Scuola, Renzi accelera sulla riforma. Montecitorio dice sì ai primi tre articoli

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Il premier insiste: “Dopo aver discusso si decide, l’Italia non può più perdere tempo. Blocco degli scrutini? Parlare di precettazione degli insegnanti è prematuro”. Ma la protesta non si placa: minoranza Pd, Sel ed esponenti M5s all’assemblea convocata dai sindacati.

la Repubblica, 15.5.2015. 

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ROMA –  Si dice “pronto a discutere nel merito di tutto, con tutti, dalla scuola alla pubblica amministrazione” ma Matteo Renzi accelera e, nel giorno in cui nell’aula di Montecitorio passano i primi tre articoli della riforma della scuola, avverte che “dopo aver discusso, si decide” perchè “l’Italia non può più perdere tempo”. Ma la protesta non si ferma, anzi arriva a pochi passi dalla Camera, in piazza del Pantheon, dove i sindacati della scuola hanno convocato un’assemblea a cui partecipano anche esponenti di M5s e della minoranza del Partito democratico.
Ma su un punto il presidente del Consiglio non transige: “Non valutare, e trattare tutti gli insegnanti allo stesso modo, per me è un errore” e allora “gli stipendi non si toccano, ma se ci sono soldi in più, devono andare a chi lo merita”.

Da segnalare che il governo in Aula è stato battuto su un emendamento per un errore tecnico, ma l’accaduto non ha conseguenze sulla legge.  La Camera ha infatti respinto un emendamento della Commissione di merito, che aveva parere favorevole del relatore e del governo, con 130 sì e 163 no. Una bocciatura che ha suscitato qualche polemica in aula con il vice capogruppo del Pd Ettore Rosato che ha precisato: “In una concitata votazione lei- ha detto rivolgendosi al presidente di turno Roberto Giachetti- ha chiuso la votazione mentre il nostro gruppo stava orientandosi sul voto. Per questo è stato bocciato. Non drammatizziamo questo fatto, ma quella votazione si è svolta non dando la possibilità di comprendere quello che  si stava votando”. Giachetti ha poi ammesso il suo errore.

Il nodo delle assunzioni. Altro nodo scottante è quello delle assunzioni. “In passato – ribadisce Renzi – si è giocato troppo sulla pelle dei precari della scuola. Quelli delle Gae noi li assumiamo. Quelli che hanno fatto i corsi di abilitazione ti dicono che vogliono entrare: per queste persone noi pensiamo a una forma concorsuale. Saranno 160mila persone nei prossimi anni ad essere assunti. Centomila quest’anno e 60mila con i concorsi dei prossimi anni”. Ma, sulla questione, il passaggio centrale è il seguente: “Fate le assunzioni e poi vediamo: questo è un meccanismo sbagliato perché trasformerebbe la questione dei precari in un grande ammortizzatore sociale della scuola”.

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Un messaggio diretto anche a chi minaccia il blocco degli scrutini: “Io credo che la stragrande maggioranza degli insegnanti sia gente seria che non terrebbe a rischio il lavoro dei ragazzi con il blocco degli scrutini”. E dunque, “il tema della precettazione è prematuro”, assicura.

Soddisfazione, stamani, è stata espressa dal ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini: “Approvato articolo 1. Finalmente si potrà dare piena attuazione all’autonomia”, scrive su Twitter. “Mi auguro prevalgano buon senso e senso di responsabilità”.

E se resta la contrarietà della Cgil (“non vi è traccia di un sistema duale efficace”, dice infatti Susanna Camusso), Renzi può contare su segnali disgelo dalla minoranza dem: “Mi sembra di capire – afferma Rosy Bindi – che il governo qualche segnale lo dà e se posso dare un suggerimento direi di non farlo cadere, né da una parte né dall’altra”. Resta sulle barricate l’ex premierEnrico Letta: “Ho l’impressione che si sia partiti con il piede sbagliato. La riforma deve essere fatta per bene, non bisogna fare una riforma tanto per dire di averla fatta”. E come lui Stefano Fassina, Pippo Civati, Gianni Cuperlo, che dopo il tour de force dell’aula della Camera si spostano all’assemblea dei sindacati. Con loro anche Arturo Scotto e molti altri parlamentari di Sel e, per il M5s, Alessandro Di Battista che non ha risparmiato critiche ai membri del Pd presenti in piazza: “Renzi li manda qui in avanscoperta, prendono insulti, poi rientrano in aula e fanno come dice lui”. C’erano anche le deputate Pd che difendono la riforma, Anna Ascani e Simona Malpezzi, che sono state contestate.
La Cei sulla scuola. In  mattinata sul tema della scuola è intervenuto anche il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino: “C’è un tentativo di confronto sulla riforma, spero che non ci sia il muro contro muro”. Galantino ha sottolineato che “il problema è che si sta guardando alla scuola da tante prospettive ma poco da quella degli unici protagonisti” vale a dire “i ragazzi”.

Nodo pensioni. Stamani, nel corso della trasmissione di Radio 1, Renzi ha parlato anche di pensioni:  “Restituiremo una parte di questi soldi”, ha detto il premier rispondendo alle domande sul provvedimento del governo dopo la sentenza della Corte Costituzionale sull’indicizzazione delle pensioni più alte. “La Corte non ha detto che non si può fare il blocco della indicizzazione delle pensioni più alte, ma che fatto in quel modo lì, non andava bene. Stiamo studiando il modo per superare il limite della corte e contemporaneamente ridare una parte di quei soldi. Mai ha aggiunto – mi troverà a criticare la sentenza della Corte: sono molto rispettoso delle istituzioni”. “Il governo – ha poi sottolineato citando un celebre slogan di Berlusconi – non metterà le mani nelle tasche degli italiani”.

Renzi usa lo slogan di Berlusconi: “Metteremo le mani nelle tasche degli italiani? No”

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