Scuola, la notte dei precari è passata. Ma i problemi sono appena iniziati

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di Michele Sasso  l’Espresso, 2.9.2015.  

Il ministero dell’Istruzione ha pubblicato le lettere di incarico della famosa fase B della riforma. Ma adesso si prevedono le proteste del sindacato che annuncia ricorsi anti-trasferimento forzato. E rimangono i posti scoperti per le cattedre di sostegno e i precari della materne a spasso

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L’ora X dei docenti italiani è scoccata stanotte: 60mila insegnanti precari che aspettano l’assunzione hanno finalmente scoperto dove andranno ad insegnare. La “lotteria”, come l’hanno definita gli addetti ai lavori, per occupare una delle 16mila cattedre disponibili da Reggio Calabria a Gorizia.
Dopo mezzanotte sul sito del ministero dell’Istruzione si è svelata la propria sorte. Per decidere avranno dieci giorni di tempo. Entro la mezzanotte dell’11 settembre, infatti, dovranno scegliere se accettare o meno la proposta.
«I docenti destinatari – recitano le disposizioni ufficiali – accettano espressamente la proposta di assunzione entro le ore 24.00 del giorno 11 settembre 2015, esclusivamente avvalendosi delle apposite funzioni disponibili nel citato sistema informativo. Si ricorda che in caso di mancata accettazione, nei termini e con le modalità predetti, i docenti destinatari non possono ricevere ulteriori proposte di assunzione a tempo indeterminato».
Un aut aut che comporta l’esclusione dal piano straordinario voluto dal governo Renzi e la cancellazione da tutte le graduatorie nelle quali si è inseriti. Unica eccezione prevista per i docenti che otterranno una supplenza annuale.
La fase B del piano straordinario previsto dalla Buona scuola è la fase più temuta perché assegnerà cattedre su base nazionale in base alle preferenze segnate dai precari nella loro domanda.
La maggior parte dei posti disponibili si trova al Nord e i prof arrivano soprattutto dal Sud. Perciò la grande paura è quella di avere un’assegnazione molto lontana da casa. Un destino comune per oltre duemila precari in questa prima assegnazione.
Così è andata a Maria P. direttamente dalla Basilicata al Piemonte: «Non avevo nessuna speranza di rimanere nella mia regione e così ho scelto Torino e mi è andata bene. Ho messo in conto di partire e vivere lontano da casa per qualche anno. Certo, sono sacrifici ma che devo fare per insegnare?».
Carmen insegna Lettere alle superiori, è siciliana e ha 45 anni: «Ho quindici anni di servizio, un marito e due figli a Catania e sono finita in Valtellina. In pratica mi chiedono di scegliere tra il lavoro e la famiglia e non so quale strada prendere. Saranno dieci giorni di angoscia prima di prendere una decisione».

LA SELEZIONE E I POSTI PERDUTI
Il sindacato Anief ha bollato come “assurda” la selezione del Miur, usando il meccanismo delle collocazioni in “coda”: già bocciata dai giudici della Consulta, in pratica viene presa in considerazione solo la prima provincia di preferenza. In tutte le altre 99 province i candidati al ruolo vengono relegati in fondo alle graduatorie, anche se hanno 100 o 200 punti in più.
Marcello Pacifico del sindacato Anief annuncia battaglia: «Saranno in migliaia i docenti che verranno collocati on line in province inaspettatamente lontane. Assunzioni al buio che chiederanno spiegazioni ai giudici, con il nostro patrocinio. È un vero ricatto, perché coloro che non accettano la proposta di assunzione, non partecipano alle fasi successive del  piano di assunzioni e sono definitivamente esclusi dalle graduatorie di merito e ad esaurimento in cui sono iscritti».
Per l’amministrazione scolastica, in pratica, un precario che ha fatto domanda deve obbligatoriamente accettare la sede prescelta dall’algoritmo predisposto dal Miur, anche se abita a Caltanissetta e la “ruota della fortuna” lo ha spedito a Cuneo: in caso contrario può dire addio all’insegnamento.
E il posto lasciato libero non potrà essere nemmeno recuperato: andrà a supplenza annuale sino al 31 agosto 2016.
In questo modo – prevedono i sindacati – un terzo delle assunzioni di questa tornata rimarranno scoperte, escludendo tutti gli abilitati che non rientrano nelle due graduatorie previste dalla Buona scuola.
Ecco i numeri elaborati: andranno perduti ben 3.671 posti di sostegno – su infanzia, primaria e media – a fronte di 8.797 messi a bando. Lo stesso destino riguarda diverse altre cattedre su materia comune, in particolare le 1.500 di matematica alle medie.

IL SOSTEGNO SCOPERTO
In tutto sono 16.210 i posti disponibili per la fase B. Di questi oltre la metà (8.797) riguardano cattedre di sostegno. Ma ad aggiungere caos al caos arriva lo sconforto dei numeri: con l’inizio delle lezioni molti alunni disabili rimarranno senza insegnanti.
«A Milano il grosso dei posti vuoti sono sul sostegno: ne mancano 1.900», ha detto il provveditore di Milano, Marco Bussetti, ricordando anche che i numeri di studenti disabili negli ultimi anni sono sempre in aumento: «più di 12mila. Sono arrivate 700 certificazioni in più solo nell’ultimo mese. E noi non abbiamo insegnanti per loro nonostante potremmo assumerne tantissimi».
E non è solo una necessità delle città del Nord, «perché lo stesso problema c’è in Sicilia o in Calabria: mancano gli specialisti, non ce ne sono in tutta Italia». Anche perché quelli che ci sono continuano a fare i supplenti.
La gravità del dato è che si tratta di una costante della ripresa delle lezioni: anche «lo scorso anno, pur essendovi la copertura, ben 4.000 posti di sostengo al nord non sono stati assegnati». Risultato? Il caso-limite di Sara, diciasette anni e costretta a rimanere alle medie.
E oggi siamo punto e daccapo. La carenza di docenti specializzati per i disabili riguarda tutte le regioni: “Nel Lazio mancano circa 700 insegnanti di sostegno”. La situazione in provincia non è migliore: a Pistoia ci sono “46 cattedre vuote sul sostegno, ma mancano gli insegnanti”, a Prato le immissioni in ruolo non sono bastate: rimangono da coprire 34 cattedre per il sostegno.
A complicare il quadro anche i 10mila insegnanti precari delle scuole materne che non possono essere riconfermati. La storia è lunga: i Comuni, che gestiscono gli asili, sono andati avanti grazie alle supplenze annuali, cioè usando docenti precari per anni e anni.
Ora non si può più: una sentenza della Corte di giustizia europea dello scorso novembre ha sancito che vale per la scuola quello che vale per gli altri, cioè che dopo 36 mesi di proroga dei contratti a termine il lavoratore deve essere assunto. E con la riforma della Buona scuola sono rimasti a spasso.

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