Scuola, Fioroni: «Voti regalati al Sud? Tesi bislacca»

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di Giovanna Faggionato,  Lettera 43, 11.8.2016

– Più 100 e lode in Meridione. L’ex ministro Fioroni a L43: «Ma quale leggerezza… Però la meritocrazia è rimasta ferma al 2007. Serve una riforma dell’eccellenza». Fioroni40a

Gli studenti da 100 e lode anche nel 2016 vengono soprattutto dal Mezzogiorno.
I ragazzi cum laude della Maturità si concentrano prevalentemente in Puglia, Campania e Sicilia.
Nel tacco d’Italia sono 934 i diplomati con il massimo dei voti, il 2,6% del totale, contro una media nazionale dell’1,1%, il triplo dei 300 che hanno casa nella più popolosa Lombardia.
Il numero delle eccellenze riconosciute dall’esame di Stato è cresciuto su tutto il territorio nazionale, ma la ripartizione per regione ricalca quella del 2015: più alta la concentrazione al Sud, 713 i 100 e lode in Campania e 500 in Sicilia, e meno al Nord.
Il Veneto ne conta 276, in provincia di Trento si fermano a 24.
INVALSI E OCSE AL CONTRARIO. Così la diffusione dei dati del ministero dell’Istruzione rinfocola la polemica in chi vede in queste cifre il segno che i prof del Sud assegnano voti più alti rispetto alle scuole del settentrione che pure nelle prove Invalsi e Ocse, che però riguardano singole competenze e sono svolte dagli alunni di seconda superiore, ottengono punteggi più alti.
E non si tratta solo di riconoscimenti intellettuali. La mappa degli encomi corrisponde, infatti, anche all’assegnazione dei bonus da 450 euro previsti dal ministero.
E in alcuni atenei anche all’esonero totale o parziale dalle tasse universitarie per il primo anno di corso.
«SIAMO AL PUNTO DI PARTENZA». Beppe Fioroni, l’uomo che ha inventato quel bonus, l’ex ministro dell’Istruzione che per primo nel 2007 ha voluto premiare gli studenti meritevoli delle superiori, non crede affatto alla divisione tra professori del Sud e del Nord.
Ricorda l’avanzamento della Puglia nelle classifiche dei test internazionali.
E anche se non nega «il dato statistico», sottolinea la necessità di una visione complessiva nella valutazione degli studenti.
Ammette però che il sistema di merito pensato allora non è stato realizzato fino in fondo.
«Noi», spiega a Lettera43.it, «decidemmo il criterio della lode perché era quello esistente: l’avevamo appena introdotto. Ma prevedevamo progressivamente premi di merito su base disciplinare attraverso competizioni in diverse materie. E intanto finanziavamo i corsi di recupero. Poi sono stati tagliati i fondi e la meritocrazia è diventata quella delle scuole di eccellenza estive. Il risultato è che oggi ci ritroviamo al punto di partenza: siamo tornati al 2007».

DOMANDA. Ha visto i dati sul 100 e lode? Le regioni del Sud guidano la classifica. C’è chi si chiede: possibile che le regioni del Nord che risultano le più talentuose nei confronti internazionali abbiano meno studenti meritevoli?
RISPOSTA. La Puglia con le ultime rilevazioni Invalsi-Ocse mostra un avanzamento maggiore nel campo della matematica: i risultati la rendono paragonabile alla provincia di Trento. C’è stato un forte programma di investimento sulla scuola pugliese e una crescita evidente.
D. La provincia di Trento però di 100 e lode ne ha solo 24 e dopo la Puglia vengono Campania e Sicilia.
R.
Io non mi sono mai iscritto al partito che sostiene la tesi bislacca di un Nord rigoroso e di un Sud che i voti li regala.
D. Perché?
R. Buona parte dei docenti del Nord provengono dal Sud. C’è chi dimentica che l’Unità d’Italia è avvenuta molto tempo fa.
D. Qualcuno esprime dubbi sul sistema dei commissari interni. 
R. Nel voto finale della maturità si considera l’intero corso di esame. Certo, ci sono i commissari interni, tuttavia la terza prova è un metro di paragone a livello nazionale. E si possono considerare anche i dati delle ammissioni a numero chiuso all’università, dove c’è una presenza consistente di studenti provenienti dal Sud. Io non nego che c’è questo elemento statistico…
D. Ma?
R. Non mi iscrivo al club che taccia i professori del Mezzogiorno di dare voti alti con leggerezza. Bisogna considerare anche la situazione di partenza, lo spaccato sociale. La scuola deve considerare nella valutazione complessiva anche l’apprendimento rispetto alle relazioni di partenza.
D. Si spieghi meglio.
R.
Voglio dire che ci sono ragazzi che trovano nella famiglia rapporti che li arricchiscono anche nell’apprendimento. Altri, basta pensare ai ragazzi di Scampia o del rione Sanità, che la scuola accoglie e per i quali deve fare tutto.
D. Da quel voto però dipendono anche vantaggi economici. Anche se ridotti rispetto al bonus che per primo introdusse lei nel 2007 con le disposizioni per incentivare l’eccellenza degli studenti.
R.
Io avevo fatto una scelta base: premiare il merito. E in assenza di altri criteri, avevamo individuato il 100 e lode appena introdotto.
D. Ma non solo.
R. Nel decreto era chiaro che non era sufficiente. Tanto che venivano previste altre premialità legate a prove comparabili, come le olimpiadi di matematica e di informatica: test basati sugli ambiti disciplinari ma propedeutici per esempio all’ingresso di alcune università. Il 100 e lode insomma era solo un punto di un percorso di merito comparato. Perché bisognava dare un segnale.
D. Cosa intende?
R. Io venivo dall’era degli otto milioni di asini contenti, quello in cui non c’erano esami di riparazione e i debiti non venivano pagati. Mi sono beccato un milione di proteste.
D. Perché?
R. Il principio doveva essere chiaro: non lasciare indietro nessuno, per cui avevamo stanziato 300 milioni di euro per i corsi di recupero che sono stati poi tolti, a parte quelli che volevano essere lasciati indietro. La scuola è una comunità educante, non un premio di produttività. Allo stesso tempo però chi ha il debito lo paga e chi è meritevole deve essere premiato.
D. Quel premio, però, vale anche doppio. Ci sono alcune università come Milano e Bologna, per esempio, che prevedono l’esenzione dalle tasse universitarie. Crede che funzioni ancora?
R. Sicuramente è meglio che ci sia. Se anche c’è un difetto di comparazione, il punto di merito è positivo per la nostra comunità. E parte dalla terza prova comune. C’è una difficoltà oggettiva.
D. Quale?
R. La rinuncia al percorso comparato è avvenuta abbandonando un disegno complessivo: da una parte si è tagliato l’investimento sul recupero degli studenti, dall’altra si voleva ridurre il merito alle ‘scuole estive’ di eccellenza. Ci siamo perduti e ci siamo ritrovati a valutare solo il 100 e lode: siamo tornati allo stesso punto del 2007.
D. In effetti nel 2015 sono stati stanziati 2,292 milioni di euro per premiare il merito, di cui due terzi vanno a finanziare il bonus per i 100 e lode. 
R. Al di là delle polemiche però vorrei sottolineare una scelta di fondo che rende straordinaria la scuola italiana.
D. Quale? 
R. Non abbiamo mai fatto concessioni all’idea che la scuola deve prima di tutto formare donne e uomini. Quando arrivai al ministero mi fecero leggere un testo del 1952 “Missione della scuola” e lì era riportato il contratto che un preside americano faceva firmare ai suoi professori.
D. Cosa diceva?
R. Spiegava di essere sopravvissuto ad Auschwitz: le competenze e gli apprendimenti contano, scriveva, ma ho visto medici eccellenti che le utilizzavano per tagliare le gambe, ingegneri che costruivano i forni. Voleva dire che, al di là e sopra ogni cosa, la scuola serve all’umanizzazione.

Twitter @GioFaggionato

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