Scuola fai-da-te così si “rovescia” l’insegnamento

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di Flavia Amabile,  La Stampa 3.10.2016

– In Italia cresce il numero di sperimentazioni. Sempre più ragazzi studiano a casa coi genitori.

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ROMA
C’è chi va a scuola senza libri e senza zaino, chi alla fine di ogni ora cambia classe, chi non ha banchi e chi insegna al posto dei professori. Ma c’è anche chi non va proprio a scuola, rimane a casa a studiare e sostiene un esame solo in terza media.

È il mondo delle altre scuole, quelle in cui si impara a imparare in modo totalmente diverso e dove si sta formando una nuova generazione di studenti. I numeri non sono imponenti, ma aumentano di anno in anno. A seguire le lezioni da casa o comunque per conto proprio, ad esempio, sono quasi mille studenti:946 per la precisione: 269 nella primaria, 339 alle scuole medie, e 341 nelle secondarie. Poco rispetto ai 70 mila che hanno fatto questa scelta in Inghilterra, ma tanti se si pensa che sono cinque volte di più rispetto al 2010. A studiare a casa sono soprattutto ragazze e ragazzi delle scuole secondarie (638). I più numerosi sono i siciliani, 255 alunni. Al secondo posto la Campania con 127 alunni e po i Lombardia (81) e Lazio (73). In fondo alla classifica Molise (2) e Basilicata (3).

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Chi invece decide di mandare a scuola i figli, di anno in anno ha un numero sempre maggiore opportunità di insegnamenti diversi da quelli tradizionali. Esistono sperimentazioni riconosciute e autorizzate dal Miur. «Sono più numerose nella scuola secondaria, si tratta soprattutto di scuole con indirizzo internazionale e altre con percorso di 4 anni invece di 5», spiega Mariarosa Silvestro, ispettrice del Miur che da anni si occupa della materia. Nella primaria esiste solo un caso ad Arezzo di una scuola media con indirizzo coreutico dove accanto all’italiano e alla matematica si studiano danza e musica.

La maggior parte delle scuole che offre insegnamenti diversi dai tradizionali, però, non ha bisogno di un riconoscimento da parte del Miur. Agiscono all’interno dell’autonomia scolastica rispettando la condizione di intervenire solo sui metodi di insegnamento e non sulle materie insegnate o sulla durata dell’orario. È così che fioriscono le sperimentazioni che stanno svecchiando il mondo della scuola italiana. Le più diffuse fanno capo al «flipped teaching», l’insegnamento rovesciato. Niente più lezioni frontali in classe e compiti a casa. Gli studenti lavorano con pc, tablet e smartphone a scuola, mentre a casa preparano le lezioni con podcast e video tutoria dei docenti.

A forza di rovesciare, in classe possono anche essere i ragazzi a salire in cattedra per spiegare argomenti concordati con gli insegnanti su cui si sono preparati. Dal 2014 a oggi ci sono già 600 insegnanti formati e 120 sezioni di scuola in cui ufficialmente si pratica la didattica capovolta. E dalle 22 scuole pioniere e capofila si è arrivati a superare quota 400 con 12 innovazioni censite.Le sperimentazioni fioriscono con un’unione anche di diverse esperienze. Alla «flipped classroom» si può affiancare il «debate», vale a dire la capacità degli studenti di dibattere partendo da un’idea, da un punto di vista, un fatto politico o di cronaca esaminato a casa, con tutti i supporti possibili, e poi arrivano a scuola divisi in gruppi che si contrappongono per dialettica, a sostenere la propria idea. Da qualche anno si tengono gare di debate per rendere tutto questo ancora più stimolante per i ragazzi. Risultati? Provate a iscrivere un ragazzo ad una di queste scuole. Troverete la fila.

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