Scuola, Renzi: no a decreto del governo su assunzione dei precari

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IL DDL 2994 ALL’ESAME DELLA COMMISSIONE ISTRUZIONE DELLA CAMERA

Il premier: aperti ad ogni modifica, chi contesta ha diritto di farlo, ma poi entriamo nel merito.
Corsa contro il tempo per le 100mila stabilizzazioni. Il 5 maggio sciopero

di Claudia Voltattorni (cvoltattorni@corriere.it),  Il Corriere della Sera 29.4.2015

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Roma «Nessun decreto legge sulle assunzioni, non ci saranno strumenti d’urgenza». Piuttosto, «siamo aperti a ogni modifica al ddl se finalizzata all’interesse dei ragazzi e di chi la scuola la vive ogni giorno». Così Matteo Renzi chiude la questione della possibilità di stralciare dal disegno di legge della Buona Scuola con un decreto ad hoc l’assunzione dei 100.701 precari. E anche il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone conferma: «Se abbiamo avviato un percorso parlamentare è perché crediamo che questo percorso parlamentare possa essere portato a compimento». Nonostante ciò, Elena Centemero, responsabile scuola di Forza Italia, torna a chiedere un decreto ad hoc per le assunzioni: «La fiducia sull’Italicum allunga i tempi per l’approvazione del ddl scuola mentre si avvicinano le elezioni regionali e si riduce la finestra temporale per garantire l’immissione in ruolo dei docenti necessari a far partire regolarmente l’anno scolastico. E questo, evidentemente, non per colpa del Parlamento».

Il ddl
I tempi restano infatti strettissimi e sembra sempre più difficile riuscire ad immettere i 100.701 precari in ruolo in tempo per il primo settembre 2015. Il ddl è ancora all’esame della commissione Istruzione e Cultura della Camera, centinaia gli emendamenti al vaglio. Il governo conta di riuscire a portare il testo alla Camera l’11 maggio e di approvarlo definitivamente entro la fine di giugno. «Ce la faremo», dice Faraone. Ma la contestazione del mondo della scuola cresce e si avvicina il 5 maggio, giorno dello sciopero unitario di tutti i sindacati della scuola (Flc Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda, Cobas). A loro Renzi dice: «Chi contesta ha tutto il diritto di farlo. Ma il giorno dopo, per favore, entriamo nel merito, punto per punto. La scuola è un bene troppo prezioso per lasciarlo alle ideologie e agli slogan. Noi siamo pronti a cambiare. Ma la scuola è di famiglie, professori, studenti: non può essere lasciata agli addetti ai lavori».

«Presidi non sceriffi»
Uno dei nodi più criticati della riforma resta il ruolo dei dirigenti scolastici, che nella prima stesura del testo avevano più poteri, potendo decidere il Piano di offerta formativa triennale, scegliendo e premiando i docenti più meritevoli. Ma durante la discussione in commissione, il loro potere si va via riducendo: infatti il consiglio di istituto è tornato ad avere un ruolo più forte e voterà con il preside il Pof triennale. Spiega ancora il premier: «Vogliamo responsabilizzare il preside che non sarà certo uno sceriffo, ma non può neanche essere un passacarte di circolari ministeriali: abbiamo già stralciato la riorganizzazione degli organi collegiali e anzi daremo più ruolo al consiglio di istituto». E sulla valutazione dei prof: «Siamo pronti a discutere nel merito di come valutare i docenti, ma non è possibile che si abbia paura del merito: la stagione del 6 politico è finita, voglio sperare».

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