Scuola, 93 milioni per l’autonomia (in attesa che arrivi la legge)

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La ministra Giannini firma decreto per fondi 2015: «Aumentati del 66%».
Ma il ddl è ancora fermo al Senato: corsa contro il tempo per le assunzioni

di Claudia Voltattorni,  Il Corriere della Sera  7.6.2015.  

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ROMA Più di novantatré milioni di euro per l’autonomia delle scuole, solo per il 2015. Ma anche per la formazione dei prof, per gli studenti con disabilità, per insegnare l’italiano ai figli degli immigrati, per la scuola in ospedale, per più sport negli istituti, per l’educazione alimentare, per l’educazione teatrale e la musica (ma solo, rispettivamente, due milioni e un milione). In attesa dell’approvazione definitiva della riforma della Buona scuola, la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini ha firmato il decreto che finanzia l’autonomia scolastica (ex legge 440) e che stanzia i fondi per il 2015, il 66% in più rispetto al 2014.

«Verso la Buona scuola»

«Abbiamo predisposto – dice la Giannini – un decreto con una visione d’insieme coerente con le priorità indicate nel disegno di legge: mettiamo il doppio delle risorse sullo sport, quadruplicheremo quelle destinate all’inclusione, finanziamo con oltre 3 milioni la formazione sul Clil, la metodologia per l’insegnamento di una materia non linguistica in lingua e la sua diffusione». Inoltre, «abbiamo previsto una gestione più trasparente ed efficiente dei fondi con un’apposita attività di rendicontazione e monitoraggio della spesa».

I fondi

La maggior parte dei fondi, spiega il Miur, è destinata agli studenti: 51 milioni di euro su 93 per inclusione scolastica (2 milioni); italiano per figli di immigrati (500mila euro); scuola in ospedale (2,5 milioni); partecipazione studentesca (3 milioni); educazione alimentare (5 milioni); due milioni per lo sport a scuola; 1 milione per l’istituzione della Giornata nazionale della Scuola; 1 milione contro il bullismo e il cyberbullismo; 3 milioni per la diffusione del made in Italy ; 19 milioni per l’alternanza scuola-lavoro, oggi ancora facoltativa ma diventerà obbligatoria con la Buona scuola; oltre 3 milioni per l’educazione alla legalità e la promozione della cittadinanza attiva. Alle scuole sono destinati 25 milioni, di questi 3 andranno in un fondo speciale di emergenza per aiutare gli istituti in caso di necessità, 7,5 serviranno per la realizzazione dell’autonomia e all’innovazione tecnologica, 1 milione per la scuola digitale. «Le scuole avranno quasi 40 milioni in più rispetto allo scorso anno da utilizzare per ampliare la propria offerta formativa e per realizzare veramente la loro autonomia», spiega il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone.

Il ddl al Senato

Ma intanto la Buona scuola ancora non è legge. L’iter parlamentare procede. Il disegno di legge è ora all’esame della commissione Istruzione del Senato dove dalla prossima settimana comincerà la votazione degli oltre 2500 emendamenti. L’arrivo in Aula è previsto lunedì 22 giugno. Dopo il passaggio a Palazzo Madama, il testo dovrà poi tornare alla Camera per l’ok alle modifiche del Senato. Il tempo stringe sempre di più, la macchina amministrativa del ministero dell’Istruzione preme e lo stesso premier Matteo Renzi intende approvare la legge entro massimo il 30 giugno, data oltre la quale l’assunzione dei 100.701 precari diventerebbe davvero difficile da gestire per riuscire a mettere a regime la scuola entro il primo settembre 2015.

I nodi politici

Ma i nodi da sciogliere aumentano ogni giorno di più. La commissione Bilancio di Palazzo Madama deve ancora dare il proprio parere al disegno di legge: la data prevista è il 17 giugno. Ma tutto resta appeso alla eventuale richiesta di arresto del presidente della commissione il senatore Antonio Azzollini di Ncd accusato di associazione a delinquere e induzione indebita a dare o promettere utilità nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione delle cliniche della Congregazione della Divina Provvidenza. La giunta per l’immunità del Senato si riunirà per decidere il 16 giugno. Poi, i giorni scorsi la commissione Affari Costituzionali del Senato ha dato parere negativo sulla costituzionalità del ddl: al voto non hanno partecipato i tre senatori Ncd, partito che fa parte della maggioranza.

Le questioni aperte

Sul merito le questioni ancora aperte restano il potere dei presidi, il numero dei precari da assumere, la valutazione. Sui 100mila sembra che il premier non voglia cedere: saranno assunti solo i precari delle graduatorie ad esaurimento. Sui presidi si va verso il limite di mandato: non più di 2 cicli, cioè 6 anni, nella stessa scuola. E sulla valutazione il dibattito è sempre più acceso: via gli studenti dal comitato che «premia» i docenti più meritevoli, potrebbe entrare un soggetto esterno, un ispettore, o un tecnico scelto per concorso.

Lo sciopero degli scrutini

Intanto continua a macchia di leopardo lo sciopero degli scrutini promosso dai sindacati. La prima ora dei primi due giorni non hanno lavorati i docenti iscritti a Flc Cgil, Cisl, scuola, Uil Scuola, Gilda e Snals Confsal. Mentre Cobas e Unicobas hanno interrotto tutte le attività per i primi due giorni. Le adesioni un po’ ovunque sono state altissime, in certi casi anche del 100 per cento. «Questo dimostra – spiega Rino Di Meglio della Gilda – la netta contrarietà dei docenti verso una riforma che offende la loro dignità professionale». E i Cobas annunciano le prossime mosse: una manifestazione unitaria con tutti gli altri sindacati al Pantheon il prossimo mercoledì 17 giugno.

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