Scuola, verso incontro governo-sindacati

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Sul tavolo la riforma varata dall’esecutivo. La convocazione dopo la protesta del 5 maggio e le polemiche tra la ministra Boschi e le organizzazioni sindacali. Mercoledì saranno sentite le associazioni degli studenti e dei genitori

  la Repubblica,  11.5.2015.

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ROMA – Domani il governo incontrerà i sindacati della scuola e anche i leader di Cgil, Cisl e Uil Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Per l’esecutivo, oltre alla ministra Stefania Giannini saranno presenti i ministri Maria Elena Boschi, Marianna Madia, Graziano Delrio e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti. Gli incontri, che hanno al centro il ddl “la buona scuola”, si svolgeranno a partire dalle 15 a palazzo Chigi. Mercoledì rappresentanti del governo vedranno anche le associazioni degli studenti e dei genitori. La settimana scorsa incontrando una delegazione del Pd i sindacati avevano sollecitato un confronto con l’esecutivo sul disegno di legge che ha avuto l’ok dalla commissione Cultura della Camera e sta per approdare in aula.

Gli incontri seguono di una settimana lo sciopero e le manifestazioni di protesta contro la riforma della scuola. E la polemica tra governo e sindacati si è accesa negli ultimi giorni, con un botta e risposta tra Boschi (“la scuola solo in mano ai sindacati non funziona”) e le organizzazioni sindacali. Decisa la replica di Camusso: “Questa sua idea che la scuola sarebbe proprietà del sindacato è tipica di un governo che non vuole fare i conti col Paese”. “Viene il sospetto – aggiunge la leader della Cgil – che tanta arroganza che il governo mette nel negare le ragioni delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola sia il segno che in realtà siano loro a non avere un progetto”. Contro la ministra delle Riforme si è scagliata pure la Gilda: “Quando afferma che la scuola è in mano ai sindacati, compie un’opera di vergognosa mistificazione. Lo scorso 5 maggio ha scioperato l’80% degli insegnanti e in piazza a protestare contro una pessima riforma c’era l’intero popolo della scuola”. “I sindacati – fa notare il coordinatore nazionale Rino Di Meglio – sono soltanto uno strumento organizzativo che ha consentito di far emergere il dissenso. Il governo, invece di aprire un dialogo, attraverso i suoi esponenti insulta gli insegnanti”. E avverte: “La lotta degli insegnanti non si ferma, stia sereno chi di dovere”.

Boschi ha replicato a sua volta su Facebook: sulla scuola “ho solo detto una piccola e forse banale verità: la scuola funziona se appartiene alle famiglie, agli insegnanti, agli studenti, al territorio. Non solo ai sindacati. Poi è giusto rispettare il lavoro di tutti, anche dei sindacati. Ma forse è anche giusto rispettare le idee altrui. “Non ho offeso nessuno – continua – Spero che il clima torni disteso, per un confronto di merito equilibrato e civile. Noi ci siamo, pronti ad ascoltare e senza attaccare nessuno”.

Se Giannini ribadisce che il ddl “porterà una rivoluzione educativa”, è evidente che gli insegnanti non intendono stare a guardare come dimostra il bombardamento di post sulla bacheca Facebook del presidente del Consiglio Matteo Renzi. “Noi non voteremo più il Pd perché indignati dal ddl la buona scuola”, recita il messaggio standard, i cui mittenti per lo più si dichiarano insegnanti ed “ex” elettori del Pd.

Mentre il M5S si dice disinteressato della polemica Boschi-sindacati (ma resta convinto che quella varata dall’esecutivo sia una “pessima riforma”), Sel stigmatizza le dichiarazioni della titolare delle Riforme: “Durissimi attacchi ai sindacati rei di aver portato in piazza decine di migliaia di persone contro la buona scuola del governo invece di stare zitti. Peccato che gli insegnanti si sentono rappresentati dai sindacati e non dal governo. Forse è proprio questa la ragione di tanto livore?”. E anche all’ex ministro Gelmini pare esagerato l’accanimento: “Non condivido il fatto di ritenere tutto il sindacato refrattario al cambiamento, non è così. Io stessa sono sempre stata critica con una parte del sindacato, quella più estrema e più refrattaria al cambiamento però non credo che si debba fare di tutta l’erba un fascio”.

Il ddl intanto continua la sua corsa. Licenziato dalla commissione Cultura, prima di arrivare in aula alla Camera (il 14) dovrà ancora superare alcuni esami, primo fra tutti quello della commissione Affari costituzionali (previsto per il primo pomeriggio di domani).

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