Scuole a pezzi, il rapporto: quattro su dieci senza manutenzione

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Cittadinanzattiva: l’«Anagrafe dell’edilizia scolastica è una fotografia sfocata».
La richiesta: chiudere i finanziamenti per #scuolebelle e farli confluire su scuolesicure

di Antonella De Gregorio ,  Il Corriere della Sera  18.9.2015

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Povera scuola. I portoni si aprono ogni anno su edifici poco sicuri (quattro su dieci hanno una manutenzione carente, uno su cinque lesioni strutturali, in quasi la metà dei casi gli interventi strutturali non sono stati effettuati) e più della metà delle scuole si trova in zona a rischio sismico; una su dieci a rischio idrogeologico. Anticipando mediaticamente il varo dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica (su carta nata diciannove anni fa, in realtà farraginosamente avviata durante l’estate e disponibile nella sua versione finale per i primi mesi del 2016) il Miur ha iniziato a fotografare le scuole della Penisola: 42.292, di cui 33.825 attivi e 8.450 non attivi. Diciassette «spenti» per calamità naturali. I dati disponibili al momento, indicano che il 55% è stato costruito prima del 1976 e il 50% prima del 1971 (e quindi molti sono privi del certificato di collaudo statico, obbligatorio solo da quel momento). Per il 48% mancherebbe l’attestato di agibilità.

Anagrafe incompleta

Oggi ad approfondire l’analisi arrivano i dati di Cittadinanzattiva, che ha presentato il «Rapporto su sicurezza, qualità ed accessibilità a scuola» e due indagini su #scuolebelle e «Occhio all’Anagrafe». L’associazione sostiene che l’Anagrafe è ancora non aggiornata e incompleta, chiede di inserire tutte le scuole, di rendere più fruibile il database, di inserire tutti gli indicatori utili, come il documento di valutazione dei rischi e l’indicazione dei piani d’emergenza. Ma soprattutto chiarisce che gli interventi eseguiti nel 2014/2015 e attualmente in corso – quasi tutti ricompresi sotto la voce #scuolebelle – non erano quelli più urgenti. Un dirigente su 3, pur ringraziando, non li aveva richiesti, mentre 7 su 10 avevano bisogno di interventi più urgenti per la loro scuola. Nel 72,5% dei casi, i presidi abbiano contemporaneamente richiesto altri interventi ben più complessi ed urgenti di manutenzione e di messa in sicurezza.

Gli interventi

Del centinaio di scuole monitorate da Cittadinanzattiva, gli interventi eseguiti hanno riguardato per l’80% il decoro, ossia tinteggiature di ambienti esterni o interni, verniciatura di cancelli e recinzioni, pulizia di vetri e infissi; per il 25% la piccola manutenzione e per l’11% l’abbellimento. La durata media è stata di 68 giorni, per un costo medio a scuola di 21mila euro. Sono stati impiegati lavoratori socialmente utili nel 68% dei casi, prevalentemente con funzioni di imbianchini e di operai o per compiti di manovalanza generica e di pulizia. Forse anche per questo i lavori si sono dimostrati spesso inefficaci: all’Istituto Nicotera Costabile di Lamezia Terme, per esempio, la tinteggiatura fatta con i fondi di #scuolebelle si è dissolta alle prime piogge. Nel 42% dei casi, segnala Cittadinanzattiva, gli studenti erano all’interno dell’edificio durante l’esecuzione dei lavori.

#scuolesicure

«Pur apprezzando l’impegno dimostrato dal Governo sull’edilizia scolastica, chiediamo, tra le altre cose – dice Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale scuola di Cittadinanzattiva – di stornare i fondi non ancora spesi da questo capitolo di spesa dirottandoli su quello denominato #scuolesicure, anche a vantaggio delle scuole del sud e delle isole che presentano maggiori problemi strutturali e manutentivi. E di modificare ciò che si dimostri non efficace come gli interventi di “scuole belle”».

Senza sapone e carta igienica

Il rapporto contiene dati dettagliati sullo stato delle scuole analizzate: il 39% ha uno stato di manutenzione mediocre o pessimo, una su cinque (21%) presenta lesioni strutturali per lo più sulla facciata esterna (41%), sui corridoi (38%), nelle palestre (27%). Il 15% delle aule presenta distacchi di intonaco o segni di fatiscenza. Banchi (20%) e sedie (18%) rotti, arredi non a norma nella metà delle aule. I cortili: presenti nell’87% delle scuole, nel 93% dei casi sono recintati, ma lo stato della recinzione è pessimo in una scuola su cinque. Il 42% dei bagni è sprovvisto di carta igienica, il 53% di sapone, il 77% di asciugamani e il 49% di scopini per il wc. Mancano scale di sicurezza interne nel 26% delle scuole monitorate; solo il 34% presenta vetrate a norma; le porte con apertura antipanico sono assenti nel 74% delle aule, nell’89% dei bagni, nel 65% delle aule computer, nel 54% dei laboratori, nel 47% delle mense e nel 37% delle palestre e anche nel 15% dei cortili dove sarebbero obbligatorie per legge. In più di una scuola su quattro, l’impianto elettrico è completamente o parzialmente inadeguato; quasi una scuola su tre ha un impianto anti-incendio in stato arretrato. E seppur a livello nazionale il 70% delle scuole dichiari di aver messo in atto accorgimenti per il superamento delle barriere architettoniche, ci sono regioni molto indietro: ultima la Calabria, che arriva appena al 16%.

Il «tesoro»

Nei giorni scorsi era stato il rapporto di Save the Children a rimarcare l’urgenza degli interventi: «il 54% delle scuole italiane non è in regola con le normative antincendio, quasi la metà è priva di un certificato di agibilità e/o abilità, il 32% non rispetta le norme antisismiche configurando, di fatto, una situazione di pericolo», si leggeva nel rapporto. Il ministro Giannini aveva però rassicurato: «L’edilizia scolastica – ha detto in un’intervista su Radio Uno – ha finanziamenti ulteriori rispetto ai 3 miliardi previsti dalla Buona scuola. Tra fondi strutturali, fondi Bei e nazionali abbiamo un “tesoro” di 3 miliardi e mezzo”.

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