“Sì ai controlli anche per i presidi, ogni tre anni”

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Francesca Puglisi, senatrice PD e relatrice della riforma.  

Giovanna Casadio  la Repubblica,  23.6.2015.  

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I presidi non saranno né sceriffi, né super manager, ma saranno a loro volta valutati ogni tre anni con visite ispettive ». Francesca Puglisi, senatrice dem e relatrice della riforma sulla scuola, è al lavoro sul maxi emendamento. Annuncia alcune delle modifiche e chiede alle opposizioni di non insistere su stralci perché «è una cosa insensata ».

Puglisi, sulla scuola il governo Renzi porrà l’ennesima fiducia?
«Questo lo decide il governo e lo farà sulla base della reazione delle opposizioni alla proposta che come relatori faremo in commissione».

Si aspetta che vengano ritirati i tremila emendamenti?
«Alle opposizioni rivolgo un appello: non sciupino questa grande occasione offerta dal governo di 3 miliardi di investimenti e oltre 100 mila nuovi insegnanti di cui ha bisogno la scuola. Gli emendamenti vanno ridotti drasticamente, se no salta il piano delle assunzioni. Lo stralcio chiesto dalle opposizioni è una cosa insensata. Gli insegnanti in più dovranno occuparsi del potenziamento dell’offerta formativa e rispondere ai bisogni educativi secondo il modello di scuola che abbiamo disegnato».

Avete alla fine ridotto i poteri dei presidi, come chiede anche la sinistra dem?
«No, ma a fronte della maggiori responsabilità che gli attribuiamo, chiariremo che il preside verrà valutato dal provveditorato ogni tre anni attraverso visite ispettive. Saranno individuati altresì i parametri in base ai quali il dirigente viene valutato. Il dirigente scolastico non è né sceriffo né super manager bensì il responsabile dei risultati della propria scuola. La missione che ciascuna scuola ha, come ricordava don Milani, è quello di non perdere ragazzi cammin facendo e di migliorarne le chance di occupabilità. Sarà una sfida molto bella quella che le scuole avranno di fronte, potendo disporre di risorse umane e finanziarie».

Quale soglia di emendamenti ritiene fisiologica?
«Poche centinaia. Lo abbiamo già detto e ci è stato risposto picche. Il rischio non è di fare saltare il provvedimento, che comunque continua il proprio iter, ma di ritardarne l’entrata in vigore».

Dire che se non passa la riforma non ci saranno le 100 mila assunzioni è un ricatto?
«Non è un ricatto, è un dato di fatto».

Il Pd se l’aspettava che insegnanti e studenti sarebbero scesi sul piede di guerra?
«Per troppi anni la scuola ha patito tagli delle risorse spacciati per riforme e perciò prevale la paura. Come il Jobs Act anche questa riforma sarà compresa una volta entrata in vigore. Sono previsti anche i 40 milioni di euro per la formazione degli insegnanti, la card di 500 euro all’anno per i consumi culturali degli insegnanti, i 90 milioni per laboratori e tecnologie ».

Resta lo sgravio per le superiori private?
«È un beneficio dato alle famiglie nelle scuole paritarie».

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