Se vince il SI o il NO cosa potrebbe accadere al contratto della mobilità?

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Lucio Ficara,  La Tecnica della scuola  27.11.2016

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– I docenti interessati alla mobilità, si stanno chiedendo cosa potrebbe accadere alle norme sui trasferimenti, in caso di vittoria del SI o del NO ai referendum.

Appare ormai ovvio che il CCNI sulla mobilità 2017/2018, se dovesse essere condiviso tra le parti sindacali e il Miur, verrebbe firmato a risultato noto del referendum costituzionale.

Cosa potrebbe accadere se vince il SI? Probabilmente il governo ringalluzzito dal consenso popolare sarebbe orientato a non ascoltare le sirene sindacali sulle richieste di possibili deroghe contrattuali alla legge 107/2015. Quindi il Miur pretenderebbe l’attuazione completa della legge 107, ovvero il trasferimento per tutti quei docenti che dovessero chiedere la mobilità, volontariamente o d’ufficio, su ambito territoriale e la conseguente chiamata diretta dei docenti da ambito su scuola da parte dei dirigenti scolastici.

D’altronde con la vittoria del SI, sarebbe lo stesso governo Renzi a gestire, anche per il 2017/2018 la partita della mobilità, infatti non ci sarebbero le dimissioni del governo e nemmeno, almeno nell’immediato, un cambio di guardia a Viale Trastevere.

Gli scenari potrebbero essere diversi se invece vincesse il NO. Infatti nel caso la bilancia referendaria pendesse dalla parte del NO, il governo entrerebbe in crisi e sarebbe molto indebolito politicamente.

In tal caso potrebbe non essere questo stesso governo Renzi a gestire la prossima mobilità e probabilmente si arriverebbe ad un accordo che potrebbe derogare la legge 107/2015 su diversi punti.

Potrebbe essere accolta la richiesta dei sindacati di consentire ai docenti di trasferirsi su scuola e non su ambito. Sarebbe consentito ai perdenti posto di mantenere il diritto al rientro nella scuola di precedente titolarità e al contempo di fare domanda di mobilità condizionata e su scuola. Sarebbe consentito anche, nel caso ci fosse anche la possibilità di richiedere ambiti territoriali in aggiunta alle scuole, una contrattazione sulla chiamata diretta.

Tuttavia dal Miur ci hanno riferito che prima del 4 dicembre ci sarà un incontro politico con i sindacati per trovare soluzioni condivise per il prossimo CCNI. Resta comunque la speranza per molti docenti di potere trasferirsi senza perdere la titolarità su scuola, pur sapendo che la legge 107/2015 è stata derogata eccezionalmente l’anno scorso e che quest’anno non ci sarebbero state più deroghe alla legge.

Adesso la speranza dei docenti è nel referendum, le quali risultanze, a parere di qualcuno, potrebbero incidere anche sulla mobilità 2017/2018.

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