Scuola, primi sì. Renzi: “Discuto, ma poi decido”

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Il premier difende la riforma. Sit-in dei sindacati in piazza: contestati vari parlamentari

La Stampa 15.5.2015.

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Alla Camera arrivano i primi sì alla «Buona scuola». In piazza, invece, prof e sindacati – con in tasca un’altra idea di riforma – chiedono modifiche. E qualche parlamentare, che cerca il dialogo, viene contestato. Il punto di incontro è ancora lontano, dunque. Quel «muro contro muro», scongiurato stamattina dalla Cei, persiste. E così quella di oggi è stata un’altra giornata «calda» per il mondo della scuola. In apertura, la rassicurazione del premier Matteo Renzi in merito alla discussione sul «merito» e «con tutti»: l’importante poi è che dopo la discussione si decida, perché «l’Italia non può perdere tempo». Niente da fare invece sullo stralcio delle assunzioni dei 100 mila precari dal provvedimento. Una decisione «impossibile» – spiega il presidente del consiglio – proprio perché le immissioni in ruolo sono collegate a un nuovo modello di scuola contenuto nel ddl. Non possono viaggiare da sole.

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 La Camera avvia quindi la votazione sui primi articoli del provvedimento. In aula ci sono il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, e il sottosegretario, Davide Faraone. Nel corso della giornata passano i primi articoli, sette dalla mattina alla prima serata. Tutto fila liscio, salvo un piccolo incidente di percorso, dettato da una serie di equivoci: in un emendamento che contiene un’osservazione tecnica della commissione Bilancio e recepito dalla Commissione Cultura, il Governo va sotto. Si tratta di «un’ulteriore chiarezza di indicazione, che non incide con la struttura del testo», precisa il relatore. La Camera dà allora il via libera agli articoli sull’autonomia scolastica – «finalmente si potrà dare piena attuazione all’autonomia», twitta Giannini – sul piano dell’offerta formativa (che aveva fatto discutere l’opposizione per il potere assegnato ai presidi), sul curriculum dello studente, sull’alternanza scuola-lavoro, sull’insegnamento nelle carceri e sugli istituti tecnici superiori, sull’innovazione digitale. Ma se a Montecitorio ci sono pochi intoppi per il governo – e pare avverarsi il «clima di confronto» auspicato dalla Presidente, Laura Boldrini – in piazza suona tutta un’altra musica. Quella della protesta.

Al sit-in promosso al Pantheon da sindacati e insegnanti hanno partecipato anche alcuni parlamentari, durante una pausa della discussione. Un’accoglienza «fredda». Si è registrato un battibecco tra Stefano Fassina, della minoranza Pd, e alcuni precari. Brevemente contestata anche la renziana Simona Malpezzi, della Commissione Cultura, a cui i manifestanti hanno urlato: “Malpezzi vattene”. E per chi questa riforma non la può digerire il dissenso non finisce qui: Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda promettono sit in davanti Montecitorio sia lunedì che martedì. E se non bastasse, alcune sigle sono pronte a bloccare gli scrutini. L’invito arriva dai Cobas. Ma anche la Flc Cgil rivendica il diritto di sciopero, anche nel periodo degli scrutini. Non piacciono dunque le parole del presidente dell’autorità sugli scioperi, Roberto Alesse: «se la proclamazione avvenisse in palese contrasto con la normativa – dice – la proclamazione sarebbe illegittima e spetterebbe all’autorità valutare, oltre alle sanzioni, la precettazione». E sulla querelle interviene anche Renzi, che rassicura: la precettazione è «un tema abbastanza prematuro: è una questione tecnica, se ne parla più in là». Ma, osserva, «la stragrande maggioranza degli insegnanti sono persone serie, perbene e non mettono a rischio i propri ragazzi e il lavoro di un anno con il blocco degli scrutini».

Lunedì allora si ricomincia, chi in piazza, chi in aula. Il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, rinnova la richiesta di «modifiche profonde al ddl». E la leder della Cgil, Susanna Camusso, ribadisce che «da tempo il sistema dell’apprendistato in Italia si è progressivamente deteriorato. Il presidente del consiglio ha detto che si doveva mettere mano alla formazione professionale e costruire un efficace sistema duale. Nella riforma della scuola però non c’è traccia di tutto questo». E anche gli schieramenti politici sono pronti ad affilare le armi, anche in vista delle regionali del 31 maggio.

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