Scuola, precaria scrive a Renzi: “Odio l’estate, da 30 anni la passo a cercare una cattedra”

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di Stefano Parola  la Repubblica,  25.7.2015.  

Un’insegnante di Scienze di Pino Torinese ha spedito una lettera al premier per raccontare la sua odissea di docente senza posto fisso: “E con i nuovi meccanismi va anche peggio”

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“Buongiorno presidente del Consiglio, le scrivo per informarla che anche quest’anno, come da circa 30 anni, soffro l’estate a causa dello stato di precarietà della mia attività di docente”, scrive Ada Maria Audenino. È una professoressa di scienze di Pino Torinese e dal 1985 passa una parte consistente della bella stagione sempre allo stesso modo: andando in cerca di una cattedra per l’anno scolastico successivo. Quest’anno che il ministero ha cambiato il meccanismo delle assunzioni, la sua situazione è persino peggiorata, così ha deciso di prendere carta e penna e di mandare una lettera al premier Renzi: “Mi toccherà produrre l’ennesima domanda per poter rientrare nella fase nazionale, con il rischio di insegnare lontano da casa alla veneranda età di 53 anni”.

Ada Maria Audenino odia l’estate perché, dice, “mi tocca passare tutto il tempo attaccata al mio pc per conoscere i dettagli delle nomine”. Negli ultimi tempi la sua carriera di “precaria storica”, come si definisce lei stessa, aveva conosciuto un po’ più di tranquillità: “Fino alla fine degli anni 90 – racconta – aspettavo la nomina del preside, prima per supplenze di pochi giorni e poi per quelle annuali. Dal 1997 in poi ho sempre avuto la cattedra per tutto l’anno e nell’ultimo decennio sono riuscita a rimanere nella stessa scuola, il liceo Baldessano-Roccati di Carmagnola, dove ho insegnato a due generazioni di studenti”.

Dopo anni passati nel limbo delle graduatorie a esaurimento, per lei quest’anno potrebbe essere giunto il grande momento dell'”immissione in ruolo”, cioè dell’assunzione a tempo indeterminato. Ma la variabili sono tante. Il ministero completerà la sua infornata di assunzioni passando attraverso quattro fasi e nelle prime due sessioni, che si svolgono in questi giorni, i posti nella classe “A060”, quella di scienze nelle scuole superiori, sono troppo pochi: “Speravo che il contingente fosse maggiore, invece così temo di finire nella graduatoria nazionale. Con il rischio di andare a insegnare chissà dove”, spiega la professoressa Audenino.

Lei naturalmente indicherà la provincia di Torino come prima preferenza, poi tutte le altre, in ordine di scomodità crescente. A quel punti però avrà come concorrenti i prof di scienze di tutta Italia, dunque può essere che qualcun’altro abbia la precedenza rispetto a lei: “Incrocio le dita, perché ho un punteggio abbastanza alto. Purtroppo mi penalizza il fatto di aver insegnato alle scuole medie fino al 2000: tutti quegli anni non mi sono stati considerati nel punteggio per la mia attuale classe di concorso, è come se per 15 anni non avessi fatto la professoressa”.

Paradossalmente, l’unica cosa sicura per Ada Maria Audendino è appunto l’incertezza che caratterizzerà le sue prossime settimane. Le trascorrerà per buona parte davanti al computer: “Ieri – confessa – ho avuto un attimo di panico perché il sito dell’Ufficio scolastico regionale non funzionava più e non riuscivo a leggere le ultime circolari”. Certo, aggiunge, “è un’angoscia cui ormai sono un po’ abituata, ma almeno vorrei che non peggiorasse rispetto agli altri anni”.

La tentazione di mollare tutto è forte, ma il motivo che la spinge a non farlo si capisce nelle ultime righe della sua lettera a Matteo Renzi: “Amo il mio lavoro e non saprei farne un altro. Il giudizio è condiviso anche dai miei allievi e dalle loro famiglie. Ma allora perché è così difficile poter insegnare? Scusi lo sfogo, ma penso sia giunto il momento di vedere riconosciuti gli sforzi di una vita di lavoro”.

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