Scuola, contrordine compagni

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Il premier spinge l’acceleratore al senato, sfida la minoranza interna e i sindacati.

Renzi ci ripensa: subito il sì alla riforma, anche con la fiducia.  

di Alessandra Ricciardi,  ItaliaOggi  20.6.2015.  

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Un premier che è andato un po’ in confusione. No, un premier che ha deciso che non trattare è meglio, che il governo deve riprendere il piglio riformista senza farsi bloccare dalla minoranza interna e dai sindacati.

A pochi giorni dall’annuncio di Matteo Renzi che sulla riforma della scuola il governo aveva deciso di non correre più, aprendo una grande consultazione agli inizi di luglio e facendo slittare il sì finale al ddl in estate, con il conseguente rinvio delle 100mila assunzioni di precari al 2016, ieri la retromarcia: durante un vertice a palazzo Chigi con alcuni parlamentari di maggioranza, i capigruppo di camera e senato, Ettore Rosato e Luigi Zanda, il premier si è convinto che è meglio invece procedere subito. Ricorrendo a un maxiemendamento e forse anche al voto di fiducia se non ci sarà l’accordo in commissione al senato. Obiettivo: incassare il sì di Palazzo Madama alla riforma nel giro di una settimana, dieci giorni al massimo. Dimostrando a tutti che il Renzi 1 è tornato in pista, che sono altri quelli che bloccano con il loro fare ostruzionistico ed ideologico anche qualcosa come 100mila stabilizzazioni di precari e 3 miliardi di investimenti. Prendendo tempo, invece, c’è solo da perderci, ragionano a Palazzo Chigi: tutti proveranno ad annacquare la riforma, la minoranza alzerà il tiro, i sindacati canteranno vittoria.

Il maxi emendamento arriverà in commissione istruzione martedì prossimo, sarà firmato dai relatori, Francesca Puglisi (Pd) e Franco Conte (Ap). Nel giro di un giorno si capirà se le opposizioni sono pronte a ritirare una fetta consistente dei loro emendamenti, sul ddl ne gravano 3 mila, e se è pronta a farlo innanzitutto la minoranza che in VII è rappresentata da Corradino Mineo e Walter Tocci. Dal gruppo pd senatoriale di nega l’ntenzione di volerli sostituire. Se non sarà possibile un’intesa, si andrà direttamente in aula dove il governo porrà la fiducia. E allora Renzi verificherà non solo la consistenza della propria maggioranza ma anche se, su un ddl dichiaratamente liberista, sia possibile coinvolgere quella fetta di Forza Italia che fa capo a Denis Verdini. E la conferenza nazionale che doveva tenersi a inizio luglio con tutte le componenti della scuola, compresi i sindacati, che fine fa? A Palazzo Chigi non hanno dubbi: si terrà egualmente, servirà a discutere dei contenuti delle deleghe previste dalla legge.

Per quanto riguarda i contenuti del maxi emendamento, si confermano le 100 mila assunzioni di docenti precari per quest’anno, con presa di servizio e decorrenza economica da ottobre e vigenza giuridica da settembre. Le assunzioni, come anticipato da ItaliaOggi, avverrebbero senza la chiamata diretta da parte dei presidi, ma con lo scorrimento delle vecchie graduatorie. Dovrebbe poi saltare l’ipotesi di un limite di due mandati (6 anni) sulla stessa sede per i dirigenti scolastici. «Il testo attuale mi pare non abbia convinto, almeno sul punto dell’autonomia scolastica. Invito pertanto il parlamento», prova a ricucire il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, «a concentrasi su uno o due punti per migliorare il testo. Dobbiamo ascoltare, ma senza perdere l’occasione di riformare la scuola». Sel accusa il governo di «imbrogliare», annunciando che non ritirerà gli emendamenti. Lo stesso farà M5s, che parla di «ricatto». La trattativa in senato insomma si annuncia in salita. Irati i sindacati. «Dal governo solo disprezzo e nessun ascolto», attacca Susanna Camusso, segretario Cgil. «Le aperture al confronto stanno cedendo il passo a quel decisionismo arrogante con cui si è costruita pezzo dopo pezzo una riforma che l’intero mondo della scuola chiede da tempo di cambiare profondamente», ragiona Francesco Scrima, segretario Cisl scuola. «Non servono nuove invenzioni», liquida Massimo Di Menna, segretario Uil scuola, «i piani della scuola per essere seri non possono essere fatti in fretta e furia. Ormai non possono partire che dal 2016».

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