Scuola, non solo degrado e insicurezza: Legambiente racconta le dieci storie più virtuose e innovative

Fatto_lofo15di Luisiana Gaita,  Il Fatto Quotidiano, 18.10.2017 

– Nel suo dossier Ecosistema scuola 2017, l’associazione ha censito le criticità degli edifici scolastici del nostro Paese: il 43,8% avrebbe bisogno di manutenzione urgente. Ma da Nord a Sud, c’è anche chi ha saputo trasformare e investire verso efficienza energetica e resistenza strutturale. Ecco le loro storie

Di questo passo occorreranno altri 113 anni per mettere in sicurezza le scuole nelle aree più fragili del Paese. Questa la conclusione a cui giunge Legambiente nel dossier ‘Ecosistema scuola 2017’. Poche luci e molte ombre nel complesso della qualità del patrimonio edilizio scolastico italiano, con il 43,8% degli edifici dei comuni capoluogo che necessita di manutenzione urgente. Eppure da qualche parte bisogna iniziare. E da qualche parte qualcosa si sta già facendo, da Nord a Sud. Tra i comuni virtuosi ci sono Trento (che eccelle per sicurezza delle scuole con edifici certificati e nessun bisogno di interventi di manutenzione urgenti), Firenze (per capacità di investimenti in proprio e in manutenzione ordinaria e straordinaria) e Cosenza che spicca per capacità di reperire fondi nazionali e regionali e quindi, di progettare. Così Legambiente ha raccontato dieci storie di altrettante scuole virtuose e innovative che indicano la strada per una nuova cultura scolastica.

L’ESEMPIO DALL’AREA COLPITA DAL SISMA – È significativo che proprio nella provincia dell’Aquila si trovi un comune, Avezzano, che fa scuola e dimostra che rendere sicuri gli istituti scolastici è possibile. “Il Comune – spiega Legambiente nel rapporto – ha sfruttato con efficienza i fondi della ricostruzione post terremoto del 2009, demolendo vecchi edifici scolastici, risalenti agli anni ’60 e realizzandone di nuovi”. È il risultato del programma di adeguamento del patrimonio di edilizia scolastica dell’amministrazione comunale che ha portato in pochi anni alla demolizione di due plessi e alla sostituzione con edifici nuovi. Un altro è in costruzione. L’intervento di ricostruzione della scuola secondaria di primo grado ‘Vivenza’, ha previsto la demolizione di un’ala dell’istituto. L’opera è stata poi realizzata con telai in cemento armato e presenta una regolarità geometrica che consente di escludere, in caso di sisma, significativi fenomeni legati alle sollecitazioni. Le coperture dei due corpi di fabbrica che la compongono sono state realizzate in legno lamellare che consente una maggiore leggerezza. Il solaio di copertura in legno, invece, attenua di molto l’incidenza delle sollecitazioni alle strutture in caso di sisma.

SE IL NUOVO CONVIVE CON IL VECCHIO – È stato invece inaugurato ad aprile 2017 il polo scolastico di Collecchio(Parma). Si tratta di un edificio all’avanguardia collegato ai due preesistenti. Per realizzarlo sono serviti poco più di 12 mesi, durante i quali ci si è attenuti alle specifiche di qualità richieste dal protocollo Passivhaus, uno standard costruttivo a basso consumo energetico. Da esempio anche le nuove aule del Liceo Musicale ‘Augusto Passaglia’ di Lucca, nell’ex convento di Sant’Agostino. La progettazione ha migliorato la sicurezza statica dell’edificio anche rispetto agli effetti di eventi sismici, rispondendo ai più avanzati criteri di efficienza energetica e all’impiego di materiali ecocompatibili. Si trova nella parte alta della Val Venosta, invece, a pochi chilometri dal confine con la Svizzera, la scuola agraria Fürstenburg di Burgusio, nella provincia autonoma di Bolzano. La scuola vanta una storia plurisecolare le cui origini, come residenza dei vescovi di Coira, risalgono al 1278. Negli anni Cinquanta la provincia di Bolzano vi ha insediato una scuola di agraria. II Fürstenburg è dunque un complesso tanto stratificato quanto radicato nel territorio. Per questo, dopo il crollo della torre avvenuto nel 1996, si è deciso di procedere non solo alla sua immediata ricostruzione ma anche di predisporre un progetto di intervento complessivo sul castello.

ALTRE STORIE DI INNOVAZIONE E SOSTENIBILITÀ – È stata inaugurata a maggio 2017 la scuola dell’infanzia ‘Sandro Pertini’ di Bisceglie (BAT). Nella corte interna centrale, c’è una vera e propria aula all’aperto a forma di grembo materno con essenze tipiche del paesaggio locale, alberi e arbusti della macchia mediterranea. È una scuola ad energia quasi zero. Il sistema costruttivo, in setti murari di laterizio armato, è stato scelto per le caratteristiche di isolamento termico e acustico e proprio per le eccezionali prestazioni in zona sismica. La comunità locale ha avuto un ruolo decisivo nella progettazione del nuovo polo scolastico del Comune di Terento, in provincia di Bolzano. L’edificio ospita la scuola dell’infanzia, quella primaria e anche la biblioteca comunale. “Dal confronto con la comunità è nata una scuola all’avanguardia – spiega il rapporto – che riprende gli elementi architettonici della tradizione locale” mentre anche per la costruzione sono stati scelti materiali caratteristici come il larice.

Il plesso scolastico Don Filippo Rinaldi si trova invece a sud-est della città di Roma, in adiacenza al Parco dell’Acquedotto. La struttura è stata realizzata in legno e metallo e utilizza sistemi attivi e passivi per il contenimento dei consumi energetici. Nella speciale lista delle scuole virtuose anche la scuola primaria Rita Levi Montalcini di Felino (Parma), certificata in Classe A Casaclima, frutto di un percorso partecipativo che ha visto coinvolti amministratori, cittadini, insegnanti e genitori. Anche in questo caso la costruzione, interamente a secco, si basa su una struttura di legno che garantisce ecosostenibilità e sicurezza antisismica. Tra gli esempi anche l’asilo nido comunale di Andria (Bat) e la scuola dell’infanzia ‘Pietro Nenni’ di Bagnolo Mella, (Brescia), inaugurata a maggio 2017. Una struttura innovativa perché totalmente progettata a misura di bambino e nel segno della sostenibilità.

Queste storie dimostrano che si può costruire un edificio sicuro anche dove prima c’era una struttura antica e, quindi, a rischio. D’altro canto “quello italiano – spiega il rapporto – può definirsi un patrimonio edilizio scolastico storico. Oltre il 60% degli edifici, infatti, è stato costruito prima del 1976 (quindi prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica) e spesso necessita di interventi di manutenzione urgenti”. Tra l’altro il 41% di essi (15.055) si trova in zona sismica 1 e 2, cioè a rischio di terremoti fortissimi o forti. I soldi messi a disposizione per il miglioramento dell’edilizia scolastica, 9,5 miliardi dal 2014, non hanno contribuito efficacemente al raggiungimento dell’obiettivo: solo 4 miliardi sono stati finanziati per la realizzazione di 12.271 interventi, di cui però risultano conclusi solo la metà. L’investimento fatto ha inciso pochissimo sulle riqualificazioni necessarie, con solo 437 nuove scuole e pochi interventi finalizzati all’efficientamento energetico e alle energie rinnovabili (9% del totale) e solo 505 interventi di adeguamento sismico. Appena il 4%. Eppure sono quelle le storie di edilizia innovativa e sostenibile.

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