Scuola, test Invalsi fatali: gli studenti pugliesi tra i peggiori in matematica

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Le prove ministeriali terminano con una insufficienza. Il sottosegretario D’Onghia sottolinea: “Siamo un caso nazionale, cinque anni fa eravamo ai vertici”

di Francesca Russi  la Repubblica,  18.7.2015.  

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Punteggi bassi. Im discesa già da qualche anno. Così gli studenti pugliesi da primi della classe finiscono per prendere l’insufficienza in pagella. I dati dei test Invalsi del 2015 relegano i ragazzi delle scuole pugliesi, soprattutto i 15enni iscritti alle superiori, agli ultimi posti della classifica nazionale delle competenze in Italiano e Matematica. Appena quattro anni fa, nel 2011, erano i primi d’Italia.

«Sulla scuola abbiamo una montagna di risorse, parliamo della Puglia, spese negli ultimi anni. Però i dati ci dicono che la Puglia è una delle regioni che, negli ultimi tre anni, ha avuto la maggior caduta con i testi Invalsi » ha commentato ieri nel corso di un convegno sul futuro delle Università pugliesi il sottosegretario alla Istruzione, Angela D’Onghia. «È pur vero – ha precisato – che i test Invalsi sono stato fatti dal 50% delle scuole, però dobbiamo anche dire che questi dati ci dicono che la Puglia è in caduta».
Il gap di punteggio tra Puglia e altre regioni è significativo in particolare per gli iscritti al secondo anno di superiori alle prese con i calcoli. Il punteggio ottenuto dagli studenti pugliesi in Matematica è di 186 a fronte di una media di 200. È il secondo risultato peggiore d’Italia che gli analisti dei test definiscono “significativamente inferiore alla media dell’Italia”, solo la Sicilia fa peggio con 181.
I ragazzi di Lombardia e il Friuli Venezia Giulia, invece, raggiungono i 215. Un gap di ben 29 punti con i primi. Non va meglio in Italiano, materia in cui i 15enni pugliesi sembrano arrancare con 192 punti su una media di 200, ma a Trento sono a 219. Sotto la media anche gli alunni di terza media. Al test di Matematica totalizzano 193, sopra la media di 190 del Sud ma sotto quella nazionale, sempre di 200. In Italiano il punteggio sale a 195. Più bravi invece alle elementari dove gli alunni di quinta in Matematica si piazzano meglio di Lazio o Liguria e con 201 punti tanti quanti i piccoli iscritti in Piemonte o Emilia Romagna.
«Andrei cauto con questi raffronti – avvisa però Antonio d’Itollo, preside del liceo Flacco di Bari e professore di Pedagogia e Didattica dei sistemi formativi all’Università – sarei più attento a registrare le variazioni nella regione e vedere dove ci sono le criticità. Unire aree disomogenee  è problematico a meno che non si vogliono dare giudizi di tipo socio- culturali per i quali non siamo ben armati». Insomma mettere a paragone Bari e Trento può indurre in errore, dice il professore, anche solo per la numerosità delle scuole presenti sul territorio.
A maggio in Puglia i ragazzi delle scuole superiori hanno promosso il boicottaggio degli Invalsi, ritenuto uno strumento di valutazione escludente e di mera schedatura. Anche questo ha sicuramente influito sui risultati calcolati non su tutte le scuole, ma su un campione per ogni regione.
«Il punto è come questi test vengono preparati e affrontati ragiona d’Itollo – le polemiche che accompagnano questi test probabilmente non giovano. Sono stati sottovalutati e criticati, perchè molti non credono in questi test. Certo la tipologia è migliorabile, ma sono delle prove attendibili. Non dovrebbero tuttavia essere l’unico indicatore per giudicare la tenuta di una scuola o di una regione. Non monitorano, infatti, l’evoluzione negli anni, i ragazzi fanno la prova al secondo anno del liceo ma nel corso del triennio diventano più bravi. E poi – va avanti il preside del classico barese – il test è strutturato in maniera rigida, mi chiedo che senso ha sottoporre alla stessa prova di italiano professionali e licei classici quando i due percorsi di studio prevedono competenze e obiettivi differenti».

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