Sostegno, 1/3 dei posti sono in deroga: dov’è la continuità didattica?

di Fabrizio De Angelis, La Tecnica della scuola  12.11.2017

– La questione dell’insegnamento del sostegno, anche quest’anno ha visto diverse storture, ritardi e confusione. Confusione che riguarda le scuole, i docenti e le segreterie, ma che di riflesso, purtroppo, colpisce sempre gli alunni disabili, le vere vittime di un sistema che non riesce a garantire adeguatamente un servizio indispensabile per l’inclusione scolastica.

Sul tema abbiamo scritto diverse volte, prendendo spesso come riferimento le azioni e le denunce del MISoS, movimento insegnanti di sostegno specializzati, che si fa portavoce non solo di tutti quei casi in cui l’inclusione scolastica viene meno, ma anche e soprattutto in questo periodo iniziale dell’anno scolastico, di tutti i problemi relativi alle assegnazioni dei posti di sostegno ai docenti con specializzazione.

A tal proposito, abbiamo intervistato Ernesto Ciraci, presidente MISoS, che ci fornisce un quadro ben dettagliato della situazione del sostegno in Italia.

POSTI IN DEROGA SUL SOSTEGNO: I DATI

Possiamo dire che fino a qualche giorno fa, ancora vi erano cattedre scoperte sul sostegno in alcune zone d’Italia. Quali sono i dati finali sui posti in deroga?

Partendo dai dati estrapolati dal “Focus anticipazione dati, scolastico 2017/2018, sulla scuola italiana, da parte del Miur” pubblicati inizio settembre, le cattedre in deroga erano pari a 38.769, mente le cattedre stabili, ossia in organico di diritto, destinate al personale stabilizzato sono pari a 100.080.
Il totale tra cattedre in organico di diritto e deroga è pari a 138.849 posti.
Per le cattedre in deroga essendo suscettibili a sentenze del Tar, tale cifra di 38.769 potrebbe subire modifiche sostanziali. Basti pensare alla Sicilia, dove l’USR in data 12/10/2017 ha assegnato ulteriori 657 cattedre in deroga.

Quindi, il dato fornito a inizio settembre dal Miur, non è definitivo, e possiamo dire con certezza che le cattedre in deroga oltrepassano i 40.000 posti.
Da ciò segue che il totale degli oltre 140.000 posti totali sul sostegno (posti stabili + supplenze/deroga), circa 1/3 sia rappresentato da posti in deroga, ovvero supplenze fino al 30 giugno.

ITP SUL POSTO DI SOSTEGNO

Cosa pensa della situazione degli ITP, spesso neodiplomati senza esperienza né di insegnamento, né tantomeno di sostegno?

Non è ammissibile che l’insegnante di sostegno non abbia quantomeno una formazione di base, che consenta di approcciarsi in maniera consapevole al lavoro per il quale è stato chiamato.
Si potrebbe obiettare che spesso gli alunni con disabilità siano affiancati da docenti della III fascia delle graduatorie d’istituto, anch’essi privi di titolo specifico. Tuttavia, tali docenti hanno acquisito nel corso dei loro studi almeno una laurea ed esperienza sul campo: dare la priorità ai docenti diplomati nell’assegnazione delle cattedre, significa ancora una volta sminuire titoli di studio faticosamente ottenuti. Inoltre, non va dimenticato che i docenti specializzati ci sono, ma queste importanti risorse sono vincolate da una serie di limitazioni, quali il tetto massimo di venti scuole per provincia e il divieto di dare la propria disponibilità a lavorare in una provincia diversa da quella in cui sono inseriti in graduatoria (nota MIUR prot. 37381 del 29 agosto 2017). Ne consegue che, in mancanza di candidati, le scuole siano costrette a reclutare addirittura gli ITP anziché consentire ai docenti specializzati inseriti in province sature, di rendersi disponibili attraverso le MAD.
A tal proposito, ritengo opportuno sull’esempio dell’USR dell’Umbria, prevedere un corso di formazione di base per tutti gli insegnanti privi di specializzazione ed esperienza.

ALUNNI DISABILI: I VERI SCONFITTI

Il problema di mancanza di personale (o di personale qualificato) crea diversi svantaggi agli alunni con disabilità. Se contiamo che associazioni come Tutti a scuola denunciano anche disservizi di natura tecnica, come il trasporto, e a questo aggiungiamo che molte scuole non sono attrezzate per accogliere alunni diversamente abili, verrebbe da dire che siamo messi proprio male…

Tante, infatti, sono le questioni aperte sull’inclusione degli alunni con disabilità nonostante l’Italia vanti un iter legislativo a suo favore che affonda le radici negli anni ’70, poi posti alla base della Legge Quadro 104/1992 e dei successivi documenti programmatici a favore dell’istruzione di tutti gli studenti.
Sul piano socio-assistenziale, in alcune regioni del sud dell’Italia, sono assolutamente irrisorie le risorse economiche messe in campo a livello locale e a volte accade di verificare come le norme basilari siano del tutto disattese: grandi ritardi nell’assegnazione dell’assistenza per autonomia e igienico-personale (assistenti alla persona) e dei servizi di trasporto scolastico. Il problema in alcuni casi è dovuto, oltre alle mancate risorse investite, alla lentezza della macchina burocratica che genera inevitabili disservizi. Garantire pari opportunità agli studenti con disabilità è un gesto prioritario di civilizzazione e d’inclusione.

NUOVO RECLUTAMENTO E STABILIZZAZIONE PRECARI

Come giudica il nuovo percorso per diventare insegnante, nello specifico diventare insegnante di sostegno, dopo l’approvazione dei decreti attuativi della legge 107/2015?

Il nuovo percorso di formazione iniziale e accesso ai ruoli di docente nella scuola secondaria presenta, a mio avviso, alcuni aspetti positivi ma diversi dubbi.
Il fatto che la formazione abbia inizio previo superamento di un concorso, previene sicuramente il rischio che si ripresenti la situazione riscontratasi in quest’ultimo decennio: presenza di troppi docenti abilitati rispetto al reale fabbisogno territoriale d’insegnanti (si pensi al numero di docenti ancora in GAE prima della riforma e che con quest’ultima, pur di essere immessi in ruolo, ricoprono cattedre di potenziamento). Risulta positivo, inoltre, il fatto che la frequenza dei corsi e tirocini introdotti dai decreti attuativi della L. 107/2015 non comporterà costi per i docenti.
Tuttavia, secondo il Decreto Legislativo 13 aprile 2017 n. 59, dal secondo anno di FIT, l’aspirante docente potrà effettuare delle supplenze su cattedra ma di entità breve e saltuaria, non superiori a quindici giorni e nell’ambito territoriale di appartenenza. Solo nel terzo anno presterà servizio su posto vacante e disponibile e quindi prenderà una retribuzione pari a quella dello stipendio di un docente a tempo determinato. Di conseguenza mi chiedo chi coprirà le supplenze sul sostegno, visto l’enorme fabbisogno e la mancanza di personale formato? Continueranno a farlo supplenti senza specializzazione sino a quando non ci sarà nuovo personale formato?Inoltre, avrebbe senso snellire il FIT almeno di un anno, anche perché i partecipanti al concorso dovranno possedere allo scadere del bando 24 CFU in discipline antropo – psico-pedagogiche, metodologie e tecnologie didattiche.

Tornando alla questione centrale, ovvero in merito ai docenti specializzati e vincitori di concorso che non riescono a insegnare, spesso nemmeno come supplenti, quale sarebbe la vostra idea di stabilizzazione per questi precari?

I posti per assumere subito gli specializzati vincitori e idonei di concorso e gli specializzati in GAE, numerosi soprattutto al centro e al sud dell’Italia, ci sono. Basterebbe, infatti, trasformare i posti di sostegno in deroga in posti in organico di diritto.

Inoltre sarebbe auspicabile che la fase transitoria per il reclutamento del personale docente, che interesserà anche i docenti specializzati sul sostegno di II fascia d’istituto, si attivasse in tutta Italia realmente nel 2018. Considerando che il concorso sarà bandito su base regionale e che i partecipanti, poi inseriti nelle graduatorie regionali ad esaurimento, seguiranno il corso FIT solo quando saranno disponibili posti su cattedre vacanti, si spera che tutte le regioni, al momento della creazione della graduatoria regionale, abbiano un numero sufficiente di posti per tutti gli specializzati presenti in graduatoria.
Non per ultimo, occorre prevedere un piano di stabilizzazione per gli insegnanti di sostegno della scuola primaria e dell’infanzia, ignorati dal Governo nella fase transitoria di reclutamento; penso in particolare alla condizione paradossale che vivono gli insegnanti specializzati, laureati in scienze della formazione primaria del vecchio ordinamento.

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