“Si vuole imporre la riforma senza il sì del popolo”

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Alessandro Giuliani,   La Tecnica della scuola   Domenica, 07 Giugno 2015.   

Lo sostiene il giurista Stefano Rodotà: Renzi ha imbracciato il credo della Thatcher, cioè che la società non esiste, ma ora si trova ad ammettere i suoi errori perché l’opinione pubblica gli sta presentando il conto. Gli dà manforte Massimo Di Menna (Uil): basta con la favola dell”ascolto’ e degli ‘intoccabili’, si dia rispetto e serenità a chi fa funzionare la scuola, anche senza i dovuti riconoscimenti.

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Siamo aperti al dialogo, la riforma deve essere condivisa, senza il consenso della gente non si va avanti. Sono concetti che il Governo negli ultimi 10 mesi ha espresso tantissime volte nel parlare e proporre la ‘Buona Scuola’. Anche nelle ultime ore, il premier Renzi ha ammesso degli errori e di essere “pronto a ragionare”. Quella dell’ascolto della “base”, però, è una concezione che agli occhi degli addetti ai lavori comincia a vacillare.

“Si è cercato e si sta cercando una democrazia senza popolo e senza società. Sulla scuola Renzi ha detto “abbiamo sbagliato”, lo dice perchè c’è stato un risveglio della società”, ha dichiarato Stefano Rodotà domenica 7 giugno, a Roma, nel corso del suo intervento alla convention della Coesione sociale di Landini.

“Se Renzi, sulla questione della scuola, ha ammesso i suoi errori è perchè perfino lui che ha imbracciato il credo della Thatcher, e cioè che la società non esiste, si è reso conto che se la società si muove perfino lui deve farne i conti”, ha aggiunto l’accademico a lungo sostenuto dal Movimento 5 Stelle in occasione dell’ultima elezione del presidente della Repubblica. Che poi ha insistito su un punto: “È in discussione la democrazia in questo paese. Ho l’impressione che Renzi se la voglia giocare tutta all’interno della sua minoranza per uscire dalla difficoltà con i suoi oppositori interni”. “Regola le sue partite interne ma si è reso conto anche che la società forse esiste”, ha concluso.

Sulla stessa lunghezza d’onda, seppure parlando da una posizione più tecnica e meno politica, si posiziona Massimo Di Menna, segretario generale della Uil Scuola. “Il Premier Renzi oggi si dice pronto a correzioni. Bene, ma basta con la favola dell”ascolto’ e degli ‘intoccabili’. I punti critici da affrontare sono chiari: pluralismo culturale e libertà di insegnamento, piano assunzione e precariato, super poteri dei dirigenti, sistema di valutazione con competenze tecnico professionali, tutele contrattuali”.

Di Menna si dice deluso: dal Governo giungono segnali di apertura solo a parole. Poi, nei fatti, va avanti di testa sua.  “Abbiamo illustrato e spiegato più volte le proposte di merito”, spiega il sindacalista. “Proposte consegnate in audizione al Senato, al ministro, alla Presidenza del Consiglio, al Pd. Il Presidente del consiglio fermi il Miur e rapidamente approfondisca. Confermiamo la nostra disponibilità ad un incontro risolutivo. È ora di assicurare rispetto e serenità a chi fa funzionare, anche senza i dovuti riconoscimenti la nostra scuola. Occorre piuttosto assicurare sostegno e modernizzazione. Il premier ha ammesso errori, bene, ora non ne faccia altri”, conclude il sindacalista Confederale.

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