Scuola, nuova lite governo-sindacati

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Sulla scuola il premier Renzi non molla e attacca: chi blocca la riforma blocca le assunzioni. Avanti dunque in Parlamento, nonostante le migliaia di emendamenti a cui il Governo risponderà quasi sicuramente con la fiducia, per varare la riforma al Senato entro la prossima settimana e incassare l’ultimo sì alla Camera con un’altra probabile fiducia entro metà luglio, termine ultimo per far scattare il piano da 100mila assunzioni su più tappe, ma comunque già da settembre.

«Non siamo noi che vogliamo fermarci, ma le assunzioni hanno senso solo se cambiamo la scuola, se c’è un nuovo modello organizzativo», ha scritto sabato scorso Renzi sulla sua newsletter enews dove ha ribadito la volontà di portare avanti tutte le riforme, a partire da quelle istituzionali che sfocieranno in un referendum costituzionale nel 2016. Ma è la scuola quella che finora gli sta riservando più spine: il premier ai suoi ha ricordato come le assunzioni «non siano certo un obbligo di legge, ma una intuizione di questo governo che ha scelto di investire sulla scuola a differenza del passato». «Ma assumere senza riorganizzazione – questo lo sfogo di Renzi – significa parcheggiare settantamila persone in un angolo a scuola per dare uno stipendio ai precari». Morale: «Se non passa la riforma saranno assunti solo i precari in base alla normativa vigente». E cioè circa 20mila del turn over.

Sabato sono stati i sindacati ad alzare di nuovo la pressione: serve subito un confronto, prima di nuovi passi avanti del Ddl, hanno ribadito unitariamente Cgil, Cisl e Uil. Che hanno rilanciato la richiesta di assicurare «comunque subito le assunzioni tramite decreto». Il piano dei sindacati è quello di continuare con le iniziative di protesta: a cominciare da martedì 23, giorno in cui in commissione cultura del Senato è prevista la ripresa dell’esame del testo. I due relatori, Francesca Puglisi (Pd) e Franco Conte (Ap), in realtà si incontreranno il giorno prima per limare il pacchetto di modifiche da inserire in un maxi emendamento che dovrebbe tener conto, anche, di alcune richieste delle opposizioni e della minoranza dem. Aggiustamenti che però non soddisfano i sindacati. «È chiaro che nel momento in cui procede a un maxiemendamento e alla fiducia, il Governo rifiuta il confronto con le organizzazioni sindacali e il mondo della scuola», ha detto il segretario della Cgil, Susanna Camusso. I sindacati ricordano che l’impegno, assunto dal Governo il 12 maggio, di avviare un confronto costruttivo per modificare i punti critici del testo di legge «si è risolto in un nulla di fatto». Da qui la richiesta di puntare subito allo scorporo dal Ddl delle 100mila assunzioni per inserirle in un decreto. È proprio il tema delle assunzioni ad essere al centro delle polemiche: «Assumere i precari è una assoluta priorità», ha detto il presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano. Stefano Fassina, tra i dissidenti anti renziani della prima ora nel Pd, accusa Renzi per l’«imbarazzante raggiro» sulla conferenza nazionale sulla scuola annunciata dal premier per inizio luglio praticamente «a legge approvata». Fassina parla anche di «aggiustamenti cosmetici» a un Ddl inviso «alla stragrande maggioranza della scuola».

Ma quali sono gli aggiustamenti che saranno contenuti in questo maxi-articolo su cui si chiederà una quasi scontata fiducia che il presidente del Senato Pietro Grasso ha consigliato di «evitare se possibile»? Dopo le modifiche apportate dalla Camera dei deputati i nuovi possibili correttivi interesseranno le tre questioni chiave della riforma: merito e valutazione dei docenti, autonomia dei presidi nella gestione dell’istituto, e school-bonus. Per quanto riguarda poi il maxi-piano assunzionale da 100.701 posti si dovrebbe procedere “per tappe” e con una sorta di “clausola di salvaguardia” per consentire al ministero di stabilizzare in tranche le persone nel corso dell’anno scolastico 2015-2016: per chi non andrebbe subito in ruolo a settembre, si autorizzerebbe cioè una assunzione solo in termini “giuridici” per salvaguardare la posizione dell’interessato, per la carriera e la pensione, ma l’incarico a tempo indeterminato, dal punto di vista economico, scatterebbe solo a settembre 2016.

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