Sostegno: il caso Casalecchio che fa scuola

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TuttoscuolaNews, n. 785 del  10.10.2016 

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– Continuano le polemiche sul caso Casalecchio, dove il capo d’istituto è stato costretto a ridurre le ore di presenza degli studenti disabili, in quanto 17 docenti di sostegno dei 18 titolari nel suo istituto hanno chiesto l’assegnazione provvisoria fuori provincia.

Si sono sprecate accuse e valutazioni di ogni genere, ma il dirigente dell’istituto ha tagliato corto: “non è colpa della Buona Scuola”.

In effetti, ha ragione. La Buona Scuola, a causa dei suoi tempi tecnici di attuazione di quest’anno, ha fatto emergere un grave vulnus sul sostegno che viene da lontano, originato da tempo e ben prima che arrivasse la legge 107/15; un vulnus emerso ora a causa del ritardo di nomine e che sarebbe rimasto nascosto se tutte le procedure si fossero concluse entro il 31 agosto. Ci riferiamo alle regole contrattuali sulla mobilità del personale.

Oltre al fatto che il vincolo quinquennale al permanere nel ruolo del sostegno non vincola i docenti a restare nella stessa sede per l’intero periodo (prima gli interessi dell’insegnante poi i diritti dei disabili ad avere la continuità didattica), per l’assegnazione provvisoria non vige più da diversi anni la clausola che consentiva di avvalersene soltanto per chi non aveva ottenuto alcun trasferimento.

Ora, infatti, il diritto contrattuale per chiedere e ottenere l’assegnazione provvisoria è stato liberalizzato: anche il docente che ha appena avuto il trasferimento come titolare su una sede può chiedere di andarsene provvisoriamente per un anno. Ancora una volta vengono prima gli interessi del lavoratore, poi i diritti dei disabili ad avere la continuità didattica.

La situazione, emersa clamorosamente a Casalecchio ma molto diffusa in altri istituti settentrionali, si replicherà pari pari anche l’anno prossimo e forse anche negli anni successivi. Forse non emergerà, come è successo quest’anno, se verranno rispettati i tempi delle nomine, ma, se pur mascherata, sarà sempre presente a minare i diritti degli studenti disabili.

Per essere davvero ‘buona scuola’, bisognerebbe rivedere questa stortura contrattuale.

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