Scuola italiana: professori concentrati sulle performance, studenti scontenti e impreparati

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di Patrizia Del Pidio,  Orizzonte Scuola 15.4.2015

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La foto che rimanda l’Ocse della scuola Italiana non è affatto incoraggiante, quello che emerge dai focus di Pisa  è un ritratto poco lusinghiero della nostra scuola dove studenti scontenti e poco preparati fanno da contraltare a docenti troppo concentrati sulle performance e sui voti.

Quello che lamentano gli studenti è una insoddisfazione generalizzata nel rapporto con i professori che pensano più ai voti che al benessere dei ragazzi.

Dal focus di Pisa emerge che un buon rapporto con i professori vanno ad influenzare il profitto dei giovani poiché studenti più felici sono anche più brillanti.

L’Italia nella classifica Ocse resta al di sotto della media con Paesi come Argentina, Russia, Grecia e Stati Uniti. Per quanto riguarda il livello dei voti di matematica l’Italia totalizza 485 contro la media 494.

In Italia solo il 75% degli studenti è felice di andare a scuola, dato che cozza contro il 80% della media Ocse.

La media dei voti in Paesi come Giappone, Cina Singapore e Liechtenstein è tra i 550 e 600 e la felicità degli studenti sfiora il 90%.

La felicità dei giovani asiatici è sottolineato dall’Ocse che fa notare che nella maggior parte della scuole di questi Paesi i presidi danno molto più peso al benessere emotivo degli studenti più che alle loro competenze scientifiche. In Italia solo il 60% dei dirigenti la pensa in questo modo.

Francesca Borgonovi, economista dell’Ocse e autrice dello studio fa notare che in Italia gli insegnanti pensano soprattutto alle performance dei ragazzi e ai loro voti perché uno degli obiettivi principali del nostro Paese è quello di migliorare la preparazione degli studenti. Purtroppo lo si fa trascurando il benessere dei giovani che sono demotivati andando a vanificare tutti gli sforzi per migliorare la preparazione. Secondo la Borgonovi si rischia un paradossale corto circuito in questo modo trasformando l’insoddisfazione degli studenti in un elevato numero di assenze e ritardi.

Quello che va cambiato secondo l’economista è l’approccio con gli studenti che sempre più spesso si annoiano sui banchi di scuola. Sarebbe possibile secondo la Borgonovi superando «l’insegnamento frontale che è anacronistico e poco legato all’apprendimento, oltre che poco legato al wellbeing dei ragazzi» e cercando di sperimentare, invece,  «l’insegnamento per progetti, facendo lavori di gruppo, dando ai ragazzi la possibilità di fare domande, come avviene in Giappone».

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