Scuola a un passo dal contratto

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di Alessandra Ricciardi,  ItaliaOggi  29.11.2016

– In ballo 85 euro e la riscrittura della riforma della 107

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A ieri sera, tutto confermato. Il vertice sullo sblocco dei contratti degli statali e della scuola è in calendario per domani, a Palazzo Vidoni. Il ministro della funzione pubblica, Marianna Madia, aveva annunciato la scorsa settimana di dover verificare se c’erano ancora le condizioni per poter procedere sull’accordo dopo la bocciatura da parte della Corte costituzionali di alcune parti della sua riforma del pubblico impiego.

Ieri è stato il premier Matteo Renzi a rimettere in pista l’intesa. «Cercheremo di chiudere mercoledì se ci sono le condizioni per farlo, il ministro Madia è impegnata in questa direzione…È chiaro che chiudere significa trovare un punto di equilibrio e di compromesso come è stato molto ben trovato sul tema dei metalmeccanici», ha aggiunto il premier. Dello stesso tenore le parole di Antonio Foccillo, segretario confederale della Uil con delega sulla pa: «Se ci sono le condizioni, noi mercoledì andiamo per chiudere». «La Cisl non darà alcun alibi a chi vuole fermare il processo di trasformazione della pubblica amministrazione», scandisce il segretario generale di via Po, Anna Maria Furlan.

Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, ricorda che a mantenere ancora distanti governo e sindacati sono due temi: le risorse e le modifiche alla legislazione vigente.

La scuola si gioca una partita decisiva. L’intesa riguarderà in prima battuta i dipendenti dello stato, del parastato e della scuola (una clausola impegna il governo, con le altre parti datoriali, a trovare le risorse anche per gli altri settori): 1,5 milioni di dipendenti pubblici, di cui il comparto più sostanzioso è proprio quello scolastico che da solo conta un milione di dipendenti. Nella bozza di accordo, a cui hanno lavorato in questi giorni tra governo e sindacati, si parla di aumenti medi di 85 euro al mese, che in verità i sindacati vorrebbero fossero «almeno» di 85 euro, a valere sul fondo per il pubblico impiego della Legge di Bilancio. I sindacati si sono battuti perché nell’accordo sia precisato l’aumento, prescindendo dalla copertura necessaria che diventa affare del solo governo se dovesse essere insufficiente.

Il governo dovrà anche sciogliere il nodo degli 80 euro di bonus per i redditi inferiori ai 25 mila euro l’anno: una misura fiscale dovrà essere trovata per consentire che l’aumento non faccia superare il tetto e perdere il bonus. Così da assicurare che le due misure si possano sommare.

E poi c’è l’altro pilastro dell’intesa: riportare a contrattazione alcuni pezzi del rapporto di lavoro che la riforma Brunetta aveva dato in esclusiva al legislatore. L’intesa parla di riequilibrio. Per la scuola significa potenzialmente mettere mano a chiamata diretta e bonus per il merito, ad oggi decisi dal solo dirigente scolastico e normati dalla legge 107, senza intesa con i sindacati. Dipenderà dal perimetro dell’accordo. Per fare l’intesa c’è tempo fino al 4 dicembre.

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