Scelta della scuola e classifiche: prima dare i voti alle attitudini

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di Ennio Pasinetti, Il Corriere della sera, 10.11.2017

– Il Rapporto Eduscopio valuta gli istituti in base all’esito post-diploma. La conferma di alcuni macrodati, ne ribadiscono la scientificità. Ma da soli non bastano. 

Dare i voti a chi dà i voti: l’appuntamento annuale del Rapporto Eduscopio, portale della Fondazione Agnelli, che valuta e classifica gli istituti superiori in base all’esito post-diploma, ossia alla riuscita universitaria e all’inserimento nel lavoro, è un passaggio sempre molto osservato e dibattuto. Le scuole vi si specchiano, a volte ritrovandosi, spesso no, le famiglie lo utilizzano come strumento orientante le scelte per i propri figli: è provato che il parere dei genitori pesa sempre di più a questo bivio, in apparente contraddizione con adolescenti autonomi e indipendenti su molte decisioni che li riguardano.

Attendibilità e rigorosità della ricerca non sono in discussione: 4378 scuole scrutinate, più di un milione di studenti osservati. La conferma di alcuni macrodati per la nostra provincia, analizzati ieri su queste pagine, ne ribadiscono la scientificità.

Ma da soli non bastano. Un tempo si sceglieva la scuola superiore optando per la figura professionale che lì veniva formata (gli indirizzi tecnici erano in questo senso molto espliciti: per ragionieri, per geometri, per periti tecnici, ecc.); questo in un sistema produttivo fermo, in un mercato del lavoro interessato all’ingresso di nuove masse di scolarizzati. Oggi non è più così: dall’inizio degli studi superiori allo sbocco lavorativo, incerto e comunque rimandato spesso a dopo l’università, cambiano gli orizzonti, le abilità richieste, i contesti. Vale di più affinare le life skill, le competenze per la vita spendibili a prescindere da una precisa professione, che muterà nel tempo e nel corso della stessa vita lavorativa adulta. Interessante perciò comparare gli esiti delle diverse scuole, accertarsi dell’efficienza, apprezzare i benefit di offerta formativa innovativa e aggiornata, meglio se raccordata al mondo del lavoro; preferibile comunque affiancare a questa lettura l’empirico passaparola di chi già ha sperimentato un istituto, l’osservazione sul campo (gli open day si sono trasformati da vetrine pubblicitarie a veri cantieri aperti da esaminare), ma soprattutto – da parte dei ragazzi e delle famiglie – un’ onesta e consapevole autoanalisi di talenti e attitudini: lo stesso Rapporto riconosce che ogni indirizzo di studio presenta una proposta formativa specifica, che valorizza in modo differenziato le abilità e le conoscenze pregresse degli studenti. Per contenere i pericoli di insuccesso e la frustrazione di misurare la propria inadeguatezza alle «scuole prime in classifica», lo studente dovrebbe optare per indirizzi che valorizzino i suoi punti di forza e i suoi interessi, che sono appunto personali. La valutazione tende all’oggettività, ma l’orientamento parte dal soggetto.

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