carico di responsabilità che verrà ad aggiungersi alla funzione per effetto della riforma della Buona Scuola.

Circa un anno fa abbiamo messo a confronto le responsabilità amministrative che gravano sulla dirigenza pubblica e su quella scolastica. La riproponiamo qui.

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