Scuola, i sindacati a muso duro contro Renzi: «Faremo sciopero durante gli scrutini»

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Contro il Ddl Renzi-Giannini-Pd. Da piazza del Pantheon a Roma la risposta dei sindacati al garante Alesse. Pantaleo (Flc-Cgil): «Se il garante pensa di mettere in discussione il diritto allo sciopero, sappia che la reazione sarà dura. Noi vogliamo scioperare anche nel periodo degli scrutini, nel rispetto della scuola, degli studenti e delle famiglie». Barbagallo (Uil): «Possono votare la riforma della scuola, ma non sarà mai applicata». La mobilitazione continua da lunedì 18 a mercoledì 20

di Roberto Ciccarelli, il manifesto 15.5.2015

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«Se il garante pensa di met­tere in discus­sione il diritto allo scio­pero, sap­pia che la rea­zione sarà dura. Noi vogliamo scio­pe­rare anche nel periodo degli scru­tini, nel rispetto della scuola, degli stu­denti e delle fami­glie. Per que­sto non accet­tiamo ricatti». Que­sta è la rispo­sta, deter­mi­nata, del segre­ta­rio Flc-Cgil Dome­nico Pan­ta­leo al Garante degli scio­peri Roberto Alesse e al pre­si­dente del Con­si­glio Renzi secondo il quale «la stra­grande mag­gio­ranza degli inse­gnanti sono per­sone serie e per­bene e non met­te­reb­bero a rischio i pro­pri ragazzi e il lavoro degli inse­gnanti con il blocco degli scru­tini». L’assemblea orga­niz­zata dai sin­da­cati Flc, Cisl e Uil Scuola, Snals e Gilda di Roma e Lazio ieri in piazza del Pan­theon si è chiusa con una cer­tezza: lo scio­pero ci sarà e sarà duro. A meno che il governo e il Pd non cam­bino pro­fon­da­mente la riforma della scuola, accet­tando di ridi­scu­terla da cima a fondo.

I toni dei sin­da­ca­li­sti, tra­spor­tati dalla base degli inse­gnanti defi­nita più volte dal palco «infe­ro­cita» con­tro Renzi, non hanno lasciato alcun dub­bio. «Cono­sciamo per­fet­ta­mente la legge che rego­la­menta gli scio­peri — ha detto Di Menna (Uil Scuola) — Si può fare slit­tare gli scru­tini per un mas­simo di quat­tro giorni. Lo scio­pero si fa nel rispetto della legge. Il governo ha creato uno scon­tro con la scuola e quindi con il paese. Lo scio­pero degli scru­tini è una forma di lotta neces­sa­ria che il governo non può evi­tare. Andremo avanti». Quando la riforma sarà legge — ha avver­tito il segre­ta­rio gene­rale della Uil Car­melo Bar­ba­gallo — per il governo la situa­zione diven­terà inge­sti­bile. «Pos­sono votarla — ha detto — ma nella scuola quella riforma non sarà mai appli­cata. Non siamo dispo­ni­bili a fare un accordo comun­que sia: vogliamo modi­fi­che pro­fonde al Ddl». Da set­tem­bre Renzi affron­terà dun­que un con­flitto mole­co­lare ancora più intenso, in ogni classe, in ogni isti­tuto, per tutto il pros­simo anno scolastico.

Ecco come sarà effet­tuato il primo scio­pero degli scru­tini dal 1989 quando i docenti si asten­nero per 15 minuti a testa. Sta­volta è pro­ba­bile che i sin­da­cati, in maniera uni­ta­ria, si aster­ranno per ventiquattr’ore facendo slit­tare gli scru­tini diquat­tro giorni fino all’ultimo giorno utile, quello prima dell’esame di matu­rità (a Roma il 16 giu­gno). È una forma di pro­te­sta cla­mo­rosa e gli equi­li­bri sono deli­cati. I ragazzi ini­zie­ranno l’esame senza cono­scere il voto di ingresso. In attesa di un defi­ni­tivo chia­ri­mento sulle moda­lità dello scio­pero, la mobi­li­ta­zione con­ti­nuerà in maniera uni­ta­ria a par­tire da lunedì a Roma a piazza Mon­te­ci­to­rio e in tutte le città ita­liane. Il 18 e 19 mag­gio è pre­vi­sto uno «spea­kers’ cor­ner». Mer­co­ledì 20, giorno del via libera della riforma alla Camera, in tutti gli isti­tuti della Capi­tale sarà indetta un’assemblea di tre ore dalle 9 per per­met­tere di rag­giun­gere il pre­si­dio a Mon­te­ci­to­rio: «la piazza della scuola ita­liana» la chia­mano i sin­da­cati. L’idea della Gilda è orga­niz­zare una «catena umana» attorno alla Camera. Lo slo­gan: «Rifor­miamo la scuola, ma rifor­mia­mola insieme». Il 28 mag­gio a Roma sarà orga­niz­zata un’altra mani­fe­sta­zione di pro­te­sta men­tre le com­mis­sioni al Senato ini­zie­ranno a lavo­rare sul Ddl.

Al pre­si­dio di ieri al Pan­theon hanno par­te­ci­pato dele­ga­zioni di par­la­men­tari Pd, 5 Stelle, Sel dopo che è stata accor­data l’interruzione di un’ora della discus­sione richie­sta dal capo­gruppo Sel alla Camera Arturo Scotto. Tra gli altri c’erano i depu­tati della mino­ranza Dem, Alfredo D’Attorre e Ste­fano Fas­sina. Quest’ultimo, prima di inter­ve­nire dal palco, è stato con­te­stato da alcuni docenti che hanno urlato: «La sini­stra non si svende». Con­te­state dura­mente anche le depu­tate ren­ziane Anna Ascani e Simona Mal­pezzi: «A casa! A casa!». In piazza, tra le tele­ca­mere del «circo media­tico» c’era la pre­senza impo­nente di Ales­san­dro Di Bat­ti­sta (Cin­que Stelle), Giu­seppe Civati che ha già lasciato il Pd, Fabio Ram­pelli di Fdi, e un folto gruppo di ber­sa­niani, tra i quali Epi­fani, Stumpo, Gior­gis, Enza Bruno Bos­sio, Danilo Leva. E poi Gianni Cuperlo. Seduto in una pol­trona di vimini, chie­sta in pre­stito da un bar, Marco Pan­nella dei Radi­cali fumava un sigaro: ««Renzi alla lava­gna? — ha detto — Ma chi cazzo è? Sono troppo vec­chio, io Renzi non lo cono­sco». In una piazza distratta dall’andirivieni dei turi­sti sor­presi, ieri era pal­pa­bile la distanza tra il governo, il par­la­mento e il mondo mag­gio­ri­ta­rio di una scuola inquieta e pronta al conflitto.

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