Scuola, riforma nel caos dopo le contestazioni e la reazione di Stefania Giannini. Parte l’iter parlamentare e arrivano gli scioperi

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  L’Huffington,  27.4.2015

Se l’Italicum è la questione sotto i riflettori su cui, si dice, si sta giocando il futuro del Governo di Matteo Renzi e gli equilibri del Partito democratico e della maggioranza, come e più della legge elettorale la riforma della scuola sta turbando i sonni dell’esecutivo. Le contestazioni al ministro Stefania Giannini, la reazione a caldo di quest’ultima che definisce “squadristi” gli insegnanti che protestano, le tensioni del personale della scuola che minaccia scioperi contro #labuonascuola. Il tutto accentuato dal fatto che si incrina il rapporto con un elettorato di riferimento alla vigilia delle elezioni amministrative.

La Festa dell’Unità di Bologna rischia di trasformarsi in un boomerang per il Pd. Nuove contestazioni potrebbero arrivare nei confronti del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, chiamato in serata a parlare di Jobs act, fino alle conclusioni di Matteo Renzi, previste per domenica. D’altro canto le parole di Stefania Giannini sono state criticate anche all’interno della maggioranza. Se il premier ha puntato il dito contro i contestatori, dicendo che un educatore ascolta, non toglie la parola, nel Pd è stato per primo Stefano Fassina a criticare la ministra, definendo “inaccettabili” le sue parole. Poi Roberto Speranza ha sottolineato che quelle espressioni “me le sarei risparmiate”. PIù duri ancora i toni dell’opposizione, da Lega Nord a Sel.

“Noi squadristi? Ma per favore. Il ministro ci offende profondamente, le sue parole ci indignano” dice alla Repubblica Corradina Scillia, insegnante di Lettere in una scuola media di Bologna, in prima linea alla Festa dell’Unità contro il ministro Giannini. Spiega che “è stato tutto molto enfatizzato, il tentativo di dialogo c’è stato” e “non abbiamo insultato nessuno”, ma presto “il ministro se ne è andato”. Secondo Corradina “c’è un momento cui non riesci più a stare zitto e devi difendere ciò in cui credi. Come la scuola pubblica, che io ho scelto per passione”. Le criticità principali, spiega, sono “la chiamata diretta degli insegnanti da parte dei presidi, gli albi regionali che sono una buffonata, il gioco delle tre carte sulle risorse alla scuola, messe su una voce, tolte da un’altra”. La contestazione è “dovuta alla nostra esasperazione. Fa pensare il fatto – prosegue la prof – che ci sono volute due pentole sbattute per ricordare a tutti che c’è un disagio profondo nel mondo della scuola. I flash mob silenziosi non vengono neanche presi in considerazione“.

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