Scuola, Giannini: “Gli squadristi strillano gli altri assistono passivi ma la rivoluzione si farà”

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L’intervista al ministro dopo la contestazione di Bologna: “Per descriverli non trovo altre parole, mi hanno insultata. Quello che arriva dai sindacati invece è un canto stridente si sono arroccati senza guardare al merito del piano”

di Corrado Zunino  la Repubblica, 26.4.2015

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ROMA – “Mi hanno insultata, parolacce irripetibili. Non mi hanno permesso di parlare, in un luogo pensato per discutere: una Festa dell’Unità. Erano disinteressati ad ascoltare quello che avevo da dire. Come li vuole chiamare, quei cinquanta di Bologna. Squadristi. Insegno linguistica da tempo e non trovo altro termine. Sono stata aggredita da cinquanta squadristi. Vivaddio, solo verbalmente”.

Nel suo tailleur nero, il 25 aprile, il ministro Stefania Giannini è alla scrivania del ministero dell’Istruzione. Torna sul cacerolazo del giorno prima: i contestatori che battevano su pentole e padelle.

Chi erano i cinquanta della Festa dell’Unità di Bologna?
“Alcuni precari di seconda fascia, area Cobas, e molti studenti. Mi hanno detto legati ai collettivi universitari, ai centri sociali di Bologna “.

Cosa è successo alle 18 e 30, venerdì?
“Appena ho nominato la frase alternanza scuola lavoro si è levato un boato, come se avessi ingiuriato qualcuno. È partita la contestazione sonora, peraltro già annunciata in agenzia, con il sottofondo di improperi. Ho scelto di non replicare, la situazione poteva degenerare”.

Cosa le contestavano?
“L’ho capito solo leggendo i cartelli. Slogan senza tempo, che potevano essere adattati, indifferentemente, a cinque, dieci, quindici anni fa. “No alla privatizzazione”, ma noi non privatizziamo niente. “No ai soldi alle paritarie”, ma noi non diamo soldi alle scuole paritarie. Una signora mi urlava: “Vogliamo la formazione”. Ma è quello che stiamo facendo, di grazia. La negazione della verità si era trasformata in una contestazione surreale”.

Continuerà a presentare la Buona scuola nel paese?
“Certo, le urla antidemocratiche non mi fermano. La consultazione sulla Buona scuola, noi, l’abbiamo fatta davvero. Via internet siamo entrati nelle case di due milioni di persone”.

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