Scuola, caos assunzioni: precari pronti a boicottare le immissioni in ruolo

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di Salvo Intravaia  la Repubblica,  23.7.2015.  

I supplenti meridionali con punteggio più alto rischiano di dover accettare cattedre più lontane da casa per coronare il sogno del posto fisso

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PRECARI della scuola sull’orlo di una crisi di nervi disposti a boicottare le immissioni in ruolo. Così, il caos assunzioni temuto alla vigilia sta già iniziando a prendere contorni ben precisi. E prima del previsto. I più pessimisti prevedevano un inizio di anno scolastico nella confusione. Ma siamo ancora in piena estate e il ministero dell’Istruzione si ritrova a fronteggiare le prime grane. Almeno su due fronti, che stanno facendo letteralmente impazzire i supplenti delle graduatorie ad esaurimento, in attesa della chiamata per le 103mila assunzioni previste dalla Buona scuola di Renzi. Ma andiamo con ordine. Tantissimi precari meridionali, dopo l’emanazione da parte del Miur delle istruzioni per eseguire le immissioni in ruolo che daranno sostanza a tutta la riforma della scuola, hanno aperto gli occhi su una realtà che a prima vista sembra assurda, ma che purtroppo è triste realtà.

I supplenti meridionali con più punteggio dovranno accettare le cattedre più lontane da casa oppure aspettare qualche altro anno per coronare il sogno della cattedra fissa, mentre i colleghi posizionati in fondo alle graduatorie  –  quelli che, per intenderci, potrebbero anche non avere mai insegnato  –  troveranno posto vicino casa e da subito. Per comprendere il busillis occorre riprendere le informazioni sulle quattro fasi in cui si svilupperà il piano di assunzioni. Nelle prime due fasi  –  la fase zero e la fase A  –  le immissioni in ruolo di 47.476 posti avverrà secondo le vecchie regole: metà dei posti andrà ai vincitori di concorso e l’altra metà ai precari delle graduatorie provinciali. Con destinazione nella stessa regione in cui si è svolto il concorso, per i primi, e nella stessa provincia di iscrizione nelle graduatorie ad esaurimento, per i secondi. Ma appena si passa alla fase B  –  la terza per intenderci  –  cambiano le regole.

Per partecipare alla distribuzione dei posti occorrerà infatti presentare domanda online e l’orizzonte, per ottenere una cattedra, si estende all’intero territorio nazionale. I posti disponibili, che ovviamente andranno a coloro che hanno più punteggio in graduatoria, saranno quelli residuati dalle prime due fasi. E in parecchie province del Nord si sa che alcune graduatorie sono quasi vuote. I precari di Palermo, Caserta, ma anche quelli pugliesi e calabri si sono accorti che saranno tanti, in alcuni ambiti, i posti che rimarranno vacanti. E si stanno preparando a fare le valigie. Ma non riescono a mandare giù che i colleghi con meno punteggio resteranno a poche decine di chilometri da casa. Perché nella fase C, quella successiva, verranno distribuiti altri 48.812 posti comuni e. 6.446 posti di sostegno, circa 6 o 7 posti per ogni scuola, che andranno a coloro che sono rimasti in attesa della convocazione perché con il punteggio minore.

Salvo Altadonna, precario di sostegno della scuola primaria di Palermo, parla di “assurda sperequazione senza precedenti”. E fa un esempio. “Nelle fasi zero e A, in provincia di Milano, sono stati assegnati 877 posti per il sostegno nella scuola primaria, mentre su Palermo soltanto 32. Ma nelle graduatorie ad esaurimento e del concorso, sempre in provincia di Milano, non si contano più di 200 aspiranti. Gli oltre 600 posti non coperti a Milano saranno assegnati nella fase B, nazionale, tramite  –  continua Altadonna  –  il sistemone informatico centrale che avendo come priorità la copertura dei posti e non la provincia di preferenza selezionerà coloro che hanno più punti attingendo dalle provincie del sud, laddove nella fase B i posti saranno tutti esauriti”. Mentre nell’ultima fase i posti andranno a coloro che si ritrovano più in basso nelle rispettive graduatorie.

“Così  –  conclude il precario palermitano  –  chi con punteggi bassi non è stato individuato nella precedente fase B vedrà tramutato l’incarico annuale, nel frattempo avuto, in contratto a tempo indeterminato e rimarrà più vicino a casa”. Se le ultime due fasi fossero state accorpate in una sola, spiegano i sindacati, questo problema non si sarebbe presentato. E in parecchi si stanno organizzando per boicottare la domanda online  –  da effettuare tra il 28 luglio e il 14 agosto  –  visto che il bando emanato da viale Trastevere non prevede più nessun obbligo. Se le cose dovessero andare in questo modo, parecchi immissioni in ruolo salterebbero, soprattutto al Nord, e i precari del Sud dovrebbero aspettare le immissioni in ruolo dei prossimi anni. Il primo a parlare di “nomine nel caos e lotteria estiva” è stato il neosegretario generale della Uil scuola, Pino Turi.
“In queste ore  –  spiega Turi  –  ci stanno arrivando moltissime richieste di chiarimento da parte di insegnanti che non hanno idea di quanto potrà concretamente accadere da qui ad agosto. La colpa è di una procedura varata con un’approssimazione insostenibile  –  sottolinea il sindacalista  –  dopo l’emanazione del decreto che dà l’avvio al piano di immissioni in ruolo del governo. Ma qui c’è in gioco il destino delle persone”. Un’altra questione, che sta facendo perdere il sono ai precari, è il comportamento da assumere di fronte alla domanda online: farla o no. “Pare ormai chiaro  –  spiega Rita Frigerio, della Cisl scuola  –  che non ci sarà nessun depennamento in caso di mancata domanda online. Il ministero non può punire coloro che non sono in grado di sopportare una deportazione a centinaia di chilometri da casa”.

E, come se non bastasse, la sindacalista paventa anche un altro scenario. “C’erano un sacco di posti in organico di fatto su cui effettuare le immissioni in ruolo per evitare questo caos, ma il ministero non ci ha voluto ascoltare. Invece la fretta e la mancanza di conoscenza della situazione ha prodotto questo scempio, un’aggressione alle situazioni delle persone. Se tutto  –  continua  –  fosse stato pensato meglio ognuno avrebbe potuto lavorare vicino casa senza stravolgere le famiglie. Faccio un esempio: a Milano potevano lavorare i precari di sostegno di seconda fascia, che probabilmente

rimarranno furi, e a Palermo gli insegnanti di sostegno siciliani. Invece quelli di Palermo andranno ad occupare i posti a Milano e nel capoluogo siciliano rimarranno i posti vacanti, con i precari di seconda fascia di Milano senza lavoro. Una roba che scontenta tutti”.

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