Se l’istruzione resta una questione di classe

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Maria De Paola,  La Voce.info, 28.11.2017

In tutta Europa, gli studenti con basso rendimento si concentrano nelle famiglie in condizioni più svantaggiate. Anche perché quelle benestanti investono molto nell’educazione dei figli. Tocca alla politica riparare questa forma di disuguaglianza. 

Disuguaglianze a scuola

Il rapporto della Commissione europea “Education and Training Monitor, 2017” – che esamina la posizione dei diversi paesi membri rispetto agli obiettivi di Europa 2020 su istruzione e formazione (ET2020) – si focalizza quest’anno sulla diseguaglianza nell’istruzione. Anche se molti paesi europei fanno progressi su alcuni importanti indicatori – ad esempio l’abbandono scolastico – la riduzione della diseguaglianza sembra essere più formale che sostanziale. Basta considerare la quota di alunni che non raggiungono il livello di base nel test Pisa in lettura, matematica o scienze (considerato necessario per un adeguato inserimento sociale). Come si può vedere dalla figura 1, la maggior parte degli stati membri ha registrato tassi di successo più bassi nel 2015 rispetto al 2012. La media UE relativa alla percentuale di studenti con risultati bassi nella lettura è cresciuta dal 17,8 nel 2012 al 19,7 nel 2015, annullando i progressi realizzati dal 2009. In Italia, dopo i miglioramenti ottenuti tra il 2006 e il 2009, nel 2015 si ha un aumento rispetto al 2012 nella percentuale di studenti con punteggi scarsi in scienze e lettura.

Figura 1 – Progressi verso il benchmark degli studenti con risultati bassi nella lettura, 2009-2015

Fonte: Ocse, Pisa 2009, 2012, 2015.
Nota: I paesi sono ordinati in ordine crescente in base alla quota di studenti con bassi risultati nella lettura, secondo i risultati del 2015. Cipro non ha partecipato ai test Pisa nel 2009, i dati 2009 non sono disponibili per l’Austria e Malta non ha partecipato ai test nel 2012.

Gli studenti con basso rendimento si concentrano soprattutto tra le famiglie con background socio-economico più svantaggiato: in media nella UE il 33,8 per cento di questi alunni si colloca nel quartile più basso dell’indicatore di status socio-economico e culturale (Escs), mentre solo il 7,6 per cento appartiene al quartile più alto, con uno spread di 26,2 punti percentuali (per l’Italia è di circa 27 punti percentuali).

Figura 2 – Studenti con bassi risultati nelle scienze per background socio-economico

Fonte: Ocse, Pisa 2015.
Nota: I paesi sono ordinati in ordine decrescente sulla base della quota media di studenti con scarsi risultati nel quartile più basso dell’indicatore di status socio-economico e culturale (Escs)

Queste differenze si traducono in disuguaglianze di reddito e di benessere e il fatto che siano collegate allo stato economico e sociale dei genitori apre un’importante questione di giustizia sociale.

La verità è che sono molto diversi gli investimenti in istruzione per bambini con differente background socio-economico. Le famiglie benestanti fanno grandi sforzi per aiutare i propri figli a sviluppare abilità cognitive e non cognitive, scegliendo le scuole migliori, assistendoli nello svolgimento dei compiti, pagando lezioni di recupero o vacanze studio. Nasce da qui probabilmente il forte incremento nella partecipazione ad attività educative extra-scolastiche a pagamento (shadow education), evidenziato nel rapporto della Commissione (figura 3).

Figura 3 – Partecipazione ad attività educative extra-scolastiche a pagamento per tipo di fornitore, 2012

Fonte: Ocse, Pisa 2015; calcoli di Bukowsky (2017)

L’importanza della famiglia

Questi sforzi, insieme alla rete di conoscenze, permettono a chi ha un background più avvantaggiato di ottenere, a parità di capacità, posizioni migliori sul mercato del lavoro rispetto a chi proviene da una condizione più povera. Alcuni studi evidenziano l’esistenza di un “pavimento di cristallo” che protegge i figli di famiglie benestanti dalla mobilità verso il basso. Una interessante ricerca su un campione di bambini inglesi con stessa abilità potenziale (misurata attraverso i risultati in un test cognitivo all’età di 5 anni) mostra che quelli appartenenti a famiglie più ricche hanno una maggiore probabilità di avere successo sul mercato del lavoro rispetto ai loro compagni provenienti da contesti più svantaggiati. Anche se ottengono risultati deludenti al test cognitivo, i bambini di background sociale più favorevole tendono a evitare posizioni professionali peggiori di quelle occupate dai loro genitori grazie a successivi miglioramenti nelle capacità cognitive e socio-emozionali (misurate a 10 anni). D’altra parte, i bambini con elevate abilità potenziali ma provenienti da famiglie meno avvantaggiate risultano meno capaci di convertire il loro potenziale iniziale in carriere di successo. La combinazione dei due fenomeni fa sì che i bambini provenienti da contesti di alto reddito che mostrano segni di scarsa capacità accademica all’età di 5 anni abbiano il 35 per cento in più di probabilità di avere un reddito elevato in età adulta rispetto ai bambini di famiglie più povere che davano segnali di elevata abilità. Non ci sono ricerche simili disponibili per l’Italia, ma la forte dipendenza del reddito dalle condizioni familiari ci fa temere risultati non molto diversi.

È naturale che i genitori vogliano fare del proprio meglio per aiutare i figli, ma poiché non tutti hanno le stesse possibilità, le politiche pubbliche dovrebbero cercare di compensare i bambini con background peggiore.

La Buona scuola ha compiuto alcuni passi in questa direzione, ma molto resta da fare per migliorare la qualità delle scuole nelle aree più svantaggiate e incentivare i docenti più bravi a prestare proprio lì la loro attività. E se è legittimo che i genitori con maggiori possibilità diano tutto il supporto possibile ai propri figli nel processo di formazione, non è invece legittimo che intervengano nella formazione delle classi, scegliendo i compagni e gli insegnanti migliori. Le classi ghetto fanno molto peggio che produrre effetti negativi sulle capacità cognitive degli studenti svantaggiati: infliggono una seria umiliazione e danno un chiaro segnale del posto che spetta a ciascuno nella società.

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Se l’istruzione resta una questione di classe ultima modifica: 2017-11-28T21:00:27+00:00 da Gilda Venezia

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