Scuola, il governo apre ai sindacati: convocati d’urgenza

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Che cosa cambierà nel disegno di legge sulla scuola dopo questo incontro?
A sentire chi in Parlamento ha seguito il decreto in questi giorni, lo spazio per altre modifiche è poco

di Gianna Fregonara,  Il Corriere della Sera  12.5.2015

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Roma Alla fine i sindacati varcheranno il portone di Palazzo Chigi. Non vedranno il premier Renzi ma il sottosegretario De Vincenti e ben quattro ministri: Boschi, Madia, Delrio e Giannini. Oggi alle 15 all’incontro nella Sala Verde, convocato ieri sera dopo una ennesima giornata di tensione sul tema scuola, ci saranno anche i tre leader di Cgil, Cisl e Uil
Camusso, Furlan e Barbagallo. Domani, fanno sapere da Palazzo Chigi, i ministri vedranno anche i rappresentanti di genitori e studenti. Dopo le parole di domenica del ministro Boschi che sembravano aver chiuso nuovamente la partita della scuola e del confronto con i sindacati e dopo l’approvazione in commissione del testo corretto del disegno di legge, ieri sera c’è stato un nuovo cambio di marcia. Da Palazzo Chigi fanno trapelare il pensiero di Renzi, che sul tema scuola resta molto preoccupato: «Non andiamo appresso ai troll e alle catene autogenerate, ma siamo rispettosi del mondo della scuola che è molto più variegato e plurale di come lo vorrebbe l’ala più dura. Parliamo con tutti, ascoltiamo tutti, pronti a mettere in campo tutte le iniziative di confronto per spiegare meglio la riforma e migliorarla. Ma non ci spaventano le catene di Sant’antonio su Twitter, ci interessa il bene dei ragazzi e delle famiglie».
Che cosa cambierà nel disegno di legge sulla scuola dopo questo incontro? A sentire chi in Parlamento ha seguito il decreto in questi giorni, lo spazio per altre modifiche è poco, anche perché qualche cambiamento è già stato fatto dopo lo sciopero della settimana scorsa. La scelta degli insegnanti da parte dei presidi è stata in gran parte ridimensionata e per quanto riguarda i precari alla fine il governo è stato costretto a rivedere il no all’assunzione degli idonei dell’ultimo concorso (anche se dal 2016 e non da subito) e a trasformare il prossimo concorso in una ulteriore stabilizzazione di insegnanti (almeno di una parte) che non fanno parte delle graduatorie ad esaurimento.
E tuttavia questi cambiamenti non hanno rasserenato il clima delle scuole, dove si prepara oggi un nuovo sciopero e c’è il rischio che scrutini e fine dell’anno diventino un periodo di nuove frizioni. Senza contare che l’esecutivo non si può permettere, il prossimo settembre, di affrontare l’inizio della riforma che sarà comunque complicato avendo il mondo della scuola, genitori e studenti compresi, contro.

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