Sarà pure Buona Scuola 
ma boccia i meritevoli

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Il governo assume centomila docenti precari. 
Ma non i seimila
che hanno vinto un concorso. 
Una decisione irrazionale e contro la Costituzione

di Michele Ainis, l’Espresso 17.5.2015

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C’è una parolina che fa sempre vibrare l’ugola ai politici italiani, di destra e di sinistra, di centro e di lato: il merito. La declamano in tutte le interviste, la infilano nei programmi di governo, e su quella parola promettono d’edificare una società più giusta, più “meritocratica”. Dopo di che si chinano sulle loro scrivanie, vergano leggi e decreti, e puntualmente il merito genera il trionfo del demerito.
Un delitto, oltre che un inganno. Perché quella parola riassume la rivoluzione dei talenti iscritta nella Déclaration del 1789: «I cittadini sono ugualmente ammissibili a tutti gli incarichi e impieghi pubblici secondo le loro capacità, e senza altra distinzione che quella delle loro virtù e dei loro talenti». E perché il merito risuona nell’articolo 97 della nostra Carta, dove si prescrive la regola aurea del concorso per accedere agli uffici dello Stato. Un antidoto contro i favoritismi, disse Terracini alla Costituente: vince il più bravo, non l’amico dei padroni. Applicando peraltro una lezione che risale a Bentham, nonché al suo allievo John Stuart Mill: la procedura concorsuale assicura la scelta dei migliori, soddisfa il principio d’eguaglianza, garantisce l’imparzialità dell’amministrazione.
Ma tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo una leggina. O una leggiona, come quella sulla Buona Scuola battezzata dal governo. Promette l’assunzione di 100 mila precari, però lascia a piedi gli unici che uno straccio di concorso l’avevano davvero superato: 6300 povericristi, gli idonei del concorso del 2012. Un concorso bandito 13 anni dopo quello precedente, e fra i più selettivi, dato che lo passò il 7% appena dei 321 mila candidati. Senza considerare che per legge la graduatoria resta valida un triennio, tanto che l’anno scorso migliaia di idonei sono già stati immessi in ruolo. Stavolta, viceversa, viene cancellata pur avendo parzialmente esplicato i propri effetti, e pur non essendosi esaurito il suo arco di validità temporale.
Diceva Kirchmann, giurista prussiano dell’Ottocento: «Un tratto di penna del legislatore e intere biblioteche vanno al macero». Con la Buona Scuola il gabinetto Renzi accende un falò anche sui repertori di giurisprudenza, poiché il Consiglio di Stato (sentenza n. 14 del 2011) ha sancito il buon diritto degli idonei a ricoprire il posto, sempre che l’amministrazione decida d’allargare i ranghi. Ora lo fa, con una maxisanatoria dei precari. Tuttavia pescando dalle graduatorie a esaurimento, dove sono iscritti laureati e diplomati, corsisti e abilitati, nonché un gran numero di persone respinte all’ultimo concorso. E gli idonei, che avevano superato viceversa sia gli scritti che gli orali? Respinti per legge.
Siccome in Italia c’è ancora una Costituzione, questa scelta solleva qualche problemino di legittimità. Non solo rispetto alla regola del concorso, che la Consulta ha reso sempre più stringente (sentenza n. 195 del 2010). Pure dinanzi all’idea dell’eguaglianza, giacché migliaia d’idonei vanno in paradiso (quelli assunti l’anno scorso), altre migliaia piombano all’inferno. Per il principio dell’affidamento che ogni cittadino deve nutrire sugli impegni dello Stato: se una legge ti dice che la graduatoria durerà tre anni, un’altra legge non la può abrogare. O più semplicemente questa soluzione normativa è incostituzionale perché suona al contempo irrazionale, se non paradossale. La Buona Scuola stabilisce che in futuro l’assunzione dei docenti avverrà soltanto per concorso, e che le graduatorie dei concorsi durano tre anni; ma intanto contraddice il futuro disponendo sul passato. E se poi il governo deciderà con le maniere spicce, se le assunzioni interverranno per decreto, ne uscirà fuori una contraddizione al cubo. I decreti legge presuppongono un’urgenza, sarebbe come dire che è urgente violare la Costituzione.
Eppure la questione è ancora un’altra. Gli idonei sono più o meno 6 mila, i nuovi assunti saranno 100 mila: dunque una goccia nel mare, il 6% del totale. Possibile che sia impossibile trovare spazio anche per loro? Dev’esserci sotto una ragione misteriosa, magari un idoneo avrà mollato un calcio al presidente del Consiglio. Mettetelo in castigo, ma lasciate in pace tutti gli altri.

michele.ainis@uniroma3.it

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