Scuola, caos: trasferimenti, movimenti e ricorsi, un insegnante su tre ha cambiato cattedra

di Gildo Padoin, Firenze Post, 11.1.2017

–  ROMA. Il primo esperimento della riforma della buona scuola non è poi risultato così producente, come ha riconosciuto anche il premier Renzi, ma solo dopo la disfatta del referendum. Tanto che, nel cambio di governo, l’unica ministra che ci ha rimesso le penne è stata la Giannini, sostituita dalla non laureata Fedeli.

TRASFERIMENTI – Resta il fatto che una percentuale molto alta (uno su tre) di insegnanti quest’anno ha cambiato cattedra, tra trasferimenti dei docenti di ruolo e movimenti dei docenti non di ruolo. Vuol dire che almeno due milioni e mezzo di studenti hanno avuto come minimo un insegnante diverso rispetto all’anno precedente, ma in molti casi più di uno.

DISABILI – Particolarmente colpiti gli alunni con disabilità, perché il 29,8% dei posti di sostegno sono in deroga, cioè non stabili, e i docenti di sostegno non di ruolo cambiano pressoché ogni anno. È l’effetto del piano straordinario di mobilità previsto dalla legge n. 107/2015 sulla Buona scuola, preliminare al varo del piano straordinario di assunzioni voluto dal governo Renzi.

INTESA GOVERNO SINDACATI – Mai un esercito di oltre 200 mila docenti di ruolo aveva cambiato sede in un solo anno scolastico. E il prossimo anno, dopo l’intesa Governo-sindacati del 29 dicembre, si annuncia come l’attuale. Molti di coloro che hanno trovato posto quest’anno o negli anni scorsi lontano da casa, magari al centro-nord, potranno ottenere il trasferimento più vicino a casa, magari al sud. E quanti arriveranno veramente nella sede desiderata, tenendo conto che solo in 13 mila sono andati in pensione? Dopo l’imminente accordo sulla mobilità 2017 ci sarà un altro algoritmo per metterlo in pratica, e ci sarà, c’è da esserne certi, un’altra ondata di proteste e di ricorsi per gli errori (veri o presunti) dell’infernale meccanismo informatico.

PRECARIETA – Nel prossimo settembre però assisteremo nuovamente ad una instabilità del sistema con una diffusa precarietà di docenti. Le famiglie italiane devono prepararsi a un’ulteriore girandola di docenti, che colpirà in particolare le scuole del centro-nord. Ma migliaia di docenti (soprattutto meridionali) resteranno forse delusi, i posti disponibili al Sud sono pochi. Si è spostato il baricentro della scuola italiana, da sud (che ha perso in vent’anni mezzo milione di studenti) verso nord (+800 mila).

FEDELI – D’altronde si è trattato in qualche modo di una scelta obbligata per il neo ministro dell’istruzione, chiamata a viale Trastevere con il compito principale di ricostruire un rapporto di sintonia con il mondo della scuola (sconvolto dopo le riforme di Renzi – Giannini) e le sue rappresentanze sindacali. Ricucire risulterebbe indispensabile anche per favorire l’implementazione della riforma della Buona scuola, salvando così almeno qualche innovazione utile come l’alternanza scuola-lavoro, l’aggiornamento professionale obbligatorio, la premialità. Nel commentare l’intesa appena siglata la ministra Fedeli ha dichiarato: Si tratta di una misura straordinaria: resta fermo infatti l’obiettivo prioritario della continuità didattica. Forse dal 2018-19. Ma per la scuola si prepara un altro anno di caos e ricorsi.

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