Sciopero contro la riforma, Giannini la difende mentre si riapre il capitolo assunzioni

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di Marzio Bartoloni e Giorgio Pogliotti, Il Sole 24 Ore 20.4.2015

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Contro il Ddl di riforma della scuola è stato indetto uno sciopero per martedì 5 maggio dai docenti, Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) e dirigenti scolastici aderenti a Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Gilda-Unams e Snals-Confsal. Intanto, però, una sentenza del Consiglio di Stato mette a rischio il piano da 100.701 assunzioni nella scuola che rappresenta il “cuore” del disegno di legge battezzato dal governo “Buona scuola”, varato dal consiglio dei ministri del 12 marzo.

Le critiche dei sindacati
Nel mirino dei sindacati c’è il Ddl 2994, di riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione, con la delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti, all’esame in commissione Cultura alla Camera, che ha fissato per domani il termine per gli emendamenti. Ieri alla manifestazione delle Rsu, Domenico Pantaleo (Flc-Cgil), ha sollevato questioni di merito e di metodo: «Non si fa una riforma senza coinvolgere i lavoratori – ha detto -. Manca un reale piano di investimenti e un piano di assunzioni anche per il personale Ata. Chiediamo l’immediata stabilizzazione dei precari e il rinnovo del contratto». Il governo ha trasformato da decreto a disegno di legge il piano di immissioni in ruolo dal 1° settembre dei precari, ovvero dei 98mila docenti iscritti nelle Gae (graduatorie ad esaurimento) e 2mila insegnanti vincitori dell’ultimo concorso Profumo del 2012. Questa modifica è criticata dai sindacati che sollecitano un Dl per l’assunzione dei precari della scuola e, per voce di Francesco Scrima (Cisl), chiedono di cancellare le parti del Ddl che «stravolgono senza criterio modalità di reclutamento, mobilità e gestione del personale, riconsegnandole alla sede legittima che è quella contrattuale». Il Ddl conferma il mantenimento degli scatti d’anzianità per gli insegnanti (280 milioni l’anno), e istituisce un fondo da 200 milioni attribuendo le risorse ai presidi per premiare dal 2016 il merito degli insegnanti del proprio istituto. I maggiori poteri affidati al dirigente, rappresenta un nodo critico per i sindacati: «È davvero troppo – ha aggiunto Massimo Di Menna, (Uil scuola) – che decida uno solo senza criteri su retribuzione per merito, scelta degli insegnanti, piano dell’offerta, valutazione della didattica e degli apprendimenti. Vengono meno il pluralismo culturale e la libertà di insegnamento». Per Marco Paolo Nigi (Snals-Confsal), «serve un vero piano di stabilizzazione per docenti e Ata» , invece di «intervenire per legge su tematiche contrattuali, si avvii la stagione contrattuale». Lo sciopero del 5 maggio, peraltro, sarà preceduto dallo stop del 24 aprile di Anief, Unicobas e Usb.

La difesa della Giannini
Quanto al ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha espresso «tutto il rispetto per una forma legittima di dissenso come lo sciopero», ricordando come il governo stia «cercando da un anno di costruire un ampio consenso intorno a una riforma in cui crediamo tantissimo», che «ha dei principi rivoluzionari dal punto di vista culturale, del metodo e della governance delle scuole». Il ministro è convinto che quando la riforma «sarà capita fino in fondo da tutti, ci sarà un’accettazione ma soprattutto una partecipazione ancora più ampia di quella che abbiamo trovato». Critiche allo sciopero arrivano dal responsabile scuola del Pd, Francesca Puglisi: «I sindacati ritrovano l’unità, mentre marciavano divisi durante il governo Berlusconi, nonostante i tagli dell’allora ministro Gelmini – sostiene-. È uno sciopero ingiusto, l’esecutivo Renzi stabilizza 100 mila precari, stanzia 200 milioni per il merito, investe 40 milioni per la formazione, destina 500 euro agli insegnanti per i consumi culturali». Il 5 maggio ci saranno in piazza anche gli studenti, compresi quelli universitari: «Crediamo si debba ridisegnare il mondo dell’istruzione nel suo complesso – avverte Gianluca Scuccimarra, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari – è necessario pensare a ponti reali tra scuola università e mondo del lavoro, che sono invece totalmente assenti nelle proposte attuali del Governo».

La sentenza del Consiglio di stato
A complicare il percorso della riforma della scuola appena avviato c’è poi una sentenza del Consiglio di stato che rischia di fare saltare il maxi piano da 100mila assunzioni promesso dal Governo. I giudici amministrativi in una sentenza depositata il 16 aprile (n.1973/2015) che in parte recupera un parere emesso da Palazzo Spada già a marzo dell’anno scorso aprono le porte delle graduatorie ad esaurimento – quelle per intendersi da dove il Governo punta a recuperare i precari da stabilizzare – anche ai diplomati magistrali con il titolo conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002. Titolo che per i giudici è considerarsi «abilitante ex lege», e quindi ai docenti che lo posseggono deve essere riconosciuto il diritto a essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. Diritto che il ministero dell’Istruzione finora aveva escluso. I ricorrenti sono una decina, ma la decisione interessa potenzialmente una platea di 55mila professori diplomatisi prima del 2001-2002. Anche se poi molti di questi, dopo tutti questi anni, potrebbero non essere più interessati.Per il momento al ministero stanno studiando le carte, non senza qualche preoccupazione per l’impatto deflagrante che potrebbe avere questa sentenza sul piano di assunzioni previsto dalla Buona scuola che attualmente costa circa 3 miliardi. E che con i nuovi potenziali ingressi di qualche decina di migliaia di docenti di scuola elementare potrebbe non essere più sostenibile, rimettendo così tutto in discussione. Una decisione politica sarà presa agli inizi della settimana, dopo aver consultato il premier Renzi.

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