“Scuola-lavoro per combattere la disoccupazione”. E raddoppiano i ragazzi che la scelgono

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di Caterina Pasolini,  la Repubblica, 18.10.2016 

– Sempre più partecipano alla formula: sono più di 650mila con un aumento del 137 per cento. E molte aziende offrono l’occasione di fare il praticantato da Zara a Bosch. Per la Giannini: “Dobbiamo aggredire il nemico della disoccupazione”. 

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ROMA – Usciti da scuola vanno nelle fabbriche e nelle aziende, nelle associazioni del terzo settore, nelle pubbliche amministrazioni e biblioteche. Una sorta di ripresa delle botteghe artigiane rinascimentali. Per combattere l’incubo di un futuro da disoccupati cresce il numero dei ragazzi che partecipano all’alternanza scuola lavoro, diventata obbligatoria con la riforma la buona scuola che prevede 300 ore nel triennio. E il governo ha già investito 100 milioni di risorse per favorire l’alternanza. C’è stato un aumento del 137 per cento nelle frequenze e il boom è avvenuto soprattutto nei licei dove mediamente partecipano nove ragazzi su dieci. Ma la Cgil ha presentato un’indagine dettagliata sull’argomento fatta in 87 province che dimostra ancora una volta come al sud ci sono meno opportunità per i giovani.

Tra Zara a Bosch 27mila nuovi posti. Ma la vera novità è che 27mila nuovi posti in grandi aziende da coop a Zara da Bosch a McDonald’s. I dati sono stati presentati oggi dalla ministra all’istruzione Stefania Giannini che  ha annunciato che 27mila posti per studenti coinvolti nel progetto saranno messi a disposizione dal prossimo anno scolastico da grandi imprese come Accenture, Bosch, Consiglio Nazionale Forense, Coop, Dallara, Eni, Fondo Ambiente Italiano, Fca, General Electric, Hpe, Ibm, Intesa Sanpaolo, Loccioni, McDonald’s, Poste Italiane e Zara.

La ministra Giannini. “Perché fare alternanza? Noi con la legge sulla buona scuola abbiamo dato una struttura permanente  ad una pratica già esistente in molte scuole, ma era occasionale”, lo ha detto la ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, alla presentazione dei dati nazionali sull’Alternanza Scuola-Lavoro. E ha aggiunto:  “Fare alternanza strutturalmente significa affrontare tre sfide, una sfida economica, una sfida sociale e soprattutto una sfida culturale. Oggi si deve aggredire il nemico più temibile in Europa che è la disoccupazione giovanile, nell’arco di tre anni avere numeri significativi di studenti coinvolti significa poter dare anche risposte economiche molto importanti”. Per la ministra: “Dopo un primo anno di grande dinamismo ora dobbiamo lavorare tutti insieme, come sistema Paese, per innalzare sempre di più i livelli di qualità dei percorsi attivati. Lo faremo a partire da iniziative come quella che lanciamo oggi, ‘I Campioni dell’Alternanza’. Forniremo poi agli studenti, alle famiglie e alle istituzioni scolastiche, gli strumenti necessari per conoscere meglio i loro diritti e doveri, per incrociare le necessità delle scuole con le offerte di istituzioni e aziende pronte ad ospitare studenti, per dare ai nostri docenti le competenze necessarie per gestire questi processi”.

Ecco dove fanno l’alternanza classi lavoro. Ma veniamo ai dati che raccontano come sia cambiata e cresciuta la partecipazione, grazie ad accordi più frequenti al nord e meno a sud, tra scuole e mondo del lavoro, No profit, pubbliche amministrazioni. Se nell’anno scolastico 2014/2015, prima dell’obbligatorietà, gli studenti coinvolti erano 273.000 e il 54% delle scuole faceva alternanza. Nell’anno scolastico 2015/2016 hanno partecipato 652.641 ragazzi, con un incremento del 139%. Le scuole che hanno fatto alternanza sono passate dal 54% al 96%. I percorsi di alternanza attivi sono passati da 11.585 a 29.437 (+154%). Le strutture ospitanti sono state 149.795 (+41%).

Dove hanno fatto alternanza gli studenti? Soprattutto in imprese (36,1% dei casi), a scuola con l’impresa simulata o svolgendo attività interne, ad esempio nelle biblioteche (12,4%), nelle pubbliche amministrazioni (8,5%), nel settore No profit (7,6%) e per la restante percentuale in studi professionali, ordini, associazioni di categoria. Anche se nel complesso, purtroppo, sono ancora due milioni su otto i ragazzi che non studiano e non lavorano.

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