Scuola, il governo accelera. Oggi in aula al senato, domani la fiducia

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di Giampiero Di Santo,  ItaliaOggi  24.6.2015.  

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Maxiemendamento ieri, mediazione anche oggi quando il ddl approderà in aula a palazzo Madama e in buona parte domani, infine il voto di fiducia che consentirà al governo di portare a casa l’approvazione da parte del senato del disegno di legge La buona scuola, il successivo sì della camera e 100.000 assunzioni entro il dicembre del 2015. Attraverso trattative, dialogo e aperture nei confronti delle richieste della minoranza del Pd, il premier Matteo Renzi ha impresso una svolta al difficile percorso della riforma della scuola. Renzi, nelle ultime settimane, ha deciso di evitare il doppio rischio di trovarsi di fronte a uno sciopero nazionale contro il provvedimento e alla necessità quindi di ritirarlo. Così, per evitare uno smacco che avrebbe compromesso in modo forse irreparabile la sua immagine, il presidente del consiglio ha aperto canali di colloquio con gli oppositori interni più duri, in particolare Walter Tocci e Corradino Mineo, entrambi in commissione Istruzione di palazzo Madama  e, come ha spiegato ai suoi, ha «chiesto consigli a tutti, persino a Tocci». Il risultato è appunto il maxiemendamento aperto ai suggerimenti della minoranza del Pd e soprattutto che fa entrare subito in vigore le parti della riforma sulla quale l’accordo è totale, in particolare appunto le assunzioni, e fa slittare invece al 2016 i punti più controversi.  Certo, la minoranza dem al Senato chiede che la valutazione dei professori sia affidata a un organismo nazionale esterno e che gli insegnanti di sostegno restino docenti per la classe come tutti gli altri. Ma sembra certo che con questo nuovo impianto i 23 senatori della minoranza dem voteranno quasi al completo per la fiducia. Era stata del resto la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini, intervenuta ieri in commissione Istruzione a Palazzo Madama, a spiegare che “l’emendamento interamente sostitutivo presentato dai relatori è un ottimo lavoro di sintesi che accoglie alcune richieste e che contiene la fattibilità del piano delle assunzioni. Spero che il disegno di legge La Buona scuola vada a buon fine. il provvedimento mette 3 miliardi nelle casse della scuola pubblica”. Giannini ha sostenuto che il maxiemendamento garantisce la “fattibilità del piano di assunzioni entro l’inizio del prossimo anno scolastico”. Certo è che le opposizioni non hannoraccolto l’invito a ritirare gli emendamenti. M5S ha detto no già lunedì i a qualsiasi ipotesi di mediazione e ieri è stata la Lega Nord, attraverso il capogruppo al Palazzo Madama Gian Marco Centinaio,  a confermare la presentazione di 130 proposte di modifica: “Giannini e Renzi dicono che l’opposizione deve ridurre il numero degli emendamenti alla riforma della scuola. Peccato che abbiano posticipato ancora la commissione. Dai calcoli che abbiamo in mano su 70 ore di lavoro previste in commissione per colpa del Pd abbiamo lavorato solo 18 ore. Avremmo quindi potuto tranquillamente votare tutti gli emendamenti. Renzi con le sue continue minacce è ridicolo, continua a dire che è nostra la responsabilità della mancata assunzione dei precari. Nella realtà dei fatti la colpa è del dittatorino di Firenze che castra il lavoro parlamentare per non trattare davvero le problematiche della riforma. Metterà la fiducia non perché le opposizioni fanno ostruzionismo ma perché non è in grado di garantire la maggioranza. La Lega ha presentato 130 emendamenti di merito, non c’è mai stata da parte nostra volontà di ostruzionismo quindi non ritireremo nulla. Noi vogliamo parlare davvero e migliorare la riforma fuffa”.

I Contenuti del maxiemendamento
Centomila assunzioni entro il prossimo mese di agosto, ma un parte della riforma slitta al 2016/2017. Ecco il compromesso che esce dal maxiemendamento. Le 100mila assunzioni previste dalla Buona scuola scatteranno tutte dal primo settembre 2015 e saranno appannaggio dei vincitori dell’ultimo concorso a posti  –  quello del 2012  –  e degli inclusi nelle graduatorie ad esaurimento. Ma soltanto una parte potrà restare nelle provincia della graduatorie in cui si trova inserita. Se la proposta si trasformerà in legge, entro poche settimane oltre 50mila precari dovranno scegliere un’altra provincia o un’altra regione italiana e rimanere pronti a un eventuale trasferimento a tempo di record. Slittano al 2016-17, invece, l’organico dell’autonomia e la chiamata diretta da parte dei presidi. Anche i ruoli del personale docente si trasformeranno in ruoli regionali a partire dallo stesso anno, quando la mobilità non avverrà più tra le scuole ma tra gli albi. Prima verrà avviato un piano di mobilità straordinario per consentire a tutti coloro che volessero avvicinarsi a casa di farlo, prima dell’assunzione dei 100mila precari in lista d’attesa. Per i precari di seconda fascia che rientrano nella sentenza della Corte di giustizia europea,  che ha condannato l’Italia per abuso di precariato nella scuola, si aprono le porte di un concorso pubblico, da bandire entro il prossimo primo settembre, nel quale il servizio prestato per almeno 180 giorni verrà valorizzato attraverso un punteggio aggiuntivo. Sarà il preside a valutare i nuovi immessi in ruolo, sentito il parere del Comitato di valutazione che nascerà in ogni scuola. Prenderà il via dal prossimo anno scolastico,  invece la valorizzazione del merito degli insegnanti, cui sono destinati 200 milioni all’anno. E sarà sempre il preside-sceriffo, sulla base dei criteri confezionati dal Comitato di valutazione, a distribuire i premi agli insegnanti “migliori”. Il Comitato sarà presieduto dal dirigente scolastico. E sarà composto da tre docenti, due genitori  –  uno studente e un genitori al superiore  e un rappresentante nominato dell’Ufficio scolastico regionale. Restano le detrazioni fiscali per le famiglie che optano per le scuole paritarie e la possibilità di donare finanziamenti liberali alle scuole: statali e paritarie. Viene però introdotto, accogliendo le richieste di opposizioni e minoranza Pd, un tetto di 100 mila euro per le erogazioni liberali alle scuole fatte da privati o associazioni e un fondo perequativo da destinare agli istituti che ricevono meno donazioni volontarie rispetto alla media nazionale.

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