Scuola, presidi ANP contro i sindacati: «Il governo non faccia passi indietro»

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Tavolo al ministero, resta lo sciopero degli scrutini. Vendola: referendum sulla riforma

di Claudia Voltattorni (cvoltattorni@corriere.it),  Il Corriere della Sera  26.5.2015.  

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Il ministro Stefania Giannini si appella al «senso di responsabilità». Il premier Renzi ribadisce: «Non possiamo assumere tutti» pur sottolineando di voler «ascoltare i genitori, parlare con gli studenti, dialogare con gli insegnanti». I sindacati invece rispondono: «Non ci basta, sullo sciopero degli scrutini andiamo avanti».
Così la Buona Scuola continua il suo percorso. Dopo l’approvazione alla Camera e in attesa del passaggio al Senato, tra audizioni e presentazione di emendamenti al testo, la riforma della scuola continua a dividere. Anzi a spaccare.
I rappresentanti dei lavoratori della scuola aderenti a Flc Cgil, Cisl, UIl, Fnals Confsal, Gilda, sono stati ricevuti ieri al ministero dell’Istruzione dalla Giannini che, in un incontro più pacato di quello a Palazzo Chigi, ha ascoltato e preso appunti. Ma ha ribadito: «Possiamo discutere dei dettagli, ma l’impianto della legge non cambia perché autonomia, valutazione e merito per noi restano centrali». Quindi, riferendosi al blocco degli scrutini e alle altre mobilitazioni confermate «faccio appello al vostro senso di responsabilità». Una piccola apertura potrebbe però esserci proprio sulla valutazione, uno dei temi più controversi. Il ministro ha fatto capire che sul comitato di valutazione composto da docenti, preside ma anche rappresentanti di genitori e, nelle scuole superiori, da studenti, potrebbe arrivare qualche modifica in Senato: «Si può specificare ulteriormente i contenuti del testo per garantirne ancora di più l’oggettività pensata e voluta dal governo». Troppo poco per i sindacati, «disponibilità tutta da verificare» (Massimo Di Menna, Uil). Chiedono passi indietro sul potere dei presidi e passi avanti sulle stabilizzazioni di tutti i precari. E invece, «non c’è stata alcuna risposta concreta» (Mimmo Pantaleo, Cgil), «solo un atto di cortesia» (Rino Di Meglio, Gilda), «incontro unilaterale, senza vero confronto» (Marco Nigi, Snals Confsal). Risultato: «La mobilitazione va avanti», con assemblee e sciopero della prima ora nei due giorni di scrutini.
Ma ieri mattina al Miur c’era anche Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi, che invece al ministro Giannini ha chiesto «di non fare ulteriori passi indietro: perché il testo arrivato da Palazzo Chigi, alla Camera ha subito già troppe modifiche allungandosi e complicandosi perdendo quella semplificazione in norme e procedure originarie di cui invece la scuola ha bisogno da anni». Dunque, dice Rembado, che «al Senato rimangano almeno la possibilità per i presidi di individuare i docenti negli ambiti territoriali e di premiare i prof più meritevoli». Proprio quello che i sindacati chiedono di cambiare cui risponde Andrea Marcucci (Pd), presidente della commissione Istruzione a Palazzo Madama dove da domani iniziano le audizioni: «Il governo Renzi ha detto che il ddl scuola non è prendere o lasciare. Lo stesso principio dovrebbe valere anche per i sindacati». Ma intanto Nichi Vendola (Sel) si dice pronto a raccogliere le firme per un referendum contro «la cattiva scuola di Renzi». Assurdo, risponde Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd e relatrice del ddl al Senato: «Un referendum contro oltre 100 mila assunzioni?».

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