Scuola, compromesso in bilico. Si va verso la fiducia al Senato

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Martedì in commissione Istruzione sarà presentato il testo di proposta
per la mediazione tra maggioranza e opposizione: se dovesse fallire, si va in Aula

di Valentina Santarpia,  Il Corriere della Sera  22.6.2015.  

16/09/2014 Roma, Senato, il presidente del Consiglio Matteo Renzi illustra il programma del governo dei Mille Giorni, nella foto Stefania Giannini, ministro dell'istruzione

Mancano poche ore alla prossima riunione della commissione Istruzione al Senato per mettere a punto il testo di mediazione della riforma della scuola da presentare martedì alle opposizioni: ma è già evidente che si va verso la fiducia, giovedì o venerdì prossimo in Aula al Senato. Non sembrano esserci margini di mediazione possibili tra maggioranza e opposizione su alcuni punti sostanziali, l’accordo è praticamente impossibile. Dopo la pausa di riflessione, scaturita dalle parole del presidente del Consiglio – «Basta, con 3000 emendamenti non ce la facciamo, a rischio 100 mila assunzioni»- Francesca Puglisi (Pd) e Franco Conte (Ap), i relatori del disegno di legge stanno lavorando per stilare una proposta di sintesi che tenga conto delle modifiche principali richieste dagli altri gruppi parlamentari. Se questa proposta non dovesse piacere alle opposizioni, si trasformerebbe nel testo del maxiemendamento da portare in Aula tra giovedì e venerdì e su cui il governo è pronto a mettere la fiducia. E’ questa attualmente l’ipotesi più probabile per scavalcare le tremila richieste di modifica- tra emendamenti, subemendamenti e ordini del giorno- che gravano sulla riforma della Scuola. Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, semplifica: «Gli strumenti tecnici li conoscete, anche la fiducia è uno strumento tecnico, dipenderà dalla risposta delle opposizioni rispetto al ritiro dei tanti emendamenti».

Cattedre senza riforma: da 20 a 45 mila

Anche il presidente del Consiglio oggi è tornato a parlare del ddl Scuola, ribadendo che sul provvedimento «deciderà il Parlamento. Per quello che ci riguarda, è del tutto evidente che se la riforma passa, ci saranno 100mila assunzioni. Se la riforma non passa o non passa in tempo, le assunzioni saranno quelle previste dal turn over, che sono circa 20-22mila persone». Una stima al ribasso rispetto a quella circolata nei giorni scorsi, secondo cui sarebbero almeno 45 mila le nuove entrate grazie al turn over. E anche più bassa di quella tirata fuori da Forza Italia, che continua a protestare contro l’atteggiamento del governo: «In realtà Renzi sulla scuola sta per sbracare sulla linea della Cgil perché altrimenti non avrà i voti della sua sinistra al Senato. Noi staremo molto attenti, non si gioca con la scuola, avevamo già detto la nostra posizione. Se così sarà meglio non farne niente, fare solo le assunzioni del turn over di 30-33mila insegnanti e buttare a mare questa cattiva riforma», ha detto il capogruppo Renato Brunetta. Ma le 100 mila cattedre da salvare restano l’argomento forte del Pd: «Con Renato Brunetta al governo, i tagli alla scuola furono di 8 miliardi con 100 mila cattedre in meno- scrive su twitter il senatore del Pd Andrea Marcucci, presidente della commissione Istruzione- Il ddl del governo Renzi investe 3 miliardi ed assume 100 mila nuovi docenti».

I contenuti

Intanto circolano indiscrezioni sul contenuto di questo testo che dovrebbe mettere insieme le istanze di maggioranza e opposizione. «Ho visto una bozza, non so se è autentica», ma in quel testo «non c’è nessuna apertura sulle questioni fondamentali, come il ruolo dei presidi o gli sgravi fiscali per le paritarie», ha detto il senatore della minoranza dem, Corradino Mineo, durante un incontro con associazioni e sindacati alla Camera. «Non sappiamo cosa accadrà domani in Commissione Istruzione – ha aggiunto – se ci fosse un documento con delle novità, chiederemmo qualche ora per ragionarci e diffondere la bozza». Se invece non ci saranno cambiamenti sostanziali, «noi manterremo i nostri emendamenti, che sono circa 10». Ma poi, ha ipotizzato, «il governo farà saltare il tavolo perché non ci saranno i numeri in Commissione e si andrà in aula con il testo uscito dalla Camera, con il maxi emendamento e, temo, col voto di fiducia».

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